Cortex 65

I

Parigi

Sullo schermo del televisore ultrapiatto riguardò per l’ennesima volta la finale del torneo del 1977. Vilas abbandonava il campo per protesta contro Illie Nastase e la strana doppia incordatura della sua racchetta.
Sorrise compiaciuto. Lui, avvocato di uno Studio Legale tra i più importanti in Europa, si era ritagliato un’unica attività.
Il procuratore sportivo.
Si massaggiò le tempie pensando a Cromby, l’ingegnere aerospaziale che gli aveva svelato la sua scoperta sul modello ergonomico del Cortex 65. Se tutto fosse andato per il verso giusto l’idea gli avrebbe fruttato un mucchio di dollari.
Il cellulare cominciò a vibrare.
«Ti è arrivato il file?»
Sullo schermo wi-fi del televisore si materializzò un’icona.
«Si, mi è arrivato adesso»
«Allora aprilo e dimmi cosa ne pensi»
Digitò il telecomando. Sullo schermo comparvero 21 piccole foto di atleti sorridenti.
«Sono quelli?»
«Si. Gli unici con le caratteristiche che mi hai chiesto»
«Tra i trenta e trentacinque anni, rovescio ad una mano e dritto in top spin»
«Tutti iscritti alle qualificazioni degli Internazionali d’Italia»
«Quanti a fine carriera?»
«A fine carriera ce n’è uno solo. Il tipo che si trova al centro del file»
«Quello biondo con la barba, a sinistra dell’asiatico?»
«Lui»
Cliccò sulla foto di quello sconosciuto. Nicolas Mc Glooney era lì, con la sua faccia sorridente e l’opaco palmares della sua attività. Alto 1,89 italo irlandese, con un quarto di finale nel 2004 al torneo ATP di Lione e una semi nel 2006 a Gstaad. Aveva anche rischiato di battere Nadal in un primo turno a Metz. Ma solo rischiato.
Quel tipo era l’uomo giusto.
«Best ranking al numero 99 e poi sempre sotto la 150esima posizione. Perfetto!»
«Perché non giocarcelo al Roland Garros?»
«Ti ho detto che dagli emirati lo vogliono per gli Internazionali di Roma»
«E il Cortex 65?»
«Zitto idiota. Per telefono…»
«Ok, ma allora?»
«Allora procedi»

II

Roma – Circolo Parioli

«Forza Nick»
«Spingi con il rovescio! Più sotto alla palla»
«Più velocità di piedi, andiamo»
Mc Glooney su di un campo secondario del circolo continuò a tirare diritti e rovesci contro una macchina sparapalle.
«Stop. Per oggi basta»
Jorge Navarro, il suo coach raccolse l’asciugamano del giocatore da una piccola panchina. Gli si avvicinò porgendoglielo per asciugarsi dal sudore.
«Devi aggredire di più la palla. Domani hai il primo turno di qualificazione»
«Non potremmo continuare?»
«Mi spiace Nick ma non posso dedicarti più di così»
«Lo so, alleni Steve Bauer. E lui ti paga»
«Quello è numero 7 del mondo. Che dovrei fare? Tu invece, hai mai pensato che con la tua faccia potresti fare il fotomodello anziché dannarti su di un campo di tennis?»
Non sapeva se prenderla sul ridere o sul serio. Ma quello che gli stava dicendo era vero. Guardò gli spalti vuoti.
«Fottiti Jorge… ci vediamo domani» gli mostrò il dito medio.
L’altro rise divertito.
«Puoi starne certo»
Seduto sulle gradinate un uomo dal fisico atletico in tuta scese verso di lui.
«Posso rubarti un minuto?»
Lui annuì, seppur alle prese con un integratore.
«Sei bravo»
Finalmente qualcuno che sapeva apprezzare le sue qualità.
«Però dovresti cercare di stare più dentro il campo e anticipare il dritto in top spin»
«Si vabbe’ la storia la conosco. Pressare l’avversario tenendolo a fondo campo etc. etc.»
«Sei un allenatore?»
«Diciamo che lo ero»
«E poi dovresti cambiare corde»
«Dico davvero. Perché non provi queste?»
Estrasse da una borsa che aveva a tracolla, una racchetta.
«Ma è il mio modello»
«Senti. Abbiamo ancora mezz’ora prima che arrivi qualcuno ad allenarsi. Vuoi provarla?»
Perché no, pensò il giovane. Incredibile. Adesso i suoi colpi partirono come razzi e con una rotazione mai sentita prima sul polso.
E quando la palla colpiva terra si impennava come non aveva mai visto prima d’ora. Che diavolo di corde montava quell’attrezzo?
«Allora che ne dici?»
«Non capisco… E’ dannatamente facile giocare con questa.
Lo sconosciuto sorrise.
«Potresti utilizzarla per il torneo. Ne ho altre tre uguali nella borsa»
«Dici sul serio?»
«Se dici di sì sono tue»

