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COMPLEANNO STORICO: MURRAY SI REGALA ROMA
E un Novak Djokovic “un po’ stanchino”

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Ci voleva anche la doccia scozzese. Novak Djokovic fa quasi tenerezza quando parla in italiano al pubblico del Campo Centrale del Foro Italico e rende onore ad Andy Murray. Gli rode da morire: perdere non è tra i suoi vizi. Però lo scozzese è stato perfetto, solido come una roccia delle Highlands e perfettamente a suo agio sotto la pioggerella che ha trasformato lo stadio in un catino umido popolato da strani esseri coperti di plastica trasparente. Il cielo cupo, il campo intriso d’acqua: per completare l’atmosfera mancava solo che l’eroe di Wimbledon e della Coppa Davis, riconquistata lo scorso anno dopo oltre 70 anni di digiuno British, si presentasse in campo con il kilt.

Novak Djokovic e Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Novak Djokovic e Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Per il giorno del suo compleanno, il 29esimo, gli Internazionali BNL d’Italia gli hanno fatto un regalo con i fiocchi. E non intendiamo la torta con candelina che gli è stata presentata insieme al trofeo: il regalo è stato un Novak Djokovic nervoso e stanco dopo una serie di battaglie tostissime. La prima giovedì sera contro il brasiliano Bellucci che gli ha rifilato addirittura un 6-0 nel primo set, prima di cedere alla distanza. Poi un venerdì di fuoco contro Rafael Nadal. Match dell’intensità di una finale con Rafa che voleva dimostrare di poter tornare a battere Nole, almeno sul “rosso”. Istanza respinta in due set, ma con grande fatica, fisica e mentale. Per arrivare al Saturday Night “made in Japan”, l’aggressione di un Super Nishikori, moderno Agassi orientale, accelerato come un videogame. Djokovic non si è fatto strappare il joystick ma dopo quel tie-break del terzo set, vinto dopo essere stato sotto 1-3, nella tarda serata romana, dell’inossidabile, indeformabile, imperforabile n. 1 del mondo non potevamo che avere una versione, come direbbe Forrest Gump, “un po’ stanchina”.

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Questo nulla toglie a Murray che non ha mai avuto soggezione del suo gemello diverso (sono nati a una settimana di distanza uno dall’altro e picchiano tutti e due come fabbri da fondocampo, giocando eccellenti rovesci bimani). Sulla terra battuta romana era andato molto vicino a batterlo nella semifinale del 2011. Questa volta è arrivato alla finale nella condizione ideale. Già la settimana scorsa a Madrid se l’era giocata alla pari. Questa volta non ha avuto fretta. Ha approfittato del campo lento e del nervosismo dell’avversario per impostare la battaglia su un ritmo inferiore a quello che aveva permesso a Nishikori di arrivare a un passo dalla vittoria puntando su una maggiore solidità.

Djokovic si è trovato impantanato dietro la linea di fondo, in difficoltà a uscire dalla ragnatela degli scambi con esplosioni vincenti. Era quasi sempre Murray a cogliere l’occasione con una percentuale migliore di prime palle di servizio ( 64% contro 57%) che gli ha permesso anche di annullare le uniche 3 palle break che il serbo ha avuto a disposizione.

Sintomatico che anche in finale il n.1 del mondo si sia beccato un “warning” , il cartellino giallo del tennis, per aver sbattuto per terra la sua Head Speed Pro con tale violenza da farla rimbalzare in tribuna.

In semifinale l’ammonizione gli era stata appioppata per aver sparato una palla sotto il seggiolone dell’arbitro, sfiorando il raccattapalle.

Novak Djokovic e Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Novak Djokovic e Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Nessuno è perfetto, nemmeno Djokovic. E così un britannico conquista il titolo degli internazionali BNL d’Italia 85 anni dopo Pat Hughes, che lasciò scritto il suo nome al Tennis Club Milano la seconda edizione del torneo, con un doppio 6-3.

Il primo messaggio all’avversario Murray  l’ha mandato con l’uno-due che gli ha consentito il primo break. Sul 2-2 30-40 ha aggredito la risposta con il rovescio bimane incrociato stretto per poi seguire a rete e chiudere la volée incrociata di diritto. Il vantaggio gli ha permesso di chiudere agevolmente una partita nella quale ha tenuto i primi tre turni di battuta cedendo un solo “quindici”.

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Andy Murray (Foto Antonio Costantini)

Nel secondo set, giocato a lungo sotto una pioggia lenta, rada ma insistente, i servizi strappati sono stati due. L’ultimo, decisivo, sul rocambolesco match-point, per certi versi emblematico. Nole al servizio si è trovato un rigore da chiudere, a campo aperto con il rovescio incrociato, ma la sua confusione a quel punto era tale che lo ha stretto molto ma non spinto a sufficienza. Su quella diagonale il rovescio bimane di Murray, praticamente sdraiato in corsa sui gerani a bordo campo, non ha fatto che raccogliere una vittoria storica. Finale degno di un’edizione del torneo, la 73esima, davvero memorabile.