ZVEREV INTIMORISCE
ANCHE LA STAMPA
Nole annuncia: “A Parigi con Agassi”
Sascha: “I Top4 non sono per sempre”

Durante la conferenza stampa di Novak Djokovic, è diventato improvvisamente più difficile capire quale fosse la notizia tennistica del giorno. Se la vittoria di Alexander Zverer, e di Elina Svitolina prima di lui, hanno rassicurato molto sulla salute di questo sport, l’annuncio ufficiale che il serbo ha fatto davanti alla stampa sembra essere un importantissimo (e positivo) segnale per la sua personale carriera. Andre Agassi, il tennista più conosciuto di tutti i tempi e protagonista di una storia personale fatta di cadute e rientri, sarà con lui al Roland Garros per testare una nuova collaborazione professionale: Questo è quello che vi volevo dire, ragazzi. Ho parlato con Andre nelle ultime due settimane al telefono, e abbiamo deciso di provare insieme a Parigi. E’ stato questo il momento in cui il respiro di mezza sala stampa si è fermato, prima che quasi tutti iniziassero a interrogarsi su quale fosse la notizia cui dare più risalto. Nole ha aggiunto: Vedremo cosa porterà il futuro. Siamo entrambi entusiasti di lavorare assieme e vedere dove ci porterà. Non abbiamo nessun impegno a lungo termine”. Il resto della conferenza è stato ovviamente sequestrato dalle domande su quella che sarà, dal prossimo weekend, la coppia giocatore-coach più richiesta e fotografata del mondo. “Ovviamente Andre è qualcuno per cui ho un rispetto tremendo, come persona e giocatore. Ha attraversato tutto ciò che sto attraversando io” dice Nole, riagganciandosi direttamente a ciò che aveva affermato quando, poche settimane fa, aveva azzerato il suo intero team tecnico: “Dovrò trovare qualcuno che abbia vissuto esperienze simili alle mie”, aveva detto. A Parigi sarà comunque seguito da suo fratello Marko.
Nole ha parlato anche del match, offrendo un’analisi lucida: “Lui sta già lasciando il segno. Voglio dire, oggi ha vinto uno dei tornei più importanti, assolutamente meritato. Giocato alla grande, servito alla grande. D’altra parte, io ho giocato molto male oggi. Non riuscivo a trovare il ritmo”. Il merito è, soprattutto, del suo avversario: “Ha servito molto bene. Non sono riuscito a trovare alcun ritmo sulla risposta. Stava servendo penso il 70% di prime. (…) Non c’è dubbio che mi abbia tolto il tempo, la stessa cosa che io avevo fatto ieri con Thiem. Oggi l’ha fatto lui con me”.

Lui”, ovvero Sascha, è arrivato in conferenza stampa una mezz’ora più tardi del serbo. Viene annunciato alla stampa proprio così, come Sascha, il diminutivo russo del suo nome, Alexander. Lo sguardo è sempre quello, lo stesso: serenità e determinazione, come se fosse in missione anche dopo aver vinto il torneo più importante della sua vita. A vent’anni, ha la calma e la concentrazione che contraddistinguono i grandi. Una sala stampa gremita di giornalisti, con un’età media che va ben oltre il doppio della sua età, è sembrata quasi intimorita dal suo sguardo fiero e glaciale: “Siete timidi?” ha chiesto Nicola Arzani, responsabile della comunicazione ATP nel ruolo di moderatore, quando nessuno sembrava voler fare domande. “E’ stato uno dei miei migliori match di sempre”, ha riconosciuto Sascha, quando la conferenza stampa è poi entrata nel vivo. Prima del match, ha vinto il sorteggio e ha scelto di rispondere, motivando la scelta in questo modo: “Dipende dal giocatore con cui gioco. Contro qualcuno come Novak, è sempre difficile entrare negli scambi. Ho pensato che forse se è un po’ freddo, mi darà uno o due errori gratuiti all’inizio che mi possono aiutare a togliergli il servizio. Quindi per tutto il torneo ho servito abbastanza bene, quindi ero abbastanza tranquillo.” Questo coraggio e questa lucidità sono quasi incredibili, in senso letterale, se appartengono ad un tizio nato nel 1997. Quella scelta (servire per secondo) gli ha portato il break in apertura che a sua volta gli ha portato il primo set. Essere in grado di dare una direzione alla partita fin dal lancio della monetina è qualcosa che di solito riesce solo a giocatori con un decennio di esperienza. “E’ bello sapere che posso competere e giocare e vincere i tornei più importanti sul tour, contro i giocatori più forti. (…) Come ho detto più volte, purtroppo per il tennis e purtroppo per gli spettatori, i Top 4 non potranno giocare per sempre. Quindi è positivo che i giocatori più giovani inizino a venire avanti”. Il suo primo Masters 1000 lo lancia direttamente nella Top10: “Ho cercato di non pensarci molto, durante il torneo. Ora che è tutto finito sono felice, molto molto felice di aver vinto questo torneo, che è uno dei più importanti del mondo.” Non scambiatelo già per uno sbruffone perché assomiglia molto di più ad uno che, semplicemente, dice le cose come stanno.