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Alcaraz alla scoperta di Roma: «Voglio diventare il migliore di sempre»

Alla vigilia del debutto agli Internazionali BNL d’Italia, Alcaraz parla del primo impatto con i campi del Foro Italico e con l’affetto del pubblico. “Sto bene e non vedo l’ora di scendere in campo: in Italia ho tanti buoni ricordi. Felice ci sia anche Djokovic: da lui si può sempre imparare”

Questo contenuto è stato pubblicato 12 mesi fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Indipendentemente da come andranno i primi Internazionali BNL d’Italia di Carlos Alcaraz, anche nella remota ipotesi di una sconfitta nel suo match d’esordio di sabato contro il connazionale Albert Ramos-Vinolas (ore 13, Campo Centrale), nella classifica ATP post-Roma lo spagnolo tornerà in testa al ranking mondiale, superando di nuovo Novak Djokovic e garantendosi la testa di serie numero uno al Roland Garros. Tuttavia, il 20enne di Murcia è arrivato nella Città Eterna con l’intenzione di trasformare la sua prima volta in molto più di una comparsata, col terzo titolo stagionale in un Masters 1000 nel mirino. “Il primo impatto con questo torneo – ha detto nella sua conferenza stampa alla vigilia del debutto – è stato ottimo. Mi sono allenato un paio di volte e mi sento bene, colpisco bene la palla e mi sto godendo l’affetto dei tifosi. Non ho ancora avuto il tempo di visitare nulla della città, ma mi piacerebbe tanto farlo”.

A differenza di Djokovic, lo spagnolo arriva a Roma con più tennis nelle gambe grazie alla vittoria a Madrid, ma potenzialmente anche più stanchezza. Tuttavia, a detta sua non sarà un problema. “Naturalmente per vincere quel titolo ho dovuto spendere tante energie – ha continuato –, ma ho avuto tempo a sufficienza per riposare. Arrivo qui preparato e determinato per fare il massimo, con tanta voglia di giocare”. Curiosamente, nel suo primo impegno Carlitos si troverà di fronte lo stesso giocatore contro il quale ha vinto la sua prima partita nel Tour, tre anni fa a Rio de Janeiro. “Da allora – ha detto ancora – è passato tanto tempo, e contro Ramos-Vinolas ho giocato altre volte. Non è un avversario facile, e so che dovrò giocare bene per riuscire a batterlo. Voglio godermi il momento e la possibilità di scendere in campo davanti al pubblico italiano. In questo paese ho vinto il mio primo titolo Challenger (nel 2020 a Trieste, ndr), ho giocato un’altra finale e anche vari tornei a livello giovanile. Ho tanti buoni ricordi legati all’Italia”.

Carlos Alcaraz in allenamento (foto Fioriti)
Carlos Alcaraz in allenamento (foto Fioriti)

Essere numero uno o meno – ha detto ancora lo spagnolo, arrivato a Roma giovedì dopo aver fatto tappa a Parigi per ritirare il Laureus Award come atleta rivelazione dello scorso anno – al momento non fa grande differenza. Fa certamente piacere, ma non cambia granché”. Più che la matematica, a lui interessa dimostrare sul campo di essere il più forte anche quando c’è Djokovic in gara, come quest’anno non era mai successo prima degli Internazionali. “Essere di nuovo in un torneo con lui è ottimo: spero di affrontarlo in finale. È sempre un bene quando ci sono i più forti giocatori del mondo. Da appassionato di tennis quale sono, anche io desidero vedere sempre tutti i più forti, anche perché questo mi dà la possibilità di imparare. C’è sempre qualcosa da imparare, da chiunque”.

Detto della rivalità con Djokovic che potrebbe (finalmente) iniziare al Foro Italico, Alcaraz rimane comunque convinto che il suo principale rivale sia lui stesso. “Non è qualcosa che vale solo per me – ha spiegato –, ma è lo stesso per tutti. Ogni giocatore deve per prima cosa controllare se stesso e le proprie emozioni, quindi giocare contro l’avversario. In ogni momento un tennista deve saper prendere la decisione corretta ed è molto difficile, perché i secondi a disposizione tra un colpo e l’altro sono pochissimi”. Anche in questo, tuttavia, è uno dei migliori, grazie alla maturazione degli ultimi anni. “Quando ero più piccolo – ha detto ancora – in campo ero completamente diverso. Ero spesso arrabbiato, lanciavo racchette, mi lamentavo un sacco. Poi ho imparato a calmarmi e a controllare le mie emozioni. Questo oggi mi permette di provare piacere nel giocare e nello stare in campo”.

In chiusura di conferenza stampa, una domanda sul suo più grande sogno. “Quale è? Diventare il più forte di sempre. Sono ancora lontanissimo, so che è un obiettivo molto ambizioso e che sarà difficilissimo arrivarci. Ma non ho paura di provarci: farò il possibile”A vent’anni appena compiuti, col tennis che si ritrova, nessun traguardo è precluso. Nemmeno quelli difficili anche solo da pensare.

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