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IL VOLO DELL’UCRAINA TIMIDA
Elina Svitolina sale al n.1 della WTA Race

Questo contenuto è stato pubblicato 6 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

E’ difficile trovare uno spunto, un titolo, un’idea per inquadrare la figura di Elina Svitolina. La stampa mainstream fatica a definirla, a esaltarla, sebbene abbia già cambiato tre sponsor tecnici in pochi anni (Lacoste, Ellesse e Nike), segno che le aziende credono molto in questa bionda dal sorriso radioso, nata a Odessa il 12 settembre 1994. A parte i lineamenti, tuttavia, non c’è molto di ucraino in lei, a partire dal team di allenamento. Per anni si è fatta seguire dal britannico Iain Hughes, adesso si è affidata alle sapienti mani di Gabriel Urpi, storico coach di Flavia Pennetta, “strappato” alla federtennis francese (nel ruolo di assistant coach, non a caso, c’è Thierry Ascione). Finalista al Foro Italico, non ha attirato chissà quali folle per la sua conferenza stampa. Giusto una decina di giornalisti hanno ascoltato le sue parole, a dire il vero non memorabili. “Prima di tutto mi dispiace per Garbine, spero che recuperi in fretta per il Roland Garros, dove è campionessa uscente”. Elina, come molti, pensava che il problema fosse alla coscia sinistra e non al collo. Quando gliel’hanno riferito è rimasta sorpresa, segno che dice il vero quando afferma che la sua attenzione è esclusivamente sul suo gioco, senza pensare a cosa accade dall’altra parte della rete. T-shirt nera, cappellino verde, con la finale a Roma si è assicurata il rientro tra le top-10 ma, soprattutto, il sorpasso ai danni di Karolina Pliskova nella “Race to Singapore”, la classifica che tiene conto dei soli risultati del 2017.

“Sono un po’ sorpresa, non posso ancora credere che sia successo qualcosa del genere. Ovviamente sto giocando bene, ma devo abbassare la testa e non pensarci”. Le hanno chiesto se, in virtù del nuovo status, si presenterà con maggiori aspettative ai tornei. “Ogni volta che mi alzo al mattino penso a vincere. Io vorrei vincere ogni torneo a cui partecipo – ha detto – però sono consapevole che ci sono tante ragazze che possono giocare bene un giorno e poi faticare in quello successivo. Anche chi è numero 70-80 WTA può batterti, se trova la sua migliore giornata”. La Svitolina conosce le sue qualità, conosce i suoi limiti, ma per ora non attira. Ed è un peccato, perché il suo tennis è piacevole da vedere, nonché pieno di margini di miglioramento. Gioca bene il rovescio lungolinea, ha imparato a tirare lo slice con efficacia e – soprattutto – sa gestire i momenti importanti. Quest’anno ha già vinto 3 tornei (Taipei City, Dubai e Istanbul) e quella contro la Muguruza è stata la vittoria numero 30 in stagione. Nessuno ha vinto quanto lei. Molti sembrano non essersene accorti: chissà che per Elina non possa essere uno stimolo in più a vincere ancora. Perché – ormai l’abbiamo capito – non strilla, non parla male delle colleghe, dispensa sorrisi timidi. E allora, l’unico modo per far parlare di sé sono i risultati. Ma chissà se le interessa davvero, finire nelle prime pagine. Tanto il suo conto corrente ride lo stesso, a maggior ragione dopo l’accordo con lo storico marchio di orologi Ulysse Nardin, siglato circa un mese fa. E’ proprio un periodo d’oro, per Elina la timida.

IL MATCH – La seconda semifinale non c’è stata. O meglio, è durata appena cinque giochi. Garbine Muguruza ha alzato bandiera bianca dopo appena 22 minuti e cinque game. Poco da dire su un match segnato per la spagnola, scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia sinistra (che però non è stata la ragione del ritiro). Sul punteggio di 4-1 per la Svitolina, dopo essersi fatta controllare dal trainer, ha alzato bandiera bianca per un problema alla parte destra del collo. Per la Svitolina, ovviamente, sarà la prima finale al Foro Italico. L’unico precedente contro Simona Halep risale al Tournament of Champions (il vecchio Masters B), nel 2013, e vinse la rumena con un doppio 6-1.

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