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AFTERMATCH

IL CONTRAPPASSO DI RAFA
Rivive, all’opposto, la rivalità con Federer
Ma non vuole sentirlo: “Parliamo del resto”

Questo contenuto è stato pubblicato 6 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali BNL d’Italia.

“Sono stufo di sentire questa domanda”.
Non piace, a Rafa, sentire paragonare l’attuale stato della sua rivalità con Nole con il suo netto – almeno a tratti – dominio su Roger Federer. Non serve addolcirgli la pillola ricordandogli che il bilancio dei suoi scontri diretti contro Djokovic è molto più equilibrato (26-23 contro 23-11) rispetto a quello tra lui e Roger. Se vedere un parallelo tra le due è cosa che viene tutto sommato abbastanza facile, per lui non è così: “L’unica risposta per me è che sono felice di essere parte di entrambe le rivalità. Sono state entrambe speciali, e stop. Ne parleremo quando avremo finito le nostre carriere. Speriamo non molto presto”. Poi, però, prima che la conferenza stampa venga troncata di netto alla terza domanda dal moderatore ATP, qualcosa di significativo lo dice: “Mi sento fortunato e sfortunato ad essere nella stessa era di questi grandi giocatori”.

Già, fortuna e sfortuna. Rafa è diventato grande salendo sulle spalle di Roger, ora Nole è diventato immenso salendo sulle spalle di entrambi. Una sorta di contrappasso per lo spagnolo, ma un destino comune ai due giganti che hanno forgiato il tennis dell’ultima dozzina d’anni.
“Sono arrivato tardi perché ho dovuto fare l’antidoping e per tanto così non sono arrivato prima”, dice Rafa, avvicinando indice e pollice e facendo ridere la sala gremita di giornalisti, fotografi, operatori tv. Era andato in bagno subito prima di sapere che avrebbe dovuto lasciare un campione agli ispettori, che quindi hanno dovuto aspettare i tempi fisiologici di Rafa. Lui lo dice per fugare il dubbio, in effetti serpeggiante tra la stampa, che fosse arrivato in ritardo – addirittura dopo Nole – perché abbattuto dalla sconfitta. Invece, dice, “non ero deluso. Beh, ovviamente quando senti di essere stato così vicino a vincere entrambi i set, sapete, è ovvio che non esci dal campo e ti senti 100% felice”, prima di aggiungere: “Sto giocando bene. Competo al livello più alto contro i migliori giocatori. Giocare un match così, contro il miglior giocatore del mondo, questa è l’unica cosa che mi dà fiducia per dire che sono pronto per le cose”. L’inglese di Rafa è migliorato, ma è tutt’altro che impeccabile. A un certo punto, sguardo un po’ perso, ripete tre volte “I don’t know”. E’ vero che è bravissimo nel trovare aspetti positivi alle sconfitte, ma il colpo stavolta l’ha accusato.

Novak Djokovic (Foto Antonio Costantini)

Novak Djokovic (Foto Antonio Costantini)

Chi arriva puntuale, e senza temere nessuna domanda, è Djokovic. E ci mancherebbe. La parola che Nole usa, quando gli viene chiesto di spiegare dove trova quel piccolo extra che gli consente di giocare a un livello stratosferico anche e soprattutto sotto match o set point (oggi ne ha annullati sei), è: “Purpose”. Guardandolo da fuori dal campo, sembra un lupo dei Balcani che annusa la paura dell’avversario, che puntualmente cresce con l’aumentare del peso dei punti. Sul campo, quando arriva il momento clou, Nole invece vede semplicemente un obiettivo dietro ogni suo colpo: “Penso, alla fine di entrambi i set, di aver iniziato a rispondere e giocare con un po’ più di scopo”.
E’ una bella parola, che riassume bene l’impressione che dà veder giocare, di questi tempi e da un paio d’anni, il numero 1 del mondo. “E’ più facile a dirsi che a farsi, date le condizioni in cui abbiamo giocato. Era un tornado sul campo”, dice Nole confermando quanto detto qualche ora prima da Andy Murray. Ma non si nasconde dietro un dito quando c’è da esprimere la goduria che prova, e ha provato in particolare oggi, a battere Rafa: “Sbaglia meno ed è molto aggressivo, quindi penso di aver vinto contro un Nadal che ha giocato a un livello molto alto oggi, e questo mi dà decisamente soddisfazione”. Gli è entrato sottopelle, e lo sa. Proprio come Nadal aveva fatto con Roger. Non ditelo a Rafa però, perché lo sa pure lui e non gli piace affatto.

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