Il mistero della racchetta di Lucius Flavius

Voglio portarvi indietro nel tempo, precisamente al 115 d. C. Siamo nel periodo di massimo apogeo dell’Impero Romano, l’imperatore Traiano ha espanso l’impero ai massimi livelli. Ormai sorgono opere, costruite grazie a lui, per cui Roma e non solo sarà famosa per sempre. Pochi però sanno, che Traiano era un amante dello sport. Si dice che una notte, subito dopo la conquista della Dacia (l’odierna Romania) gli venne in sonno un dio di questa regione, chiamato “Dio Tenius”. Traiano lo vide giocare con uno strano aggeggio in mano intrecciato con la latifoglia Typha, in un rettangolo e nel mezzo di esso una rete simile a quelle da pesca, intrecciata con foglie di palma. Il giorno dopo, l’imperatore decise di introdurre questo sport e lo chiamò, modificando di poco il nome, in onore del Dio rumeno: Tennis. Questo sport completamente nuovo ebbe molto successo e dopo poco tempo Traiano decise di creare venti tornei speciali sparsi per l’Impero, in cui giocavano otto giocatori e si partiva dai quarti di finale; questo circuito prese il nome di “Circuitus Traiani”. Il torneo più importante non poteva che giocarsi nella città più importante, cioè a Roma. Le regole erano diverse dalle nostre, si giocavano venti punti e ci doveva essere un distacco di tre dall’avversario, l’unica cosa simile al nostro sport odierno riguardava l’ordine dei servizi nei nostri odierni tie-break. La classifica si formava contando il numero di tornei vinti, per esempio: Tiberio ha vinto 4 titoli, mentre Claudio 6, allora Claudio precede Tiberio, molto semplice da comprendere. Dopo aver parlato delle regole, mi sembra lecito ed opportuno parlare degli 8 giocatori, che venivano acclamati ed erano conosciuti, in tutto l’impero. Come sapete, per gli sportivi romani e prima ancora, greci, il fisico aveva un ruolo fondamentale. Ebbene, i tennisti romani dovevano essere sempre in forma, dovevano mangiare in modo sano e non come facevano, per esempio, i patrizi romani, che cenavano con otto portate. Gli otto tennisti erano divisi in due gruppi: i “victores”, cioè i vincitori e gli “strenui”, che corrispondono a “coraggiosi” in italiano. Gli strenui, come ci viene raccontato da Tacito, sono chiamati così proprio per la loro audacia nell’affrontare i victores, considerati quasi come delle divinità grazie alla loro “continuità di rendimento” come diremmo nella nostra epoca. Citerò e vi parlerò solamente dei victores (vista la loro importanza e rilevanza all’epoca) andando in ordine di minore importanza:

4° = Titus Acilius; 6 tornei vinti

Titus Acilius, il più giovane del suo gruppo, proveniva dalla Britannia. La sua fu una famiglia proveniente dalla penisola italica, trasferitesi ad Albione generazioni prima a causa della conquista della regione, infatti il bisnonno di Titus fu un legionario.

3° = Quintus Fabius; 8 tornei vinti

Quintus Fabius, che precede di poco Titus, proveniva dall’odierna Terragona, nella regione spagnola. Di lui si sanno poche cose a causa della perdita dei manoscritti che lo riguardavano. Oltre questo sappiamo che la sua fu un’importante famiglia aristocratica, all’epoca giravano voci che il padre fosse figlio illegittimo di Pompeo.

2° = Gaius Tarquitius; 16 tornei vinti

Arriviamo ad uno dei due giocatori che ci interesserà da vicino nel corso della storia: Gaius Tarquitius. Egli fu uno dei tennisti dell’epoca più forti ed importanti, proveniente dalla Gallia, fu figlio di un importante politico. Scoprì questo sport per caso, quando in visita con il padre nella città di Samarobriva (odierna Amiens) vide un torneo di tennis per la prima volta.

1° = Lucius Flavius; 24 tornei vinti

Lucius Flavius fu il più importante tennista di sempre. Proveniva da una famiglia italica di ceto medio a Rhēgium (odierna Reggio Calabria). Iniziò a giocare vedendo precedentemente gli altri fratelli. Il suo grande potenziale fu subito intravisto e si allenò e diventò un campione a Roma. Sulla sua racchetta era presente una leggenda: si pensava avesse fatto un patto con il Dio Tenius per essere invincibile.

