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Djokovic: l’assalto a Parigi inizia da Roma

Non sta brillando, Novak Djokovic: prima l’eliminazione precoce a Monte-Carlo, a opera di Daniel Evans. Poi la delusione più cocente nella sua Belgrado, dove il torneo sembrava apparecchiato apposta per lui, e dove invece Aslan Karatsev gli ha fatto lo sgambetto in uno dei match più belli dell’anno. Adesso, Roma arriva al momento giusta per prendersi qualche rivincita, partendo dal titolo conquistato nel 2020.

Quest’anno mi sono programmato in maniera diversa rispetto al passato, perché volevo passare più tempo con la mia famiglia e concentrarmi su altre cose. Ma allo stesso tempo volevo giocare abbastanza per prepararmi agli Slam. Non è andata benissimo, ma spero che le cose cambino cominciando proprio da Roma. Sto costruendo passo dopo passo il mio tennis e la mia condizione, per essere al top in Roland Garros. Mentre stavo inseguendo il record di settimane al numero 1, ero molto concentrato su quel traguardo, ma adesso l’obiettivo per me sono proprio i tornei dello Slam”.

Qualche parola anche sui colleghi, in particolare su Andy Murray,  Roma per allenarsi. “Bello rivedere Murray allenarsi: anche se la terra non è la sua superficie preferita, si vede che si sente bene, come del resto ha detto anche lui stesso. Ci siamo fatti una bella chiacchierata, è stato piacevole, con lui mi trovo sempre molto bene”.

I giovani? Tsitsipas, Zverev, Berrettini, Rublev, stanno tutti giocando molto e vincendo molto, anche contro noi della vecchia guardia. È inevitabile che ci sia qualche cambiamento nel ranking, non so quando avverrà un ricambio totale al vertice, ma è inevitabile. Potrà essere tra qualche mese, tra un anno, o più. Ma accadrà perché è logico e naturale”.

Sempre sui giovani: “Ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere se stesso nel modo che meglio crede. Quando gioco, sperimento varie tipologie di emozioni, e queste cambiano molto rapidamente. Non mi è mai piaciuto rompere racchette o mostrare emozioni negative, ma quando accade bisogna accettarlo. Personalmente ho lavorato parecchio su questo e adesso sono diverso da come ero prima. I giovani di oggi forse sono più ‘trasparenti’ e tutto sommato mi piace vedere del carisma, vedere il lato umano dei tennisti. Il self control è molto importante, non solo per i risultati, bensì per essere un esempio utile agli altri, ma non sempre è possibile essere al top”.

Nel frattempo, si lavora al documentario sulla sua vita che uscirà a breve. “Sì, stiamo ancora registrando il documentario, con interviste relative ad alcune parti della mia vita e con molto altro che sveleremo poi. Il focus è la storia verso il record di permanenza al vertice e il viaggio verso questo obiettivo lungo tutta la mia vita. Vogliamo uscire appena prima o durante gli Us Open, ma non è ancora certo. Di sicuro usciremo entro la fine dell’anno. Non posso però dare altri dettagli, per adesso”.

C’è spazio, infine, per qualche battuta sulla vita off court: “Mi piace arrampicare, mi piace stare nella natura più che posso. Da solo, con gli amici o con la famiglia. Mi piace riconnettermi attraverso la natura, anche se coi bimbi piccoli non è facile. Mi diverto molto, provo a occuparmi di attività che non ho fatto per 15-20 anni, mentre mi dedicavo solo al tennis”.

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