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Dietro un grande campo c’è una grande squadra

Come nascono e come vengono curati i campi del Foro Italico per gli Internazionali BNL d’Italia

Sono sempre lì molto prima, durante e dopo le partite di tennis, e senza di loro non si gioca. La terra battuta va creata, messa con cura, coccolata. Al Foro Italico, 60 ragazzi lavorano per preparare i 14 campi in terra rossa calcati dai protagonisti degli Internazionali BNL d’Italia. Abbiamo incontrato il responsabile del mantenimento dei campi durante il torneo, Pierluigi Troiani, che svolge questo lavoro con passione e grande professionalità da oltre 30 anni. “Questa attività è mantenimento puro, tutti i giorni“, ha detto Troiani.

Parlare di terra battuta, o di terra rossa, è riduttivo. E’ vero, infatti, che la maggior parte dei campi con questa superficie sono realizzati in terra rossa, ma esistono anche la terra verde, blu, grigia, marrone, gialla e sintetica.

“Selezioniamo speciali miscele di polveri ottenute da pietre, lavorate attraverso processi tecnologici per garantire la durevolezza e le caratteristiche prestazionali. Proponiamo anche miscele evolute con preparazione speciale del sottofondo per aumentare il drenaggio, tali da diminuire gli interventi di manutenzione nel tempo” ha spiegato Troiani. Quella di Roma è una terra “al 100% made in Italy, un laterizio macinato con delle granulometrie particolari. E’ completamente naturale, senza coloranti. Il suo colore è molto rosso perché si ricava da un mattone della zona ferrarese della Pianura Padana, dove l’argilla è molto ricca di ferro”.

Troiani viaggia in tutto il mondo per gestire i campi. Anche la USTA, la Federazione statunitense, ha voluto ricreare a Orlando una superficie identica a quella del Foro e ha richiesto la stessa ricetta delle terra battuta su cui si disputano gli Internazionali BNL d’Italia. “Orlando ha un clima molto diverso rispetto a quello romano, è tropicale. Ma i giocatori vanno tutti lì ad allenarsi prima di venire in Europa” ha detto Troiani.

In fondo, come ha detto Novak Djokovic in conferenza stampa, “la terra battuta è viva”. E cambia anche con le condizioni meteo. “Quest’anno mi ricorda molto il 2019, ma tutti i campi sono gestibili. La nostra preferenza è per il Pietrangeli, che è l’arena più bella del mondo – ha detto -. Il nemico più grande, oltre al vento che dà molto fastidio, è la pioggia. Per proteggere i campi usiamo i tappeti di cocco la o rete di nylon. Quando è molto bagnato, usiamo la rete di nylon per spargere bene l’acqua e poi il tappeto per asciugare”. Artigianato puro.

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