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Jil Teichmann e i tiri mancini: “Io gioco per la folla”

La neo numero 29 del mondo dopo anni di apprendistato a Barcellona, nascosta dai riflettori dalla star Bencic, è una delle giocatrici più calde: oggi va all’attacco di Kasatkina nei quarti degli IBI

La neo numero 29 del mondo dopo anni di apprendistato a Barcellona, nascosta dai riflettori dalla star Bencic, è una delle giocatrici più calde: oggi attacca Kasatkina nei quarti di finale degli IBI22.

Miracoli della globalizzazione. Al contrario di Alejandro Davidovich Fokina che, nella disputa fra il nome spagnolo e il cognome russo, ha scelto la bandiera iberica, Jil Teichmann è fieramente svizzera DOC ma in realtà, oltre a essere nata e cresciuta a Barcellona, ci vive pure e si allena lì con gli ex pro spagnoli, Parra Santoja e Alberto Martin. E ha sviluppato uno stile di gioco che è un mix micidiale fra aggressività e difesa arrivando, a 24 anni fra le prime 30 del mondo.

La mancina è sicuramente diversa dalla maggior parte delle colleghe. Se infatti intorno a lei è tutto un crepitare di proiettili, come direbbe Tex Willer, perché tutte tirano soprattutto forte, Jil adora variare seguendo il motto: “Prendo sempre il meglio da tutti e da tutto”. Così, riflette la sua personalità nel gioco usando anche lei botte da fondo ma alternandole a melliflui slice traditori, micidiali top che spiazzano le potenti ma magari lente avversarie e le danno il tempo per scendere a rete, usando anche maligni drop shot.

Negli ultimi due anni Jil Teichmann ha fatto una scalata: alle semifinali di Dubai 2021, che ha rifinito con la finale di Cincinnati, ha aggiunto le semifinali della settimana scorsa a Madrid (battendo Kvitova, Fernandez, Rybakina e  Kalinina, e cedendo a Pegula) e a Roma ha infilato la nostra Paolini, e poi anche Pliskova, finalista uscente, e Rybakina. Ora sfida Kasatkina che eliminato a sorpresa la numero 2 del mondo e del torneo, Badosa, in crisi di troppa notorietà. Così, dal n.76 del mondo di agosto è salita al n.29.

Jil parla 5 lingue e non si sorprende di niente: “Ci ho messo un po’ ad arrivare ad un livello superiore perché dovevo imparare, quindi affinare tutti i colpi per poi saperli tirar fuori al meglio proprio quando mi servono”. Non ditelo ad Alina Svitolina, la signora Monfils, campionessa di Roma 2017 e 2018: l’anno scorso a Madrid Jil le ha cancellato 6 match point e su uno di quelli ha avuto l’ardire di farle una smorzata, poi si è girata verso il pubblico e ha riso platealmente. “Non volevo certo prendere in giro la mia avversaria”, ha spiegato. “Ero solo felice per aver trovato quella soluzione sotto pressione, su un punto così importante”.

Jil Teichmann (Foto Getty Images)

Del resto, per una giocatrice che ama sorprendere la platea, è un fattore decisivo: “Amo la folla. Sono una giocatrice “da folla”. Mi alleno per quello – per giocare negli stadi contro le migliori giocatrici – stadi pieni, tanta gente. Assorbo l’energia e mi fa sorridere. Mi fa venire voglia di mostrare quello che so fare. Avere persone che tifano per te, gridano il tuo nome quando ti guardano… Per me è tutto”.

Jil che non ha paura di niente e di nessuno ( e tiene la vita privata lontana dagli occhi indiscreti), dice anche grazie pubblicamente alla coetanea del ’97, Belinda Bencic, la superstar del tennis svizzero, la “nuova Hingis”, che ha catalizzato i riflettori dei media e con la quale fa coppia in doppio: “Sono sempre stata la seconda, ma mai gelosa, anzi: lei mi ha aiutato e ora insieme facciamo una fortissima squadra di Fed Cup”. Chissà se il loro rapporto rimarrà davvero uguale ora che si sta avvicinando così tanto nel rendimento e nella classifica alla 14 del mondo, che invece, bloccata dagli infortuni, si è stabilizzata e non regala gli acuti tanto attesi.

Diversa dalla maggioranza delle colleghe, Jil da buona svizzera è molto organizzata: da buongustaia, tiene elenchi di ristoranti in ogni città sul suo telefono e li spunta quando li visita, creando la sua personale Guida Michelin. E non ha mai staccato il legame con le radici, gli amici di sempre: “Alcuni li conosco da quando avevo 3 anni, con altri ho legato a scuola, con altri al tennis. Siamo sempre in contatto nelle chat ma il faccia a faccia per me non ha prezzo. Così si resta una persona autentica, cosa indispensabile per noi tennisti che spesso viviamo in questa bolla, che non è la vera vita, ma che un giorno finirà.  Perciò, serve un equilibrio nella vita, non solo a parole, ma nei fatti”.

Jil Teichmann (Foto Giampiero Sposito)

Inutile chiedere ad una simile individualista perché ha scelto uno sport come il, tennis: “In realtà avrei sciato, l’adoro e sarà la prima cosa che farò quando lascerò il circuito WTA, ma a 14 anni mi sono fatta male e ho rischiato di brutto per le mie ginocchia. Ho giocato anche tanto a calcio e basket, ma odiavo perdere a causa degli altri. Non potevo sopportarlo. Davo tutto, ci lasciavo il cuore e l’anima, eppure andava male perché magari altri non hanno la stessa motivazione. Invece il tennis riguarda più me stessa, è più nelle mie mani”.

A cominciare dalla sfida contro Daria Kasatkina, un’altra coetanea del ’97, un’altra super-star, campionessa del Roland Garros under 18, che da pro si è un po’ fermata e con la quale la Teichmann ha perso nella fase finale di Billie Jean King Cup di novembre. Ma questa è la stessa Jil di allora o, come si auto definisce lei, sarà “inaspettata” per la russa?

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