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Foro Italico, la magia dei primi giorni

IBI 2013 foro 3

Questo contenuto è stato pubblicato 9 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Succede in tutto il mondo, non solo a Roma. I biglietti per le fasi finali sono i primi ad essere venduti. E’ legittimo, per carità, ma il vero torneo si respira nei primi giorni. A parte i ragionamenti sul rapporto costi-benefici (più partite, costi inferiori), le prime giornate sono spesso le più emozionanti, divertenti, curiose. Quelle che lasciano più storie e ricordi. Ed è bello esserci, per poi poter raccontare di aver seguito dal vivo un grande match, o semplicemente un episodio particolare. Nel rispetto di un trend ormai consolidato, gli Internazionali BNL d’Italia stanno battendo tutti i record di prevendita. Dal giovedì alla domenica, il Foro Italico è già esaurito. Tuttavia, ci sono tagliandi ancora disponibili per i primi tre giorni. Come da titolo, quelli in cui tutto può accadere, dal folle exploit al match da quattro soldi che magari nasconde un campione del futuro. Senza contare l’appuntamento-feticcio con gli allenamenti dei big, un vero e proprio must. Ecco 10 ragioni, raccolte dal passato, per esserci nei primi giorni del torneo. Episodi accaduti rigorosamente di lunedì, martedì e mercoledì.  

1989: IL PRIMO AGASSI-SAMPRAS –  Non tutti sanno che una delle più grandi rivalità dell’Era Open è iniziata proprio al Foro Italico, al secondo turno. Fu una netta vittoria per Andre Agassi, già famosissimo. Meno di un anno prima, a Parigi, con scaldamuscoli colorati, aveva risposto a un servizio di Mats Wilander con la racchetta in una mano e l’ombrello nell’altra. Sampras era ancora immaturo, timido e impacciato. Anni dopo, Agassi ha confessato che dopo quel match non gli avrebbe dato mezza chance. Gli sembrava leggero, con troppi buchi nel suo gioco. La storia lo ha clamorosamente smentito. Gli agassiani si arrabbieranno, ma Pistol Pete è uscito sostanzialmente vincitore dalla rivalità, vincendo 20 scontri su 34. E il primo arrivò proprio a Roma, davanti a spettatori ignari di quel che sarebbe stato. Ancora oggi, i pochi testimoni oculari di quell’incontro si sentono custodi di un’eredità preziosissima.

1993: FRANCESCA, MA QUANTO BENE TI VOGLIO – Il colosso IMG l’aveva già messa sotto contratto, ma Francesca Bentivoglio si presentò agli Internazionali del 1993 da numero 364 WTA. Era una ragazzina di 16 anni, piccola e innocente. Aveva vinto la Lambertenghi e l’Orange Bowl, ma nessuno si aspettava che potesse battere una top-10. Invece mostrò un talento infinito contro Jana Novotna, che da lì a poco avrebbe versato lacrime ben più dolorose, perdendo una drammatica finale di Wimbledon contro Steffi Graf. Quel pomeriggio, l’Italia sognò a occhi aperti, credendo in un destino che assegnava a Faenza il ruolo di La Mecca del tennis italiano. In conferenza stampa precisò che continuava a studiare, perché il padre ginecologo non avrebbe mai accettato di avere una figlia ignorante. Il sogno durò fino ai quarti, quando perse nettamente da Gabriela Sabatini. Pochi immaginavano che quei giorni sarebbero rimasti l’unico lampo della Bentivoglio, ritiratasi a 18 anni e poi rapidamente scomparsa dai radar.

1995: LA FAVOLA DI BORRONI – Neanche alcuni addetti ai lavori lo conoscevano. Eppure, per un paio di giorni, il milanese Corrado Borroni divenne l’eroe del Foro Italico. Uscito dalle qualificazioni, giocò il match della vita contro Yevgeny Kafelnikov. In quell’umido martedì, tutto sembrava provvisorio, a partire da un Campo Centrale messo in piedi in fretta e furia (l’avrebbero rifatto l’anno dopo e sarebbe rimasto in piedi per 12 edizioni, prima che iniziassero i lavori per l’attuale impianto). Corrado mostrò un tennis a tutto campo che irretì il principino russo. Dai e dai, ci scappò la sorpresa. E chissà che la disfatta russa in Davis dell’anno dopo, sempre al Foro Italico, non sia nata da quella sconfitta. Lui giocava su una nuvola: gli organizzatori misero il match di secondo turno sul Campo 2, non più di 600 posti a sedere. Pur di vederlo giocare, alcuni temerari si arrampicarono sugli alberi. Vinse 7-6 7-6 contro Roberto Carretero e divenne un eroe. Normale che il giorno dopo ne facesse pochi contro l’idolo d’infanzia Stefan Edberg. Ma era già finito l’effetto dei primi tre giorni, quelli in cui tutto può accadere. 