III

Mc Glooney. Chi è lo sconosciuto ora nei quarti?” Titolavano i giornali sportivi.
Sorrise mentre il Boeing 747 atterrava a Roma Fiumicino. Cromby gli aveva fornito il progetto di quelle corde elicoidali, le Cortex 65, in grado di imprimere alla palla una traiettoria ed una spinta diabolica, con il minimo dispendio di energie.
Come tanti anni prima un altro ingegnere aveva messo a disposizione di Illie Nastase una doppia incordatura portentosa, poi però dichiarata illegale dalla federazione.
Ripensò a Cromby che si era tirato indietro, rifiutandosi di consegnargli il progetto, dopo che si era intascato 120.000 dollari. Era riuscito comunque ad ottenere quello che voleva facendo sparire nella Senna quel seccatore.
Le corde potevano rappresentare una montagna di denaro. Ci si erano messi anche gli arabi che volevano testare il prodotto agli Internazionali d’Italia. Poi un’idea geniale.
Insieme a Godfried Cantonàs ex giocatore degli anni novanta, e al suo socio in affari Shon Deer, che aveva eliminato Cromby, aveva escogitato un giro di scommesse che gravitavano tutte intorno a quel brocco di Mc Glooney.

IV

Foro Italico

Il pomeriggio era caldo. Sul campo centrale erano in programma gli incontri dei quarti dell’edizione 2018 degli Internazionali di Roma. I primi a scendere in campo sarebbero stati Nick Mc Glooney numero 171 del ranking contro il n. 7 Steve Bauer. Lo stadio era gremito all’inverosimile. Dopo il palleggio di riscaldamento iniziò il match. La cosa più difficile da digerire per un giocatore è vedere l’avversario che non fa il minimo sforzo nel recuperare le palle più difficili e che a sua volta poi, gioca dei colpi improbabili che tuttavia vanno a segno.
E’ un maledetto senso di frustrazione che prende lo stomaco e s’insinua nel cervello, e che ti convince, man mano che passano i games, che quella non è la tua giornata.
Così dovette sentirsi anche Bauer che racimolò appena tre giochi in due set. Oltre ai fondamentali arrotati di Mc Glooney fu il suo incredibile drop shot che lo annientò. Negli spogliatoi l’austriaco rimase muto fino a quando entrò il suo coach. Solo allora si rivolse inviperito all’avversario.
«Mi vuoi dire che cazzo di racchetta hai utilizzato?»
Si vergognò come una ladro e si sentì in dovere di chiarire. Raccontò del tipo che gli aveva offerto le racchette con quelle strane corde, e del fatto che durante tutto il torneo gli si fosse sempre avvicinato per assicurarsi che le utilizzasse.
«Bastardo ora ti…»
«Smettetela voi due!» gridò Navarro riuscendo a dividerli. Non avrebbe potuto fare altrimenti. Tutti e due erano suoi giocatori e sapeva che Nick era un bravo ragazzo. Capì che non aveva nessuna colpa per quello che era successo. E ricordò i fatti del 1977.
«Nick, sono convinto che tu non c’entri nulla in questa faccenda» disse, mentre Bauer abbassava lo sguardo come a volersi scusare con l’avversario.
Poi guardò i due giovani: «Ora vi dirò che cosa ho in mente…»

V

Seduto su di una poltrona nella suite del Gallia di Roma osservò compiaciuto il suo lap top con le transazioni delle scommesse che aveva organizzato. Il display azzurro illuminò il suo sorriso. Aveva guadagnato 1.650.000 euro puntando su Mc Glonney dato 40 a 1. Ed ora contro Jason Drobster il n.2 del ranking avrebbe sicuramente raddoppiato la sua vincita. Suonò il cellulare. Rispose.
«Tieni d’occhio che quell’idiota utilizzi le racchette» disse con un’unica frase sibillina. Poi riagganciò. Ora doveva recarsi al foro Italico. Il match in tribuna VIP non se lo sarebbe perso per nulla al mondo.

