INCORDATORI CHIRURGICI AL FORO
Tutti i segreti della racchetta di Djokovic

Sono tante le eccellenze al Foro Italico che rendono gli Internazionali BNL d’Italia uno dei tornei più importanti e prestigiosi del mondo. Alcune vengono da lontano: i 90 anni di storia e la collocazione in un contesto sportivo unico al mondo, creato negli Anni Trenta del secolo scorso tra il Tevere e Monte Mario: natura e architettura che mozzano il fiato.

Altri sono proiettati in avanti, legati all’evoluzione del digitale e alla specializzazione degli addetti. A questa seconda categoria appartiene il servizio ufficiale di incordatura del torneo, affidato al team Wilson. Una squadra tutta italiana guidata da Marco Rossani e mai come quest’anno punto di riferimento per gli oltre 200 tra giocatori e giocatrici professionisti che hanno partecipato ai tornei di qualificazione e i tabelloni principali degli #IBI20.

Si gioca a porte chiuse, i tennisti e i loro staff (ristretti al massimo) oltre a tutti gli addetti alle varie mansioni tecniche e organizzative vivono all’interno di una “bolla” di sicurezza che non permette nemmeno a un romano come Matteo Berrettini di andare a dormire a casa sua.

I giocatori non possono fare a meno di far incordare e tarare alla perfezione i propri attrezzi e tutto deve per forza passare di mano in mano: telai, corde, grip.

Tutto deve essere gestito nella massima sicurezza e come è facile immaginare il team degli “stringer” è il crocevia dal quale tutti devono passare.

Il n.1 del mondo senza incordatore personale – Una bella responsabilità anche perché, quest’anno, dovendo restringere il numero dei componenti dei team al seguito anche i big hanno deciso di fare a meno dell’incordatore personale: per la prima volta anche il n.1 del mondo Novak Djokovic non aveva in albergo con sé l’addetto del laboratorio statunitense “Priority One” che normalmente viaggia con lui e (per la modica cifra di 40mila euro l’anno) lavora in esclusiva sulle sue racchette, che devono essere sempre perfette.

Un investimento a ragion veduta, quello di campioni come Djokovic o Federer (che si avvale dello stesso fornitore del serbo). Per gente come loro, perdere anche solo una partita a causa di un problema di taratura dell’attrezzo avrebbe un costo molto più alto.

Cinque racchette per volta – Qui a Roma però Djokovic ha deciso di rischiare. E probabilmente lo ha fatto perché negli anni passati ha sempre avuto modo di constatare che quello degli incordatori di Roma è uno dei team migliori del mondo. Avrà visto che lo stesso Nadal non si è mai portato consulenti: ha sempre affidato le racchetta a Marco Rossani e ai suoi per vincere nove volte il torneo.

Dunque per la prima volta abbiamo accesso alle caratteristiche della Head Speed del n.1 del mondo nella versione customizzata in base alle sue esigenze.

Djokovic ne consegna “pacchi” da 5 esemplari per volta agli stringer: è quella la dotazione che gli serve per affrontare una partita al meglio del tre set, volendo cambiare la racchetta ad ogni cambio palle (il cambio palle avviene dopo il 7° game e poi ogni 9 game, quindi al massimo 4 volte anche in una partita che dovesse terminare 6-7 7-6 7-6).

 

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Il telaio nudo – Partiamo dalle caratteristiche del telaio a nudo, che poi nudo nudo non è perché si notano all’interno dell’ovale delle striscioline di piombo che aggiungono peso, modificando contemporaneamente il bilanciamento.

Il telaio pesa 336,3 grammi ed è bilanciato a 310 millimetri dall’estremità del manico, quindi “neutro”, piuttosto leggero in testa.

Lo swing weight, cioè la misura dell’inerzia della racchetta che esprime al sua capacità di spinta, è 333 punti, un valore elevato. Il pattern d’incordatura è un 18×19.

Incordatura ibrida “reverse” e tensione elevata – Il n.1 del mondo fa incordare i suoi telai con il cosiddetto “ibrido reverse”, una combinazione di due diversi tipi di filamento. Sulle verticali utilizza il budello naturale Babolat VS Team, calibro 1,25, e richiede una tensione di 28,5 kg.

