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E’ ANCORA NADAL-DJOKOVIC, LA STORIA INFINITA

Questo contenuto è stato pubblicato 9 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

La finale tra Rafael Nadal e Novak Djokovic è la più facile da presentare. Ma allo stesso tempo è la più difficile. Cosa possiamo aggiungere su una rivalità che vivrà il 41esimo episodio sotto il sole del Foro Italico? Nulla, anche perché negli ultimi tornei non si sono viste grosse novità sul piano tecnico. Nessuna, in realtà. D’altra parte, perché cambiare uno stile di gioco che ha fruttato centinaia e centinaia di vittorie? E così Rafa e Nole si ritrovano in finale al Foro Italico per la quarta volta. Sul centrale del Foro Italico il bilancio è 2-1 per lo spagnolo, ma i precedenti contano poco. Nel 2009, il serbo era ancora lontano dall’esplosione del 2011. Nel suo anno di grazia, vinse con un doppio 6-4 che non ammise repliche, frutto – tra le altre cose – della mitica dieta priva di glutine che gli fruttò 41 vittorie consecutive. L’anno dopo, in un’inedità finale giocata di lunedì, Rafa si prese la rivincita negli ultimi fuochi prima di venire travolto dalla Sindrome di Hoffa, che lo ha tenuto lontano dai campi per sette mesi. “Djokovic gioca sempre in modo incredibile – ha detto Nadal – è molto difficile vederlo giocare male. L’unico modo per vincere è essere al top della condizione. Non conosco altri modi per farcela”. Frasi pronunciate decine di volte, ma c’è da capirlo. Cosa si può aggiungere a una sfida che si è giocata su tutte le superfici, in ogni angolo del globo, e che vanta più episodi di quanti ce ne sono stati tra Federer e Nadal, il “clasico” per eccellenza?

La terra battuta può essere un fattore a favore di Rafa. Se “asciughiamo” il bilancio dalle sfide su erba, cemento e indoor, la vicenda si fa pesante: tredici vittorie a tre. Le uniche vittorie di Djokovic, oltre alla finale romana di tre anni fa, sono arrivate a Madrid 2011 e lo scorso anno nella finale di Monte Carlo. Un po’ poco per darlo favorito, anche se la condizione di entrambi è un’incognita. Rafa&Nole non sono più quelli del 2011-2012, quando hanno messo in atto alcune sfide “paranormali” per qualità e intensità degli scambi. “Nole” arriva da un fastidioso infortunio al braccio destro (primo vero problema fisico negli ultimi cinque anni), che gli ha impedito di giocare a Madrid. Da par suo, Rafa ha avuto la sua peggior stagione “rossa” dal 2004, quando era ancora minorenne. Per questo, chissà, potremmo vedere qualcosa di nuovo sul piano tecnico. Qualcosa di diverso rispetto ai soliti, estenuanti, scambi da fondocampo, dove il dritto a uncino di Rafa si scontra con il maestoso rovescio bimane di Djokovic. E appena uno dei due molla di un centimetro, l’altro spinge con il lungolinea e il più delle volte si prende il punto. Non c’è dubbio che i due saranno favoriti per il Roland Garros: per quanto Wawrinka abbia vinto a Monte Carlo, e Federer sappia ancora fare magie, non vediamo candidati davvero insidiosi. Per questo, la finale di Roma assume un’importanza straordinaria, soprattutto per Nadal. La finale di Miami è stata un dominio totale e ha certamente lasciato qualche scoria sulla psiche dello spagnolo. Perderci anche sulla terra, sul campo amico di Roma, sarebbe un duro colpo in vista di Parigi. Difficile sbilanciarsi: sarà una finale da 50 e 50. In questo momento, il tennis maschile non può offrire di meglio. Per questo, Roma gioisce. E fa bene.

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