Tornando a noi, tra Gaius e Lucius ci fu un’enorme rivalità, infatti Gaius era molto geloso del talento dell’italico e passava ore ed ore ad allenarsi sperando di poter raggiungere il suo livello. Siamo a maggio e come ora, si gioca il torneo del Foro. Si giocava dove ora sorge l’impianto del Foro Italico. Il torneo, che può essere paragonato al Wimbledon odierno, contata tantissimi visitatori ogni anno e, naturalmente, il tifo era sempre rivolto al giocatore di casa Lucius. Il pubblico lo osannava e dopo il torneo non era anomalo che venisse invitato dall’imperatore Traiano a cena. Il torneo inizia col botto, i victores hanno lasciato appena 5 punti agli strenui, firmando il record stagionale. Nella prima semifinale avviene una grande sorpresa! Il giovane Titus batte in un match maratona (30-27) Gaius, estromettendolo dal torneo. Ah! Ho dimenticato di dire una cosa! Se Lucius fosse riuscito a vincere anche questo torneo ed arrivare così a 25, sarebbe stato re indiscusso, senza possibilità di essere mai scavalcato nella sua generazione. Infatti all’epoca, la generazione 1, che vedeva i più anziani, si chiudeva appena uno di essi avesse raggiunto 25 titoli in bacheca. Ebbene, Lucius vinse questo torneo e diventò re indiscusso. Gaius non riuscì a mantenere la calma e soprattutto ad essere sportivo, allora la sera, mentre Lucius era da Traiano per la classica cena, che questa volta fu una grande festa, venne preso di soppiatto e tirato in un cespuglio che gli stava accanto. Al campione venne tagliata la gola e venne lasciato lì a morire. Gaius allora corse dove alloggiavano gli sportivi e prese la racchetta, la cui leggenda per lui era veritiera. Allora la portò vicino al campo e scavò una buca profonda 12 metri e la mise lì insieme alla sua custodia di legno. Dopo aver coperto la buca si diede alla fuga verso la parte orientale dell’impero. Dopo qualche ora venne trovato il corpo di Lucius esamine. Vennero raccolte varie testimonianze e tutti dicevano di aver intravisto Gaius nelle vicinanze della residenza di Traiano, inoltre, ci si accorse della mancanza della racchetta di Lucius, allora fu semplice collegare i due avvenimenti. Fu una caccia all’uomo senza fine, mentre tutti piangevano per l’assassinio di Lucius, le milizie fecero girare la notizia in tutta la penisola. Gaius fu trovato dopo cinque giorni a Brindisi, mentre si stava imbarcando su una barca in destinazione della Grecia. Fu riconosciuto da alcuni passanti che lo bloccarono e lo consegnarono alle autorità. Il colpevole fu portato a Roma dove prima tu torturato e dopo bruciato vivo al Foro di Traiano. Per secoli gli aspiranti campioni cercarono questa “racchetta misteriosa”, che non fu mai ritrovata…

Facciamo un salto temporale ed arriviamo a Febbraio 2017, naturalmente i nostri victores sono ancora conosciutissimi. Nella città natale di Lucius Flavius, un ragazzino appena 16enne, che di nome fa Luciano Nocera, è un appassionato di questa storia. Anche lui gioca a tennis e proviene proprio da Reggio Calabria, come Lucius. Luciano quest’anno andrà a vedere il torneo di Roma, gli “Internazionali Bnl d’Italia”, che guarda caso, come ho già detto, si trovano dove un tempo sorgeva il campo da tennis in cui si giocava il torneo latino. Luciano ha fatto tantissime ricerche e crede fermamente che la racchetta sia nascosta nell’area del torneo, precisamente, a sud del Campo Pietrangeli. Il ragazzo in realtà, vuole andare a Roma solamente per trovare la racchetta e testare la sua “magia”. I mesi passano, da Febbraio arriviamo velocemente a Maggio. Una sera, i genitori di Luciano lo chiamano in salotto:
“Lu’, purtroppo non potrai andare al Foro, la dottoressa non mi ha firmato le ferie e quindi non potrò accompagnarti” disse la madre.

“Ma mamma, ormai abbiamo comprato i biglietti, come facciamo? Sicura non si possa far nulla?” rispose il ragazzo.

“Purtroppo no, lo sai che papà non se la sente ancora di accompagnarti fino a Roma, restituisci i biglietti il prima possibile” concluse la madre.

Il ragazzo, sconsolato, si recò al pc e mentre stava per rendere i biglietti, si fermò di scatto e pensò: “E no! Io non rendo i biglietti e soprattutto mollo il mio piano, solamente perché quella lì non ti ha firmato le ferie, non mi puoi accompagnare? Benissimo, ci andrò da solo e non te lo dirò neppure”.