Sulle orizzontali invece fa montare sintetico monofilamento Luxilon Alu Power, sempre calibro 1,25, a 27,5 kg. Chiede, per entrambi gli spezzoni di corda, un pre-stretch del 10% in modo da prevenire il più possibile la fisiologica perdita di tensione immediata dei materiali.

L’idea dell’incordatura ibrida (budello e corda sintetica montati insieme) nasce per sfruttare l’elasticità inarrivabile delle più costose e delicate corde naturali (realizzate intrecciando fibre di intestino dei bovini) aumentando la durata dell’incordatura grazie all’utilizzo delle più robuste ed economiche fibre sintetiche sulle corde verticali, che sono quelle più soggette all’usura.

Budello naturale sulle corde verticali – Lo schema usato da Djokovic (che lo ha mutuato da Roger Federer, primo ad usarlo con successo) si chiama “Ibrido reverse” perché il budello naturale è sulle verticali. L’obbiettivo in questo caso non è dunque “risparmiare” ma ottenere una specifica sensibilità sulla palla, misto di grande elasticità e tenuta di tensione (il budello, a differenza del sintetico monofilamento, non perde le sue caratteristiche finchè non si rompe).

E’ interessante notare la tensione molto elevata rispetto alla media sul circuito: la stragrande maggioranza dei giocatori resta al di sotto dei 25 kg di tensione (dunque ha un piatto corde più morbido di quello di Djokovic). Lo stesso Nadal, che picchia come un fabbro, chiede proprio 25 kg.

La scelta di Djokovic è dunque chiaramente quella di avere un attrezzo con buona spinta ma soprattutto con tanto controllo.

 Sopra il grip, due overgrip – Marco Rossani racconta che Nole a Roma ha voluto un “servizio completo”: “Ci ha chiesto di cambiare anche il grip e montare sopra due overgrip. Non mi era mai successo in tanti anni ai box: l’overgrip di solito è un aspetto talmente personale che i giocatori se lo montano da soli. In questo caso gli abbiamo fornito il prodotto finito. Ha solo dovuto togliere la pellicola protettiva ‘anti-covid-19’ dal grip ed entrare in campo”.

L’EVOLUZIONE CHIRURGICA DELLO STRINGER

Il lavoro sugli attrezzi di Djokovic è stato tutto nuovo per il team degli Internazionali BNL d’Italia (12 stringer, un addetto ai loghi, due al desk e un runner, quello che corre a prendere e riportare la racchetta direttamente sul campo). Ma di completamente nuovo si è vista anche la capacità “chirugica“ di intervenire addirittura all’interno di una racchetta con l’ausilio della fibra ottica. Il primo “intervento” è stato eseguito sulla Babolat Pure Drive dello spagnolo Albert Ramos- Vinolas.

“Un vero ’maniaco’ delle sensazioni alla mano.  Asseriva che all’interno della racchetta ci fosse del piombo di traverso. In realtà quello che vedeva era la spina che attraversa il moulding e lo fissa all’airpin. Poi non voleva silicone nella parte anteriore dell’impugnatura, così ho dovuto rimuoverlo e in seguito con la sonda a fibra ottica ho potuto per fargli vedere l’interno del telaio dove era presente la fatidica spina di cui gli parlavo. È rimasto stupefatto da questa cosa. Morale gli ho risistemato le racchette, accoppiate e incordate. Si è tolto ogni dubbio”.

Nel cuore del Centrale – Quest’anno, un po’ per questioni di sicurezza, un po’ per la centralità della loro funzione, gli incordatori sono usciti dalla loro classica “buca” nel ventre del Campo Centrale. La loro sala era nel cuore dello stadio a vista sul parco del Foro Italico.

Maglia rossa e mascherina nera, Marco Rossani (Head stringer), Paolo Facci (Assistant Head Stringer), Filippo Scotti, Paolo Foschi, Simone Scaturro, Davide Carnemolla, Alessandro Gallo, Millo Cosmo, Giancarlo Sparla, Paolo Aramini, Andrea Donè, Christian Famà, Andrea Cotugno, Monica Facci, Andrea Cabrini e Giuseppe De Caria non passano certo inosservati. Sono al centro del torneo, a offrire un servizio d’eccellenza.