NON ABBIAMO SOLO LA TERRA ROSSA!

Alcuni dicono che alla corte del capriccioso Enrico VIII, nel 1625, nasce un nuovo gioco: il Paddle o Padel, tanto che ad Hampton Court esiste ancora (pare) il campo. In realtà, si tratta di una superficie da tennis indoor con le pareti. Gli anni passano, di questo gioco si sente l’eco in Francia poi, spunta fuori a New York, nel 1924, dove è chiamato Paddle Tennis. Ancora, il viaggio continua, sosta ad Acapulco, nel 1969, dove Enrique Corcuera inizia a giocare ad El Padel.

Il messicano, avendo a disposizione una vasta tenuta, costruisce un campo da tennis, dalle dimensioni ridotte, soprattutto decide di recintarlo in modo tale da non dover cercare la palla in mezzo alla vegetazione, nel bel mezzo delle partite. Evitando inutili interruzioni e assicurando il divertimento ad ospiti e amici. Il tempo passa e Corcuera trasforma un gioco in moda. Di li a poco contagia l’amico spagnolo Alfonso Hohenloe al punto che di ritorno a casa, Marbella, nel suo circolo costruisce il primo campo di Paddle oltreoceano. Una reazione a catena nel frattempo contagia l’America Latina e approda in Spagna fino a travolgere il campione Manolo Santana, che dopo il ritiro dal tennis, tra le sue attività, inizia a giocare e organizzare i tornei in Costa del Sol. I circoli spagnoli  costruiscono campi dedicati. Nel luglio del 1991, a Madrid viene costituita la Federazione Internazionale di Paddel; iniziano a disputarsi i primi tornei, tra tutti è famoso il Circuito Nacional Beefeater, dove si concilia il gioco e la vacanza. I primi passi iniziano a muoversi ma serve ancora tempo, prima che venga riconosciuto come sport. Chi sblocca la situazione? Beh, il capo dell’allora governo: Josè Marìa Aznar, grande appassionato di Paddle, al punto da farsi costruire i campi nel Palacio de la Moncloa, una sua chiamata è stata sufficiente per far riconoscere, nel 1997, la Federaciòn Espanola de Padel.

E in Italia?

Nel 1991, ci lasciamo contagiare dalla moda, del resto noi italiani siamo esperti nel settore. Affascinati dalle origini, le regole a metà tra il tennis e lo squash, la novità soprattutto il gioco di squadra, da qualche anno Bologna è ambasciatrice di Paddle. Il capoluogo emiliano inizia a farsi promotrice nei vari circoli d’Italia, un gioco nel gioco al punto da costituire la Federazione Italiana Gioco Paddle (F.I.G.P.). A tal proposito, la FIT da tempo valorizza quello che è nominato “gioco divertente e amichevole”, soprattutto non può mancare all’interno degli Iternazionali BNL d’Italia.

Il torneo Internazionale è alla V edizione, le iscrizioni sono aperte fino al 5 maggio alle 20.00. Le arene, in cui si cimenteranno i nuovi gladiatori, sono tra i campi del Foro Italico, Padel Roma Club, Flaminia Padel Center, Due Ponti Sporting Club, Circolo Canottieri Aniene.

Entusiasta e sotto stretto allenamento, il coordinatore del comitato nazionale Paddle per la FIT, Gianfranco Nirdaci con un passato da calciatore amatoriale, per caso, è stato invitato da un amico un po’ come Corcuera/Hohenloe, ha iniziato a giocare e da allora non si ferma più.

Numeri alla mano: il 95% di tutti quelli che entrano in campo, per provare, impugnano la racchetta “pagaia” e non la mollano più. Sarà l’atmosfera di squadra, visto che si gioca in doppio, fatto sta che il numero dei tesserati, in tre mesi, è salito a 500 e non si ferma qui!

È una moda sana, con regole basicamente come quelle del tennis su un campo ristretto che sfrutta la rapidità e le sponde tipiche dello squash. Uno sport che travolge tutti, donne incluse, a tal proposito da qualche tempo sono iniziati i primi tornei federali.

Qui al Foro, non abbiamo solo la terra rossa, ma anche il Paddle!