Beh ragazzi, sembra un’idea un po’ folle che un ragazzino parta da Reggio col treno ed arrivi a Roma Termini per poi andare al Foro, dormire in hotel, tutto solo. Ebbene, Luciano non è un ragazzo che molla, lui non aspetta che i sogni si avverino soli, ci pensa lui a dargli una spinta. Così, arriva il 13 Maggio, sono le 23 di notte, Luciano, con una valigia piena di vestiti, attrezzi per scavare e soprattutto, una mappa personalizzata del Foro con tutti i punti in cui si potrebbe trovare la racchetta. Il calabrese scappa dalla finestra della sua camera, che fortunatamente si trova al primo piano. La camminata verso la stazione è breve, dopo dieci minuti Luciano è già a Reggio Centrale, dove fa il biglietto per Roma Termini. Dopo trenta minuti l’avventura è iniziata, gli resta solo che aspettare. La mattina successiva è finalmente arrivato a Roma; mentre sta per arrivare al Foro Italico riceve una chiamata dalla madre, allarmata a causa della sua assenza da casa, Luciano, senza troppi fronzoli risponde che deve stare tranquilla, lui è a Roma per vedere il torneo e che sarà presto di ritorno. Qui si chiude la telefonata con sua madre, con cui si sentirà solamente al ritorno dal viaggio (spera lui). La prima tappa è in hotel, dove Luciano sistema la sua roba e si riposa prima di “ispezionare” gli IBI. Dopo una doccia ed aver pranzato, può partire l’avventura: cappello, zaino in spalla, mappa, bottiglia d’acqua e tanta, troppa curiosità. Appena arrivato, lo stupore è tanto! Tanta gente, tutta in quelle viuzze in cui si respira aria di tennis, la prima tappa è al Campo Pietrangeli, dove per Luciano si trova la racchetta. Si stanno giocando le qualificazioni, in campo ci sono Arnaboldi vs Berlocq. A Luciano però il tennis non interessa per ora, il pensiero di trovare la racchetta attanaglia la mente del nostro protagonista. Dopo una lunga passeggiata ed ispezione, si reca al bar più vicino per comprare una pizzetta da mangiare. Proprio qui, mentre sta per pagare, sente parlare un gruppo di ragazzi riguardo il suo stesso obiettivo. Un po’ incredulo, il calabrese si gira ed intraprende una conversazione con loro:

“Ciao ragazzi, anche voi cercate la racchetta di Lucius?” disse lui per primo.

“Certo” rispose uno dei ragazzi.

“Anche io – rispose Luciano – “Come vi chiamate? Io sono Luciano, piacere!” continuò.

“Luca, Tommi, Silvia e Michele” risposerò i quattro ragazzi.

“Beh, dicono sia una leggenda, però io non sono dello stesso parere” disse Silvia.

“Io credo sia una stupidata” – rispose Luca – “E’ stato Michele a costringermi” concluse.

“Ma quindi siete in gruppo o vi siete conosciuti qui?” riprese Lucio.

“Ci siamo conosciuti qui io e Silvia, Michele e Luca erano in gruppo” – “Ti va di unirti a noi? Più siamo e meglio è” disse Tommi.

“Con piacere! “ concluse Luciano.

Da ora ha inizio l’avventura dei cinque ragazzi, chissà se riusciranno a portare a termine il loro obiettivo. I cinque decidono di proseguire insieme e mettendo a confronto le mappe:

“Ragazzi mettiamo insieme le mappe e magari creiamone una nuova mettendo insieme tutti i punti diversi che ciascuno di noi ha evidenziato nella propria” iniziò Silvia.

“Luciano, vediamo la tua” disse Michele.

“Eccola, credo abbia solamente un punto in più rispetto alla vostra” continuò Luciano.

Era vero, Luciano aveva indicato anche il posto dove ora si trovano le tribune del Gandstand. Luca subito disse che era impossibile che si trovasse lì, visto che erano stati fatti dei lavori e quindi probabilmente l’avrebbero ritrovata gli operai. Luciano non era della stessa opinione, infatti credeva che se fosse stata vista da uno degli operai non sarebbe stata riconosciuta, a causa della sua custodia in legno che la faceva somigliare ad un tronco. Dopo aver visionato le mappe, i ragazzi si conobbero meglio, Luca veniva dalla Basilicata, Michele e Silvia dalla Lombardia, mentre Tommi dall’Umbria. Praticamente erano “un minestrone” tutto italiano. I ragazzi decisero di visionare i punti e scavare solamente di notte, verso le due, quando non ci fosse stata anima viva nei paraggi. La prima sera si videro all’entrata e andarono insieme verso il primo dei 4 step: il Grandstand. Arrivati al Grandstand, con la paura di essere scoperti da qualche passante, iniziarono a scavare. Fortunatamente tutti i punti in cui possa essere la racchetta si trovano nella parte non cementata nell’impianto. Scaviamo io e Luca, Michele fa la guardia con Silvia. Proprio mentre stavano scavando, arrivano delle guardie, io allora mi metto a correre ed avviso i ragazzi che, anche loro, si mettono a correre. Ci nascondiamo dietro un muricciolo. L’ansia è alle stelle, il poliziotto si avvicina con la torcia, lui sempre più veloce mentre il tempo scorre sempre più lento. Ad un tratto, sentiamo un tonfo, ci giriamo e non vediamo più Silvia. La paura ci paralizza, con un briciolo di coraggio decidiamo di vedere cosa sia successo. Il tonfo era causato da Silvia, che aveva colpito in testa con un masso il poliziotto:

“Silvia, ma cosa hai fatto?” dissi io.