***

«La partita?»
«A mio parere dipenderà tutto da Mc Glooney. Con il gioco imprevedibile che ha mostrato fino ad ora per Drobster potrebbe essere un serio problema»
I due commentatori di Supertennis cominciarono a dialogare sulle previsioni del match a beneficio dei telespettatori, mentre laggiù, i giocatori avevano iniziato il palleggio di riscaldamento.
«Mmm.. Drobster è abbastanza teso. Mc Glooney mi sembra più rilassato. Ecco inizia la partita»
Fino al 6 pari i due mantennero il rispettivo servizio. L’australiano conquistò i suoi games con una serie incredibile di ace mentre Mc Glooney vinse i suoi impostando il gioco sul palleggio da fondo campo, con rotazioni esasperate e drop shot assassini e la palla che schizzava impazzita dovunque. Il pubblico era in delirio. Il tiebreak fu una serie di colpi al cardiopalma. Ma bastò un doppio fallo di Drobster per dare il via libera a quella macchina schiacciasassi dell’italo irlandese che vinse il set per 13/11.
Nel primo gioco del secondo set però Mc Glooney ruppe le corde. Sostituì la racchetta. Sul 2/1 si ruppe anche quella incordatura. Così anche sul 3/2 sempre per l’australiano. Sul 6/5 Mc Glooney ruppe le corde della sua quarta racchetta.
«Incredibile» commentò lo speaker di Sky nella cabina riservata ai giornalisti.
«Ehi, vedo scendere dagli spalti Jorge Navarro, il coach di Mc Glooney. Gli sta portando una racchetta nuova»
Si udì un mormorio generale del pubblico. Cinque corde saltate in pochi games.
«Che cazzo succede Godfried?»
«Non capisco. Le incordature sono state sostituite pochi minuti prima del match»
«Ed io devo credere a questa scemenza? Imbecille»
«Ma…»
«Zitto idiota!»
«Se quello perde, tu ed io saltiamo, lo capisci questo?»
«Ho garantito agli arabi la vittoria di quel brocco.
Se non accade siamo morti»
Ora l’incontro fu completamente diverso. Drobster continuò non solo a martellare con il suo micidiale servizio ma ritrovò i fondamentali. L’australiano fece finalmente sentire tutta la sua esperienza di top ten e si aggiudicò il match per 6/4 al terzo.

VI

La porta dello spogliatoio sbattè violentemente anticipando l’ingresso di tre uomini dall’aspetto poco rassicurante diretti verso il giocatore che si era appena rivestito. Drobster intuì che non era il caso di restare lì. Uscì velocemente.
«Che cazzo è successo alle incordature?» ringhiò uno dei tre a Nick che riconobbe in uno degli altri due quello che gli aveva fornito le racchette.
«Semplicemente si sono rotte… signor?»
«Come mi chiamo non ha importanza, fottuto bastardo»
«Invece ho capito benissimo che tu e Navarro le avete sabotate perché si rompessero facilmente» disse impugnando una Beretta 7,65. Il suo compagno, vestito elegantemente, proseguì con voce pacata: «Vede Mc Glooney la sua bravata ci ha fatto andare in fumo un affare di due milioni di dollari»
«Ora gli arabi che rappresento li pretendono da me. A meno che non dimostri di essere stato fregato da un pivello giocatore di tennis che poi ho ammazzato. Capisce anche questo spero?»
Era in serio pericolo di vita. Ora lo capì. Non avrebbe mai immaginato che il piano che aveva organizzato potesse scoperchiare un simile giro di affari. Fortunatamente qualcuno bussò alla porta degli spogliatoi tenuta chiusa con una mano dall’uomo con la pistola.
«Non si può entrare!» ringhiò.
Ma la porta venne abbattuta un secondo dopo da due agenti dell’anticrimine dotati di giubbotto antiproiettile seguiti da altri tre militari e, solo alla fine, da Navarro e Bauer che li avevano avvisati. Non ci fu nessuna reazione visto che le forze dell’ordine erano numericamente superiori. I tre vennero portati via in manette. Jorge Navarro si avvicinò a Nick, per poi abbracciarlo. Per lui era come un figlio. Anche Bauer sorrise.
«Hai fatto la cosa giusta figliolo. Sono fiero di te» disse emozionato rivolgendosi a Mc Glooney. Forse quella settimana, nello scenario tennistico più bello al mondo, se la sarebbe ricordata per tutta la vita. Ma decise che avrebbe comunicato all’ATP l’uso di quella incordatura. Glielo imponeva la sua coscienza. Ed avrebbe rifiutato i punti ottenuti ed il prize money.
Che ne sarebbe stato ora della sua vita? Non ne aveva la minima idea ma forse era giunto il momento di appendere la racchetta al chiodo e… semplicemente fare qualcosa d’altro. Ma una cosa era certa. Per la prima volta in vita sua fu contento di aver perso un incontro.