DJOKOVIC, DIMOSTRAZIONE DI FORZA
Cancellato Kohlscreiber. Ora c’è “Delpo”

Ad inizio anno Tobias Summerer, coach di Philipp Kohlschreiber, si era lasciato andare ad una considerazione, che di lì a poco sarebbe evoluta in una rivelazione profetica. “Ogni giocatore è vulnerabile. Novak Djokovic non è una macchina. È dura batterlo, ma credo ci siano opportunità anche per altri giocatori”. E’ vero che pochi giorni dopo il serbo, numero 1 al mondo, avrebbe fagocitato il suo ennesimo Slam in Australia, ma è altrettanto vero che sarebbero passati tre mesi scarsi per assistere alla sorprendente vittoria del buon Kholschreiber proprio su Nole sul cemento di Indian Wells.
Una bella deroga alle logiche spesso incontrovertibili del tennis. Logica, applicata oggi da Djokovic nel rendez-vouz di Montecarlo, dove aveva già il tutto era stato riportato nei binari della normalità.

Il 6-3 6-0 sul tedesco, che nel pomeriggio aveva immalinconito Cecchinato, è un avviso a caratteri cubitali alle altre teste coronate che nel pomeriggio avevano sfilato sulla Grand Stand Arena, Nadal e Federer. Appena 63 minuti, che sommati ai 66 necessari per archiviare la pratica Shapovalov in mattinata, fanno due ore e spicci di gioco in questo giovedì che poteva riservargli tour de force ben più logoranti.

Una long session di allenamento in vista del quarto di finale di venerdì con Juan Martin Del Potro, nella parte alta del tabellone lasciata sguarnita da Sascha Zverev. “Sono molto contento di come è andata la giornata, sentivo molto bene la palla. E sono ancora più felice di non aver giocato ieri, sentivo il bisogno di riposare ancora dopo Madrid”.

Un Djokovic così non lo si vedeva da tempo: tonico, solido, di nuovo famelico, sicuramente più sereno. E’ tornato a Roma per riprendersi lo scettro ceduto nel 2016. Punta al quinto sigillo al Foro Italico per arrivare con l’abbrivio ideale all’obiettivo parigino e provare a chiudere il Grande cerchio Slam. Ma quando di fronte hai un martello come Del Potro, nulla può essere scontato e le antenne vanno tenute ben dritte. Anche se gli ultimi 10 confronti, datati dal 2013 ad oggi, soltanto in due occasioni hanno sorriso al 30enne di Tandil (l’ultimo alle Olimpiadi di Rio nel 2016), rinato più volte dalle ceneri dei cronici problemi ai polsi. “Lui si trova meglio sul duro, ma con quel servizio e dritto rende benissimo anche sulla terra – ha spiegato Nole – E’ molto intelligente il modo in cui si muove in campo, anche se fa più fatica di me su questa superficie. Sarà una battaglia, abbiamo grandi sfide in passato. E’ un ragazzo adorabile, andiamo molto d’accordo. Non vedo l’ora di giocare”. E allora tutti in fila per questo quarto di nobiltà sotto i riflettori: appuntamento alle ore 21 sul campo Centrale.