1996: LA RISSA SFIORATA – In quegli anni, la numerazione dei campi era invertita rispetto ad oggi. Dove oggi sorgono l’1 e il 2, c’era il solo campo numero 5, il terzo per gerarchia. Circa 2.500 posti a sedere. Al primo turno del 1996 si affrontarono Mark Philippoussis, già ricco e famoso, e Roberto Carretero, reduce dalla clamorosa vittoria ad Amburgo. Fu una guerra, ancor più che una partita. Il passaparola si diffuse per tutto il Foro Italico e le tribune si riempirono in pochi minuti. C’era talmente tanta gente che il pubblico seguiva il match anche dalle tribune dei campi adiacenti. Seccato per gli atteggiamenti istrionici di Carretero, Philippoussis assunse un atteggiamento quasi violento, colpendo volontariamente lo spagnolo con un paio di pallate. A un cambio di campo, Carretero si avvicinò all’avversario (20 centrimetri più alto) e lo prese a muso duro. “Potresti almento chiedermi scusa”. “Ma quali scuse, ti ho colpito volontariamente”. Per poco non vennero alle mani. Pubblico in delirio, boati al termine di ogni punto. La maggior parte della gente era per Philippoussis, e se ne andò soddisfatta: 6-3 4-6 7-6 per l’australiano. Da allora, Carretero non vinse più una partita.  

1999: LA SECONDA ORA DI POZZI – Stesso scenario di tre anni prima: il defunto Campo 5. Non era un bel periodo per il tennis italiano, gli azzurri faticavano a passare un turno e mancava una punta di diamante. Gli organizzatori concessero comunque una wild card a Gianluca Pozzi, un premio alla sua lunga militanza. Contro Dominik Hrbaty non c’era nulla da fare, anche perché lo slovacco era in forma strepitosa. Fu un massacro, un tantino crudele per il barese. Ma l’umiliazione più grande arrivò da uno spettatore: sul 6-0 5-1 per Hrbaty, in prossimità dei 60 minuti di gioco, dagli spalti si levò un urlo: “Pozzi, sbrigate, sennò te fanno pagà a seconna ora!”. Una frase cult, scolpita nella leggenda dei frequentatori del Foro. Sette anni dopo, mentre un giovanissimo Fabio Fognini sfidava Thomas Johansson, un tifoso urlò: “Daje Fabio, che è cotto!”. Peccato che fossero al primo game dell’incontro…

2001: UN ANGELO CADUTO DA AREZZO – Qualcuno lo aveva frettolosamente definito “promessa mancata”. In effetti, la carriera junior di Federico Luzzi aveva acceso grandi fantasie. Ma a ognuno il suo tempo. Nella notte del Foro, l’aretino superò Arnaud Clement (finalista in carica dell’Australian Open), battendolo sul suo stesso terreno: giocate di fino, smorzate, fantasia…”i tocchettini”, come li chiamava Fede. Non contento, superò la Prova del 9 battendo Arazi al secondo turno. I giornali di allora si scatenarono. Guardate un po’ che titoli: “E’ Luzzi il sole azzurro”, “Avanti Luzzi, cuor di leone”, “Bum Bum Luzzi”, “Luzzi non si ferma, stende anche Arazi” “Luzzi, il talento che stupisce”. Aveva 21 anni e sembrava l’inizio di una carriera scintillante. Purtroppo non andò così, a partire da una netta sconfitta contro Jacobo Diaz al terzo turno. Ma – come per Borroni – era appena svanito l’effetto dei primi tre giorni. Il Foro Italico ha continuato ad essere un luogo speciale per Federico. Il sabato delle qualificazioni era il “suo”giorno. Lottava come un dannato, sentiva il pubblico accanto a sé come pochi. Ma un destino infame ce l’ha portato via, impedendoci di scrivere un altro paragrafo di questa storia. Siamo sicuri che ce lo avrebbe regalato.

2005: LA MEZZANOTTE DI SANGUINETTI – Con tanti match in programma, può capitare che il programma vada per le lunghe. Se poi arriva un po’ di pioggia, c’è il rischio di trascorrere giornate infinite. Non è il massimo del divertimento, ma il fascino del torneo sta anche lì. E magari può essere un’occasione per visitare gli stand commerciali senza perdere neanche un quindici. La pioggia mette a dura prova la passione del pubblico: quando i pullman delle scuole tennis provenienti da tutta Italia devono ripartire, restano solo gli irriducibili. Saranno stati una cinquantina, nel 2005, a sostenere Davide Sanguinetti contro Max Mirnyi. Partita infinita, chiusa al tie-break del terzo e vinta dall’italiano. Ma più che il risultato agonistico, quel match fu l’emblema del torneo notturno, lontano dalle luci del Campo Centrale, quando la night session fa registrare il tutto esaurito. Gironzolare per i campi secondari con le luci accese, l’umidità che si taglia a fette, seguendo un doppio tra sconosciuti, può essere un’esperienza quasi mistica. Se siete di Roma, o la vostra permanenza è di più di un giorno, fatelo.

