JOHANNA, UNA FINALE CHE KONTA
La britannica rimonta Kiki Bertens

“Gimme hope Jo’anna” cantava Eddy Grant più di 30 anni fa, quando la Konta non era nemmeno nata. E quella speranza la britannica nata a Sydney l’ha soprattutto data a se stessa dopo aver perso un primo set di misura. Ha continuato a crederci e per la prima volta si è qualificata per l’ultimo atto degli Internazionali d’Italia al Foro Italico. In semifinale la Konta, numero 42 del ranking mondiale, ha battuto in rimonta per 57 75 62, dopo poco più di due ore e tre quarti di partita, l’olandese Kiki Bertens, numero 4 del ranking e sesta testa di serie, la giocatrice più in forma del momento, fresca vincitrice del trofeo di Madrid.

È il quinto confronto – in parità il bilancio – e le due si conoscono piuttosto bene. La cronaca, Bertens ha provato l’allungo salendo 3-1 grazie ad un break al quarto gioco ma lo ha restituito subito permettendo alla Konta di riagganciarla sul 3 pari, con Kiki finita a “pelle di leone” nell’ultimo punto. Dopo aver sacramentato un po’ all’indirizzo del campo e scagliato innervosita la racchetta sul borsone si è mangiata un vantaggio di 40-0 ma è riuscita comunque a salire 4-3. In suo aiuto è corso coach Raemon Sluiter ma i suoi consigli non hanno impedito alla Konta di strapparle nuovamente la battuta e di andare a servire per il set sul 5-4: Johanna però ha concesso il contro-break addirittura a zero (5-5). Nel complicato game successivo con due ace di fila la 27enne di Wateringen è tornata in vantaggio (6-5) e poco dopo al termine di uno scambio in cui la Konta è stata praticamente costretta a giocare dalla prima fila la Bertens ha incamerato il primo parziale (7-5). Break Konta, contro-break Bertens in avvio di seconda frazione: poi un lungo stop per permettere i soccorsi ad uno spettatore. Alla ripresa l’olandese ha aumentato il ritmo degli scambi ma la britannica non si è lasciata intimidire: anzi, nel settimo gioco è stata proprio la Bertens a dover salvare due palle-break. Nell’undicesimo gioco Kiki non è riuscita a ripetersi ed ha concesso il break con un doppio fallo. La Konta ha ringraziato e poco dopo ha pareggiato il conto dei set. Kiki ha incassato male il colpo è nel terzo gioco del set decisivo ha regalato un altro break, ancora con un doppio fallo. Di nuovo coach Sluiter ha provato ad intervenire ma Johanna ha continuato a spostare in lungo e in largo l’olandese, dimostrando ancora una volta di saper usate la testa (come nel caso della palla per il contro-break cancellata nel sesto gioco). Kiki non ha saputo trovare una soluzione nuova e nel settimo game ha subito un altro break: in quello successivo Konta ha palesato un po’ di braccino sui primi tre match-point (consecutivi) ma sul quarto la risposta della Bertens in rete ha chiuso la questione.

”Sono davvero felice di essere in finale, la seconda così importante della mia carriera dopo Miami” – ha detto Jo – ”e non ho mai avuto dubbi di potermi esprimere al meglio anche sulla terra: del resto su questa superficie ho vinto molto agli inizi della mia carriera. Sapevo anche che Kiki in questo momento sta giocando alla grande: ho cercato di concentrarmi su ogni singolo punto trovando sempre soluzioni diverse”. Una stagione iniziata senza infamia e senza lode che si è accesa sul “rosso” di Rabat: ”Non ho mai messo in discussione il lavoro che stavo facendo con il mio team: ho sempre creduto che i risultati sarebbero arrivati”.  

Una voce fuori dal coro quella di Johanna, che gioca un tennis diverso e parecchio divertente Il suo problema è sempre stato quello della tenuta mentale. Cresciuta nel mito di Steffi Graf, è nata a Sydney da genitori ungheresi ma dal 2006 vive ad Easbourne (è diventata cittadina britannica nel 2012 – poiché possiede più di un passaporto, dice di sentirsi un po’ una Jason Bourne al femminile!), nell’ottobre del 2016 ha fatto il suo ingresso in top ten – forte anche di una semifinale Slam conquistata agli Australian Open e del primo trofeo Wta vinto a Stanford – diventando la quarta britannica a riuscire nell’impresa dopo Virginia Wade, Sue Barker, Jo Durie e … 32 anni di digiuno.

Ha vinto il suo primo titolo nel circuito ITF a maggio del 2008 a Mostar, superando in finale l’austriaca Janina Toljan. Ha giocato per la prima volta in un main draw Wta – dopo aver superato le qualificazioni – a Copenaghen nel 2011, perdendo al primo turno da Lucie Safarova. Ha partecipato per la prima volta ad un torneo dello Slam grazie alla wild-card ottenuta a Wimbledon nel 2012 dove fu sconfitta al primo turno per 10-8 al terzo da Christina McHale. Proprio sui prati londinesi nel 2017 è diventata la prima britannica a raggiungere le semifinali dai tempi di Virginia Wade (1978) prima di lasciare strada all’intramontabile Venus Williams. Raggiunto il numero 4 del ranking (best) Johanna a fine stagione ha deciso di cambiare per puntare a vincere uno Slam, licenziando il coach Wim Fissette, passando a Michael Joyce (un 2018 assolutamente da dimenticare) ed “accasandosi” infine con il francese Dimitri Zavialoff, ex-coach di Stan Wawrinka, che finalmente le ha fatto capire che usando gli angoli può esprimere un tennis brillante anche sul “rosso”. A Rabat ha fatto le prove generali arrivando in finale (stoppata in finale da un’altra protagonista degli Internazionali, Maria Sakkari): a Roma ha raggiunto di nuovo l’ultimo atto, e su un palcoscenico ben più prestigioso.