“Eh non lo so, mi è venuto d’istinto” rispose Silvia impaurita.

“Cavolo, ora che facciamo?” disse Michele.

“Sotterriamolo nella buca ed andiamocene alla svelta” continuò Luca.

Tutti lo guardammo con stupore all’inizio, ma dopo capimmo che sarebbe stata la cosa corretta da fare (se così si possa dire). Allora prendemmo di peso il poliziotto e lo buttammo nella buca, che più o meno era profonda 15 metri. Dopo averlo sotterrato scappammo via. Inutile dire che lo shock fu troppo e che nessuno di noi riuscì a prendere sonno quella notte. La mattinata dopo passò veloce. Io e Michele per distrarci andammo a vedere Halep vs Pavlyuchenkova. Nessuno di noi due si mosse dal proprio posto, nonostante la partita fosse molto entusiasmante. Scambiammo quattro parole riguardo la sera precedente, però furono davvero quattro di conto. Decidemmo di tornare in hotel subito dopo il match, anche perché passare di lato a quella buca fu davvero terribile. Nell’atrio dell’hotel si incontrarono tutti i ragazzi, Silvia, Tommi e Luca non volevano andare alla ricerca della racchetta quella sera, Michele si unì subito ai primi tre. Luciano, invece, ci pensò un attimo e dopo decise che anche lui si sarebbe fermato quella sera. La mattina del giorno successivo decisero di fare come se non fosse successo nulla, fecero colazione, andarono a vedere la semifinale femminile tra Bertens vs Halep subito dopo una bella pizza. Una giornata davvero pazzesca! Ormai su Roma era calata la notte ed un’altra giornata di tennis era terminata. Mentre passeggiavano lungo il viale decisero di immortalare con un selfie quella meravigliosa giornata. Subito dopo aver immortalato quel momento, Luciano chiese agli altri ragazzi se volessero quella sera andare al Pietrangeli per cercare la racchetta. Nessuno dei ragazzi disse di sentirsela, allora Luciano decise di andare da solo. Arrivate le due di notte si incamminò su quel meraviglioso viale, il Pietrangeli con le sue meravigliose statue situate quasi in protezione dell’impianto erano così imponenti e scolpite fantasticamente da sembrare vere. Luciano raggiunse presto il punto in cui scavare e dopo aver cercato per ben 18 metri circa ed aver perso la speranza, la pala colpì qualcosa. Luciano di fretta si gettò nella buca ed iniziò a scavare con le mani fino a quando non riuscì a tirare qualcosa che sembrava simile ad un sarcofago. Portato in superficie lo pulì con dell’acqua che aveva nella sua borsa. Per aprirla usò la pala facendo forza nei punti spezzati. Appena l’aprì non potette credere ai suoi occhi… Aveva trovato la racchetta! La gioia di Luciano era davvero palpabile, mentre però stava per portarla in hotel, una nuvola bianca di alzò dalla custodia ed arrivò a ricoprire tutta la zona circostante. Ad un tratto spuntò da quella nuvola una figura, sembrava avere in mano una racchetta. Si avvicinava sempre più, mentre Luciano iniziava ad avere seriamente paura. Era Lucius Flavius, che si avvicinava al ragazzo con la stessa classe con cui correva in campo. Appena arrivò di fronte al giovane disse: “Grazie per averla ritrovata, ma non lascerò la mia racchetta in mano ad altri mali intenzionati!”. Così, quella nuvola circondò Luciano, inutili furono le grida del ragazzo, nessuno lo sentì, dopo pochi minuti scomparirono Lucius Flavius con la sua racchetta, la nuvola bianca e purtroppo, anche Luciano. La buca era scomparsa, tutto era stato messo a posto e nessuno avrebbe mai potuto immaginare quanto successo quella notte. La scomparsa del ragazzo fu data il giorno successivo dai quattro amici, inutili furono (ovviamente) le ricerche. Luciano non fu mai ritrovato. Così dopo questo tragico finale, il mistero sulla racchetta di Lucius Flavius restò per sempre “un mistero”.