FAVOLA FABIO
MURRAY DOMINATO
Fognini si regala una serata indimenticabile

Chissà Nina – ovvero Flavia Pennetta – come ha passato la serata più bella della carriera di suo marito. Chissà quanto manca alla giornata più bella della vita di entrambi: Fabio scrive sulla telecamera “poco poco”. E chissà Fabio come racconterà questa serata al loro bambino, quando sarà in grado di capire. Quello che sappiamo è ciò che abbiamo avuto davanti agli occhi per un’ora e 33 minuti, mentre Fabio diventava il quinto italiano della storia del tennis Open a battere un numero 1 del mondo. Lo ha fatto nettamente, chiudendo per 62 64 dopo essere stato avanti 62 5-1, ed è stato uno spettacolo che in alcuni istanti ha sfiorato il sublime. Non è nemmeno un’iperbole: sublime è la parola adatta per definire i gesti di un atleta di talento assoluto, quando il suo corpo risponde per filo e per segno alla sua volontà.

A dieci anni e una manciata di giorni dalla vittoria di Filippo Volandri contro Roger Federer, quando ancora c’era il vecchio Centrale, il Foro Italico torna a conoscere la sazietà tennistica grazie a un suo beniamino in evidente stato di grazia. Lo si è visto subito, dalle due molle che sembravano stare sotto i talloni di Fabio, fin dal primo punto. Forse è stata questa la cosa più convincente, più promettente e positiva di questa partita: Fabio sapeva di avere delle chance, sapeva che non era una partita di quelle con niente da perdere; sapeva anche di giocare di fronte un pubblico adorante ma esigente. Nel 2014 l’avevano fischiato, questa volta l’avrebbero beatificato: “Ci ho messo del mio, in entrambe le occasioni”. Ha risposto alla pressione, alla consapevolezza, alle responsabilità, da campione. Neppure entrare in campo per secondo, come se il giocatore più blasonato fosse lui, lo ha scosso. Forse ha scosso Murray – a giudicare dal suo viso sorpreso in modo piuttosto evidente, nel tunnel che porta al campo –, sentire il suo nome chiamato per primo: la tradizione sportiva vorrebbe che sia il più atteso a entrare per ultimo. Ruoli invertiti insomma, un po’ come era successo a Napoli tre anni fa, e Fabio ha dimostrato nuovamente di sapersi mettere sulle spalle uno stadio che, stasera come allora, sembrava letteralmente bramare i suoi punti. La partita è stata un campionario delle qualità tennistiche di questo ligure imprevedibile come il tempo. Si può parlare della smorzata, tanto di diritto quanto di rovescio, assolutamente devastante dall’inizio alla fine e decisiva nel portargli il primo break dell’incontro e nell’issarlo a match point nell’ultimo game. Del rovescio lungolinea, con cui ha fulminato Murray sulla prima palla break in favore dello scozzese, sul 61 5-2. Del diritto, con cui ha fatto più danni della grandine da e verso ogni area del campo. Si può parlare di come il numero 1 del mondo abbia impiegato 25 minuti per mettere una tacca sul tabellone del punteggio: il primo gioco l’ha conquistato quando Fabio ne aveva già vinti quattro. In generale, Murray è riuscito a mettere i denti su qualcosa solo quando Fognini ha avvertito la fisiologica tensione che ti mette addosso la vista del traguardo. “E’ il numero 1 del mondo per qualcosa, e infatti dal 5-1 siamo andati 5-4 0-30”: già, anche se in realtà, nell’ultimo game, Fabio è andato sotto solo per 0-15. Poi ha dominato i successivi quattro punti e ha alzato finalmente le braccia al cielo. “Sto cercando di giocare ad un ritmo molto alto, come mi chiede Franco (Davin, ndr)”: dice poi, senza probabilmente pensare che nemmeno il coach argentino avrebbe potuto sperare che il suo allievo rispondesse così bene, e così a lungo, all’invito.

Fabio è in una condizione particolare, che sfugge alla sua comprensione, e ne sta cogliendo gli aspetti più vivi, più belli, più emozionanti. Come un misterioso carburante pulito, privo di sostanze nocive e fatto solo di aria fresca. Il telefonino che poteva suonare da un momento all’altro sarà comunque rovente, nelle prossime ore: mezza Italia, in senso più o meno letterale, vorrebbe fargli i complimenti. Fino a quando Flavia lo chiamerà non per dirgli “bravo”, ma “corri”. “Il mio torneo potrebbe finire da un momento all’altro, lo sapete” dice Fognini a una sala stampa gremita nonostante la mezzanotte sia passata da un pezzo. Ha un’espressione strana, un misto di emozione e sollievo, mentre lo dice. Da qualche parte, qualcuno sta per cambiargli la vita. Guardandolo in questa serata strana e bellissima, non c’è un dubbio: Fabio non vede l’ora che succeda.