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CECCHINATO E CARUSO DALLA SICILIA CON FURORE
Vincono le pre-quali ed entrano nel main draw

Questo contenuto è stato pubblicato 7 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Da Palermo a Siracusa. La Sicilia fa festa per l’ingresso di Marco Cecchinato e Salvatore Caruso nel main draw degli Internazionali BNL d’Italia. La maratona nelle pre-quali ha premiato i due ragazzi del Sud, che si si sono aggiudicati le wild card riservate ai finalisti del tabellone. “E’ una cosa incredibile trovare due siciliani nel tabellone principale del Foro Italico – esulta Caruso, al debutto tra i big in un torneo Atp – Qualche settimana fa all’Estoril avevo sfiorato il traguardo, fallendo due match points contro Arnaboldi nell’ultimo turno delle qualificazioni, stavolta ce l’ho fatta. Mi dispiace per Sonego che si è ritirato per un problema muscolare accusato alla fine del primo set”. Cecchinato, invece, è riuscito a bissare il risultato di due anni fa, stavolta partendo come favorito del tabellone delle pre-quali. “Sono molto soddisfatto perché non era un risultato scontato. Ho giocato un buon tennis da quando sono qui ed oggi il mio livello è salito ulteriormente”.

 

La prima volta non si scorda mai  – Salvatore Caruso, 23 anni di Avola, tennista quasi per caso, adesso ha la sua prima chance in una vetrina di lusso come il Foro Italico. “E’ importante respirare questa aria, affacciarsi in certi palcoscenici. Giocare contro avversari più forti di te, aiuta a crescere. Sono un tipo caldo, nei momenti cruciali del match a volte fatico a dominare le emozioni, stavolta dovrò cercare di gestirle”. Appassionato di motori, grande tifoso di Valentino Rossi e della Ferrari, tennista quasi per caso Salvatore, dal padre amante della vela e dalla madre insegnante nessuna pressione per approcciarsi al tennis.  “Tutto è nato all’età di cinque anni, quando mi incuriosì un’insegna che pubblicizzava i corsi per bambini nel Circolo Tennis Polisportiva di Avola, due campi a pochi passi da casa mia. La scintilla è scoccata presto”. A distanza di 18 anni, una maturità scientifica di mezzo, e il primo salto tra i pro, ora la pagina più bella della breve carriera di Caruso, numero 259 Atp. “Alla vigilia delle pre-quali avevo scommesso con mia madre che se avessi ottenuto la wild card, sarebbe venuta a Roma per vedermi. Ora le toccherà sbrigarsi a fare le valigie per raggiungermi”. Ma dopo tutto, il tennista di Siracusa vive in grande serenità questa prima esperienza tra i big . “Lo dico sinceramente, dei soldi mi importa poco, anche se per un giocatore lontano dai primi 100 del mondo è difficile andare pari con le spese nel circuito nonostante gli aiuti che la federazione ci assicura. Quello che più mi preme al momento è migliorare il mio tennis, renderlo ancora più aggressivo. Col dritto e servizio ho fatto notevoli progressi”.

 

Foro Italico rieccomi – Marco Cecchinato ha 23 anni come il suo conterraneo, ma è più navigato nel circuito, dove è attestato al numero 93. Per il palermitano si tratta della seconda esperienza in tabellone a Roma. Anche nel 2014 strappò una wild card, passando per le pre-quali. “E’ ancora vivo il ricordo, al primo turno del main draw ero sopra 4-1 e 15-40 con Sijsling, poi ha prevalso la maggior esperienza dell’olandese. Sono passati due anni, l’emozione per essere di nuovo dentro ad un torneo così prestigioso come Roma è sempre immensa, ma sicuramente sono un giocatore più pronto per questa esperienza rispetto a due anni fa”. In effetti il palermitano ha compiuto piuttosto presto il grande salto e già può vantare due gettoni negli slam, Us Open e Australian Open. Ma la superficie preferita resta la terra. “Il mio idolo è Marat Safin, quando sono in campo mi piace lottare e giocare tante palle, per questo mi intriga molto il gioco di Almagro”.

Dalla sua Palermo si è trasferito a Bordighera, dove si allena con Massimo Sartori e Riccardo Piatti. Ma la Sicilia resta sempre nel suo cuore. “E’ davvero un gran risultato per noi siciliani. E’ venuta fuori una generazione importante. Complimenti a Caruso, ma anche a Giacalone”.

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