2006: LA STELLA NAIF DI ROMINA – Come si dice ‘live’ in italiano?”. Lo chiese Romina Oprandi dopo aver asfaltato Samantha Stosur al secondo turno di un’edizione incredibile. Era una perfetta sconosciuta, si trasformò nella fidanzata dell’Italia tennistica grazie a un tennis da favola (fantasia, talento, unicità) e vittorie contro giocatrici ben più famose. Le avevano dato una wild per il doppio e lei era felice, così avrebbe potuto visitare il Colosseo e il Vaticano. Invece passò le qualificazioni e divenne il personaggio per eccellenza. Cappellino all’indietro, il solo fratello all’angolo, un fisico non esattamente scolpito in palestra…e un italiano così così, visto che è nata in Svizzera (e sei anni dopo avrebbe giocato davvero per il paese natale). Parlottava in inglese, provava a biascicare qualcosa nella nostra lingua, ma le risultava più difficile che prendere a pallate anche la Zvonareva e arrivare ad un soffio dalle semifinali. Per lei, calciatrice mancata e così lontana dallo star system, il sostegno dei romani era un sogno, quasi uno svago. Ma gli infortuni, ben visibili sotto forma di fasciature di ogni tipo, le hanno impedito di arrivare dove il braccio le avrebbe consentito.

2011: LORENZI FA TREMARE NADAL – Da qualsiasi altra parte non sarebbe stato possibile. Sul nuovo Centrale (inaugurato l’anno prima), Paolino Lorenzi arrivò a sei punti da un clamoroso successo contro il Re della Terra. Un pomeriggio caldo, lo stadio pieno e la consueta voglia di correre e lottare lo portarono sul 7-6, 4-4 e 30-0. Ancora oggi c’è un pizzico di rimpianto per una chiamata sfortunata sul 30-15. Fino a quel momento, Lorenzi era riuscito a guardare solo la palla. Poi si rese conto di dov’era e cosa stava succedendo, crollando alla distanza. Rafa ha perso solo due partite a Roma: la finale del 2011 contro Djokovic e gli ottavi contro Ferrero nel 2008 (ma aveva i piedi martoriati dalle vesciche). Lorenzi stava per fare qualcosa di storico grazie alla magia dei primi giorni, quando i big sono ancora imballati e quindi più vulnerabili. Paolo non se ne fa un cruccio, ma l’acquolina in bocca l’ha avuta.

GLI ALLENAMENTI DEI BIG – E’ un momento-cult del torneo, forse più atteso dei match stessi. Quando i più forti compaiono dagli spogliatoi e si vanno ad allenare, si diffonde il passaparola e le tribune si riempiono all’inverosimile. I più gettonati, ovviamente, sono Roger Federer e Rafael Nadal. Ma anche Djokovic, Serena, Sharapova e tanti altri sono molto seguiti. Si verificano scene degne del backstage di un concerto rock. Urli, isterie, applausi per colpi tirati a braccio sciolto…e tanta voglia di foto e autografi. Pochi tornei al mondo offrono questo calore. Ci sono spettatori che farebbero carte false pur di conoscere gli orari delle prenotazioni, in modo da bruciare gli altri e vedere da vicino il proprio idolo. Non tutti hanno la possibilità di prendersi i posti a bordo campo sul Campo Centrale, quindi le “practice sessions” diventano un’occasione unica. E a Roma sono speciali. Nei primi giorni è uno spettacolo, un susseguirsi di personaggi. Capita che Roger dia spettacolo per mezz’ora e poi lasci il campo a Rafa, che magari si allena con Bolelli. Strepitoso. Tra l’altro, il rituale degli allenamenti consente di capire chi è più disponibile con i fans. Alcuni giocatori passano quarti d’ora a firmare autografi, altri sgattaiolano via. Se poi amate la tecnica, vedere i colpi in totale scioltezza è uno spettacolo.

Chiunque abbia frequentato il Foro Italico, anche se solo una volta nella vita, sa bene queste cose. E allora…cosa aspettate? Minor spesa, più partite e quella sensazione che tutto possa accadere. Da un momento all’altro.

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