DEL POTRO SOGNA, MA NOLE VA AVANTI
Djokovic la spunta dopo 3 ore da urlo

Al culmine di una giornata zoppa, iniziata con l’amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato, arriva il giusto premio per chi sperava di tornare a casa con l’album dei ricordi da tramandare ai nipotini. Perché Djokovic-Del Potro, che certifica l’ennesima rinascita del gigante argentino ma proietta il numero 1 verso la semifinale con l’altro argentino Schwartzman, sarà ricordata non soltanto come perla degli IBI19, ma come uno dei match più appassionanti degli ultimi tempi. Tre ore tonde di tennis sublime, che il 4-6, 7-6, 6-4 in favore di Nole, non può raccontare da solo l’estasi di uno spettacolo celestiale.

Il Centrale strapieno e affamato. Avido di tennis e di personaggi per quello che alla vigilia era già catalogato come uno dei quarti di finale più atteso. E, una volta calato il sipario sulla recita abortita di Roger Federer con Stefanos Tsitsipas, eletto a “La partita” del giorno.

Sono 10 mila intorno al ring, re Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro, 9 del ranking, sono muniti di racchette al posto dei guantoni, ma non puoi che aspettarti un match senza esclusione di colpi. Il Clasico serbo-argentino è giunto alla 20esima edizione, atto terzo al Foro Italico. Il passato dice Nole, 15-4, 2-0 sulla terra romana nelle edizioni 2009 e 2017, sempre all’altezza dei quarti di finale. Dall’ultimo face to face agli Us Open 2018, l’ennesimo bug nella carriera del gigante di Tandil dovuto a guai fisici, rientrato in primavera dopo oltre 5 mesi di inattività. Che però nel borsone ha uno score unico nel circuito: Palito è il giocatore, tra quelli a non aver mai accarezzato la vetta del ranking, a vantare più scalpi contro i numeri 1 al mondo, addirittura 10.

“Col suo servizio e il suo dritto, non conta su che superficie si giochi. È evidente, però, che per uno come lui è difficile muoversi come me”. Aveva presentato così la sfida Djokovic, lasciando intendere quale sarebbe stata la tattica da applicare sul ring. E in avvio Del Potro è ben piantato sulle gambe, condizione imprescindibile per accendere il turbo negli scambi da fondo. L’eco delle fucilate rimbomba nel Centrale ed accompagna l’argentino al primo punto di rottura del match, il break al settimo game sul servizio Nole.

Per uscire dal pressing asfissiante, Djokovic tende ad evitare il dritto dell’avversario. Spartito che lo porta a procurarsi ben 6 palle break, 3 nel decimo game, per rientrare nel set. Ma è col rovescio lungolinea che Del Potro mette in atto il piano B per portare a casa il primo parziale poco dopo lo scoccare dell’ora di gioco. Qualità di gioco elevatissima, ritmo forsennato. Ma la domanda è: quanto l’argentino, che negli ultimi sei mesi ha giocato col contagocce, possa mantenere un livello tale da arrivare fin sotto lo striscione del traguardo?
Ai cambi campo, il giudice di sedia Carlos Bernardes ha un bel da fare per sopire le rimostranze dei due contendenti sulle condizioni del terreno di gioco che offre rimbalzi irregolari.

Pensi di aver visto il meglio, ma in realtà il meglio deve ancora arrivare. C’è spazio anche per un twiner di Delpo stoppato da Nole. L’ottava palla break, al sesto game, è quella giusta per il serbo per dare una strambata alla partita. Arriva dopo un’ora e mezza di gioco ed instilla il dubbio che nel serbatoio di Palito inizi a scarseggiare il carburante. Djokovic issa lo spinnaker e vola fino al set point sul 5-2 servizio Del Potro. Ma è lì che il 30enne di Tandil esce dalla zona di bonaccia fino a rientrare nel set, ottenendo il break a zero. Al tramonto del secondo set, quando la mezzanotte è appena scoccata, il match raggiunge l’apice della sua magnificenza. Nel repertorio non manca davvero nulla. I traccianti di Delpo, i recuperi inumani di Djokovic che prova a logorare ai fianchi l’avversario con smorzate mortifere. E’ con una di queste che il numero 1 salva il secondo match point sul 6-5 Del Potro nel tie-break, chiuso poi 8-6 dal quasi 32enne di Belgrado. L’urlo liberatorio del re serbo, arrivato ad un passo dal finire nella polvere, offre l’esatta misura della carica emotiva riversata sul campo e percepita dal pubblico in delirio.

E’ notte ormai, ma non è ora di dormire. Di sognare ancora sì. Del Potro vola 15-40 per provare ad allungare sul 3-1, ma il break non riesce, anzi a piazzarlo è Djokovic nel game successivo. E’ l’ultimo grande sussulto di uno show incantevole. L’orologio segna l’1 e 08, Nole chiude con l’ace e l’abbraccio fraterno tra i due pugili ormai logori sugella la fine di un incontro indimenticabile. Che Delpo ai punti avrebbe forse anche meritato. Ma l’applauso del pubblico, avversario compreso, per una notte possono valere anche di più di un posto in semifinale.