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Dominio Jankovic. La Ivanovic E’ Risorta

Questo contenuto è stato pubblicato 12 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali BNL d’Italia.

Il quarto di finale più atteso si risolve in appena 59 minuti di autentico dominio Jankovic. La serba rifila la peggior sconfitta di sempre a Venus Williams, in termini di punteggio: un 6-0 6-1 che parla da sé. In 16 anni di carriera da professionista, Venere non aveva mai raccolto un solo game in una partita.
Le condizioni climatiche non sono certo quelle preferite da Venus, come testimoniano le maniche lunghe e gli scaldamuscoli indossati da entrambe le giocatrici. Umidità e freddo si fanno sentire, bagnando le polveri dell’arma principale dell’americana, quel servizio che così puntualmente l’aveva assistita contro Schnyder e Peer. Tutto ciò però non basta a giustificare una prestazione priva di alcun mordente da parte della numero 4 del mondo.
Peraltro, Jelena Jankovic è in una condizione forse addirittura superiore a quella che le ha permesso di conquistare due titoli qui (2007 e 2008), e i suoi meriti non vanno certo sottovalutati. Alla solita rapidità e alle note doti di anticipo, la serba ha aggiunto una pesantezza di palla che forse non aveva mai mostrato.
Il match è un monologo. In apertura, Venus si fa recuperare un vantaggio di 40-15 per perdere il servizio. Per la Williams è il pessimo avvio di un match da incubo: due parziali di 6 giochi a zero, interrotti solo dal primo gioco del secondo set. La partita non dura nemmeno un’ora, ma dev’essere sembrata molto più lunga all’americana, costretta a rincorrere pallina, avversaria e punteggio dal primo all’ultimo 15.
Tra i timidi applausi che salutano l’uscita dal campo di Venus c’è anche qualche fischio.
Molto più convinta l’acclamazione per la serba, che da lunedì tornerà tra le prime 5 del mondo: dovesse battere Serena, avanzerebbe fino al numero 4.
Il tennis mondiale deve ringraziare Heinz Gunthard per aver rimesso in sesto una campionessa che sembrava ormai persa per il tennis di vertice. Il successo al Roland Garros del 2008, le aveva portato in dote anche la prima posizione del ranking mondiale. Un primato che, però, era durato poche settimane e che non le aveva procurato molta fortuna, visto il tracollo di cui è stata protagonista nell’ultimo anno e mezzo e che l’ha portata a uscire dalle Top50. Tanto da essere l’ultima giocatrice ad entrare in tabellone qui a Roma, nel momento in cui è stata diramata l’entry list.
Una condizione fisica debordante, quella della Ivanovic, che le consente di arrivare su tutte le palle con il giusto equilibrio. Lascia andare il braccio come ai bei tempi, Ana, che imprime subito al match un ritmo che la Petrova non riesce a sostenere. Spinge su ogni palla la serba, che aggredisce l’avversaria appena ne ha l’occasione, sorprendendola troppo lontana dalla riga di fondo. La russa è brava a limitare i danni nel primo set, recuperando nel sesto gioco uno svantaggio di 0-40, quando era già sotto 4-1. Il punteggio di 6-2 con cui si chiude il primo parziale, è fin troppo generoso nei confronti della moscovita, che negli unici 2 turni di battuta tenuti, ha dovuto annullare ben 5 palle break.
Il dritto della Petrova è una vera e propria banca. Alla serba basta spostare l’avversaria sul lato destro, per ottenere il punto. Il dominio della serba prosegue spedito fino al 2-0 del secondo set, prima di essere vittima di uno dei tanti black-out che ne hanno costellato le ultime due stagioni. La Petrova riesce a recuperare subito il break di svantaggio, issandosi addirittura sul 4-3 e servizio.
A zero la Ivanovic strappa la battuta alla russa (4-4), recuperando uno svantaggio di 0-30 nel game successivo. Gli errori di dritto del primo set, vengono rimpiazzati dagli orrori a rete della Petrova che si costruisce bene il punto, prima di sciupare tutto a metà campo. Un rovescio affondato in rete nel dodicesimo game, spiana la strada al quinto break della serba, che fissa il punteggio sul 6-2 7-5.
In precedenza era andata in scena un’impressionante prova di forza della numero 1 del mondo, Serena Williams, che ha letteralmente dominato Maria Kirilenko, già soddisfatta per aver raggiunto il suo primo quarto finale romano, il terzo stagionale dopo quelli di Auckland e di Melbourne (il suo primo quarto in uno slam).
Proprio gli Australian Open sono stati l’ultimo torneo di Serena, prima di rientrare al Foro Italico con due vittorie su Bacsinszky e Petkovic: due successi stentati in cui aveva dovuto annullare set point alla svizzera ed era stata costretta al terzo dalla tedesca.
Troppo leggero il gioco di Makiri per pensare di impensierire la superiore potenza della statunitense, protagonista di un primo set praticamente perfetto, caratterizzato da una prestazione monstre al servizio, il colpo con il quale annulla due palle per il controbreak, sul 3-1 in suo favore. Il pericolo scampato galvanizza ancora di più Serenona, protagonista, da quel momento in poi, di un parziale di un parziale di 7 giochi a zero. Sul 6-1 4-0, la numero 1 del mondo si distrae un attimo, consentendo alla sua avversaria di accorciare le distanze sul 4-3. A Serena basta tenere agevolmente i successivi 2 turni di battuta, per portare a casa una partita mai in discussione, con il punteggio di 6-1 6-4.
Per la Williams, quella di domani sarà la quarta semifinale al Foro Italico, lei che la settimana scorsa è diventata la settima giocatrice a raggiungere quota 100 settimane in vetta alla classifica mondiale. Quello odierno è il suo decimo successo di fila, dopo i 7 del vittorioso slam australiano e i 3 colti a Roma. L’ultimo ostacolo verso la sua seconda finale romana, verrà fuori dal match serale tra sua sorella Venus e la serba Jelena Jankovic.

