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Jabeur, una di noi: così normale, così eccezionale

La tunisina balza al numero 6 del mondo con la semifinale di Roma: dopo la rimonta con Sakkari ritrova Kasatkina…

La tunisina balza al numero 6 del mondo con la semifinale di Roma: dopo la rimonta con Sakkari ritrova Kasatkina…

Ci piace perché è una di noi: colori mediterranei, coi brufoli, i capelli che vanno dove vogliono, il braccio e le gambe da persona qualunque, le faccine che dicono tutto delle sue sofferenze mentre insegue la pallina gialla che le virago del tennis le spediscono nella sua parte di campo per schiacciarla e liberarsi delle sue magie.

Ci piace, Ons Jabeur, 27 anni, m 1.67, perché non è una bambina prodigio e non è una super-dotata, è una che s’arrangia come noi, e lotta e sbuffa, ma trova anche soluzioni che noi immaginiamo mentre lei sa plasmare e trasformare in miracoli.

Ci piace così tanto la pioniera del tennis arabo che la aiutiamo volentieri – schierati a fianco del suo orgogliosissimo mondo – a costo di spingerla letteralmente sulle salite più ardite come uno sciatore al Giro d’Italia. Come l’ultima, contro Maria Sakkari, quand’era a un passo dal baratro, sull’1-6 2-5. E ha rovesciato totalmente una storia più che compromessa, qualificandosi alle semifinali degli Internazionali BNL d’Italia contro Daria Kasatkina. “Non è facile giocare contro Maria, che colpisce davvero forte la palla. All’inizio non riuscivo a trovare il mio ritmo, anche per l’ombra sul campo. Ma sono contenta che con un po’ di esperienza che ho, ne sono venuta fuori”. Di più, da lunedì s’è già assicurata la classifica-record di n.6 del mondo, a prescindere dalla rivincita contro la russa che sta tornando in auge dopo il fulmineo ingresso fra le top 10.  Ons parte da 3-2 nei testa a testa, con l’ultimo successo, un netto 6-3 6-3, sulla terra battuta di Stoccarda.

Il pubblico sia schiererà con la ragazza della porta accanto o con la bambolina russa che gioca senza bandiera? Più probabile che insista con Ons, una di noi, col suo sorriso da figlia del Sud, che racconta l’impresa con Sakkari: “Un ragazzo del pubblico mi diceva: “Dai, Ons, non ti preoccupare, dai, dai”. Era davvero dietro di me”. Un altro ha detto: “Svegliati!”. Aveva ragione”.

Così, sorretta dalla Roma più sanguigna e passionale, la tunisina che non t’aspetti e che piace a tutti, a cominciare dalle colleghe, ha sgonfiato i muscoli e la sicurezza della Sakkari.

“La gente in tribuna deve aver capito che mi diverto molto, in campo, soprattutto quando le palle corte funzionano. Questo modo di giocare riflette la mia personalità. Spero di poter continuare così e far divertire sempre anche il pubblico”.

Una motivazione extra che si somma a quella dell’intero mondo arabo che la spinge, che soffre con lei da casa, che tifa per la prima volta per un protagonista che non sia un calciatore.

Ons, in quei momenti disperati che cosa passa per la testa di una condannata alla sconfitta? “Non puoi finire così queste settimane incredibili, quasi tre”. Così, la piccola Ons, cresciuta pian pianino fra le mille difficoltà di un paese senza tradizioni tennistiche al femminile, ha restituito alla figlia d’arte Sakkari il parzialone appena subito: da 3/11 a 11/1, e ha firmato l’ennesimo miracolo del talento. Una favola nella favola.

Ons Jabeur (Foto Getty Images)

La chiave è stata, come sempre, la testa: “Mi sento talmente in fiducia che posso fare tutto”. Sulla spinta della finale a Charleston, dei quarti a Stoccarda e del trionfo a Madrid, Ons ha trovato la risposta slice al servizio-bomba, solo di forza della greca, ed ha aperto uno spiraglio decisivo. Verso la decima vittoria di fila, certo, ma anche verso quel sogno chiamato Parigi, dal 22 maggio: “Per me il Roland Garros è stato a lungo l’unico Slam, voglio assolutamente tentare di vincerlo. Questi test, uno diverso dall’altro, sono forse il percorso giusto per farcela. Intanto, voglio dare più del 100% per vincere Roma”.

Ci piace, Ons, perché non dimentica chi l’ha aiutata: il maestro Luca Appino che, dopo tanti infortuni agli inizi di carriera, l’ha portata a una finale e a un successo al Roland Garros juniores, sulla terra rossa dov’è nata e cresciuta, insegnandole un tennis meno stressante per il fisico, dopo tanti infortuni (incluso il polso). Anche se il primo titolo WTA l’ha vinto sull’erba, l’anno scorso a Birmingham: “Amo la terra, perché ho più tempo per sviluppare il mio gioco, slice, drop shot, volée e tutto, ma gioco bene anche sull’erba perché adoro il calcio e, quando vedo verde anche se è un campo da tennis, mi sembra quasi di dover indossare gli scarpini coi tacchetti, per fare gol”.

Ons Jabeur, una di noi.

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