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FEDERER, IL PIU’ GRANDE ALLENAMENTO DI SEMPRE
Più di 5.000 spettatori sul Centrale del Foro

Questo contenuto è stato pubblicato 7 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Il più grande allenamento dopo il Big Bang. Se parliamo di tennis. Una cosa mai vista. Più di 5.000 persone hanno atteso religiosamente sul Campo Centrale del Foro Italico il loro messia con racchetta Roger Federer il cui primo training a Roma era in programma per le ore 18.00.

“Roger Federer and coach coming next”, si leggeva sui grandi schermi dello stadio che piano piano si è riempito mentre ancora Tomas Berdych, mica uno qualsiasi, provava e riprovava nel suo allenamento a centrare con il servizio alcuni tubi di palle piazzati ad hoc nell’altra metà campo. E quando ci riusciva, facendoli saltare per aria, scrosciava un applauso che pareva anche un gentile invito. Bravo. Ce l’hai fatta, però adesso vai, lascia entrare Roger.

Roger Federer si allena con Ivan LjubicicImpressionnte a un certo punto lo spettacolo dello stadio, con il campo vuoto, in attesa. Sembrava l’attesa di una finale. Un po’ di anni fa sarebbe stato così. E nessuno si è mosso fino alle 19.02, quando finalmente sua Maestà RF, l’elegantissimo logo bianco con il monogrfamma su una t-shirt blu scuro, faceva ingresso in campo insieme a Ivan Ljubicic, l’ex n.3 del mondo, suo amico e ora suo coach, l’inconfondibile grande testa rasata che brillava sotto i riflettori. Un boato incredibile. Da stadio di calcio. Solo il calcio in effetti aveva finora nella sua fenomenologia il ritrovarsi in massa intorno al campo per un semplice allenamento, in un momento speciale della squadra del cuore.

Roger Federer (Foto Antonio Costantini)

Roger Federer (Foto Antonio Costantini)

Quello di Federer è di sicuro un momento particolare della carriera. Con i recenti malanni (l’operazione al menisco, il riacutizzarsi del mal di schiena) appare più fragile, delicato e per questo più prezioso da ammirare.

Il tocco e la maestria sono in effetti uno spettacolo unico. Federer è bello da vedere se vince, certo. Ma per un buongustaio di tennis è bello da vedere. Punto. Anche se oggi la sua mise non era della solita inimitabile sobrietà, con i classici abbinamenti perfetti di colore pastello: bandana e calzini bordeaux, scarpe idem, t-shirt e pantaloncini di due toni di blu leggermente diversi. Divisa aggressiva da allenamento.

Federer (Foto Giampiero Sposito)

Federer (Foto Giampiero Sposito)

La racchetta era però la sua fedele Wilson Pro Staff 97 Autograph, nera, rossa e oro, piatto da 97, peso 340 grammi a nudo, con la solita taratura dell’incordatura ibrida “reverse”, verticali in budello naturale Wilson, orizzontali in sintetico monofilamento Luxilon. Un attrezzo di cui sta personalmente sviluppando una nuova versione evoluta, un po’ più potente, che dovrebbe essere pronta prima delle Olimpiadi di Rio.

Dall’altra parte della rete, statuario, Ljubo, tornato in campo per fare da sparring al più forte di sempre dopo la parentesi da commentatore televisivo, brandiva ancora la sua Head Extreme Pro, giallo fluo, piatto 100, uno degli attrezzi più potenti in assoluto del circuito. Se l’era fatta costruire apposta così: doveva essere un bazooka. Emozionante osservare pure lui e pensare alla parabola di un ragazzo di talento, rifugiatosi in Italia durante la guerra dei Balcani, che da junior a Torino giocò persino la Coppa Italia dei non classificati. E da lì si arrampicò fino a essere il primo degli umani in classifica, dietro solo a Federer e Nadal. E adesso è punto di riferimento per il tennista che ha cambiato la storia.

Roger Federer con il coach Ivan Ljubicic (Foto Antonio Costantini)

Roger Federer con il coach Ivan Ljubicic (Foto Antonio Costantini)

Sicuramente un’accoglienza del genere non potevano aspettarsela, Ivan e Roger. Ma Federer non si è scomposto. Sul percorso che portava al campo aveva firmato autografi per 20 minuti buoni, disponibilissimo. Per questo aveva tardato. Arrivato sulla terra rossa di gioco ha dato proprio l’idea di voler saggiare il terreno. Scambi in scioltezza, senza forzare troppo. Come sempre grande varietà: mai due volte di fila la stessa rotazione. E tanti colpi di tocco. In particolare la ricerca della smorzata, la palla corta tagliatissima, addirittura sulla risposta al servizio. Ogni giocata riuscita, un applauso grande come un vero “quindici”. Il popolo del tennis, che era entrato al Foro Italico con un semplice biglietto “ground” da 13 euro, si era impadronito dello stadio. Tribuna autorità compresa. E chi c’era potrà raccontarlo e ricordarselo. Così vicino a toccare un proprio sogno probabilmente non era mai andato.

 

 

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