Continua la straordinaria cavalcata di Maria Jose Martinez Sanchez, che batte anche Lucie Safarova, si guadagna un posto in semifinale agli Internazionali d’Italia e trasforma questa settimana romana in una delle più importanti della sua carriera. Non è ancora finita, perché contro la vincente tra Ivanovic e Petrova non partirà di certo battuta.
Anche oggi la nativa di Yecla ha incantato con le sue discese a rete, il suo rovescio anticipato e le sue mortifere smorzate, che le hanno consentito di capovolgere a suo favore il tema tattico della Safarova, che prevedeva di far muovere l’avversaria per poi chiudere con i suoi fenomenali colpi da fondo campo.
Invece la mancina ceca, incapace di trovare una risposta alle variazioni e alla fantasia della spagnola, si è arresa in volata nel primo set per poi cedere nel secondo, salvandosi da un punteggio più severo con una sterile rimonta.
Dopo uno scambio di break in apertura, il primo parziale arriva sul punteggio di 5-4 senza grossi sussulti, con entrambe le giocatrici brave a sfruttare il servizio, un’arma posseduta da entrambe. A servire per restare nel set è però Lucie, che in un lampo si trova sotto 0-40: la spagnola si procura con due rovesci vincenti tre palle break che sono anche set point. Lucie però non perde la calma, le annulla una dopo l’altra e con cinque punti di fila pareggia i conti sul 5 pari. Il tiebreak è ormai scontato e ci si arriva solo pochi minuti più tardi. Insieme al gioco decisivo arriva anche la pioggia, che con uno scroscio improvviso costringe le giocatrici alla pausa sul 2-1 Safarova. Si torna in campo pochi minuti dopo, ma l’equilibrio non si spezza, fino al 5 pari. Sul punto che vale il setpoint, è la spagnola la prima a prendere l’iniziativa: lo fa con una smorzata che si appoggia sul nastro prima di cadere nel campo avversario, per la frustrazione della Safarova. E’ il quarto set point per la Martinez Sanchez, il primo assistito dal servizio: questa volta è Lucie a rompere gli indugi, con un rovescio lungo linea vincente che pizzica la riga. La fortuna premia il coraggio di entrambe.
Ma sul 6 pari, è la ceca a cedere al nervosismo: un’incomprensibile risposta su una tenera seconda della Martinez regala il quinto set point alla spagnola, che nel punto successivo costringe all’errore l’avversaria con una velenosa risposta tagliata.
Il contraccolpo è
durissimo: la ceca si disunisce e finisce sotto 4 a zero. Ma con la semifinale ad un passo, anche un’esperta ventottenne come la spagnola può avvertire la tensione. Se ne accorge la Safarova, che riprende coraggio e rimonta fino a un insperato 4 pari. Purtroppo è un fuoco di paglia: la Martinez non si lascia prendere dal panico, strappa per la quarta volta il servizio all’avversaria e chiude nel game successivo.
Per Maria Jose, che nella sua ultima partita prima degli Internazionali si era fatta battere dalla numero 90 del mondo, questa semifinale è un risultato tanto straordinario quanto inatteso. Dopo quello ha fatto vedere questa settimana, non parte battuta con nessuna delle avversarie rimaste in gara.

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