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LE RAGAZZE DELLE MERAVIGLIE
Premiata sul Centrale una generazione d’oro

Questo contenuto è stato pubblicato 7 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Le ricorrenze vanno celebrate. E dieci anni sono una ricorrenza molto importante. Per questo, la Federazione Italiana Tennis ha voluto festeggiare una generazione di giocatrici che hanno fatto la storia del nostro tennis, ben oltre ogni previsione. L’occasione è stato il decennale della prima vittoria in Fed Cup, il primo grande successo di un gruppo di ragazze che oggi sono diventate donne. A Charleroi, nel settembre 2006, c’erano Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Mara Santangelo. Un paio d’anni dopo si sarebbe aggiunta la più giovane, Sara Errani. A Charleroi è partito una viaggio che ha raggiunto il suo apice il 12 settembre 2015, con la finale tutta italiana allo Us Open (Pennetta-Vinci). Il Campo Centrale del Foro Italico ha ospitato una bella celebrazione, andata in scena prima della sessione serale di giovedì. A condurla Massimo Caputi, presenti il Presidente CONI Giovanni Malagò, il Presidente FIT Angelo Binaghi, nonché gli ambasciatori del nostro tennis Nicola Pietrangeli e Lea Pericoli. Premiate Flavia Pennetta, Mara Santangelo e Roberta Vinci. Insieme a loro, il capitano Corrado Barazzutti. Prima che Pietrangeli premiasse le protagoniste con una targa ricordo, i maxi-schermi del Centrale hanno proiettato le immagini dei successi principali: prima la vittoria a Charleroi, poi i vari traguardi individuali: il Roland Garros della Schiavone, i cinque Slam di doppio del duo Errani-Vinci, infine lo Us Open dell’anno scorso. Il giusto tributo a un gruppo di ragazze che non avevamo mai avuto…nella speranza che possano avere delle eredi.

La grande avventura è iniziata il 23 aprile 2006, seconda giornata di Francia-Italia, a Nancy. Dopo l’1-1 della prima giornata, Francesca Schiavone sfida la numero 1 del mondo: Amelie Mauresmo. Quell’anno, la francese avrebbe vinto i suoi unici due Slam: Australian Open e Wimbledon. Già allora Francesca era chiamata “La Leonessa”. In un clima caldo e ostile avrebbe vinto la battaglia più dura. Il terzo punto, conquistato da Flavia Pennetta, ci fece capire che si poteva sognare. Ci fece capire che il tennis che conta poteva anche essere roba nostra. A Saragozza vincemmo senza problemi contro la Spagna, poi ci fu il duro weekend di Charleroi, contro il Belgio di Justine Henin e di una giovanissima Kirsten Flipkens. E’ onesto ricordare che mancava Kim Clijsters, ma le azzurre fecero il loro dovere e anche l’Italia ebbe un problema: il problema al polso di Flavia Pennetta obbligò Mara Santangelo a scendere in campo sul 2-1 per il Belgio. Per la Santangelo fu l’esordio assoluto in singolare. L’inizio fu complicato, poi la portò a casa. E al doppio non poteva finire diversamente. Avremmo vinto anche se la Henin non si fosse ritirata.
2007 – Finale a Mosca

L’epopea ha vissuto una bella finale anche l’anno dopo: del 2007 si ricorda la clamorosa semifinale contro la Francia, a Castellaneta Marina. Ancora una volta fu la Schiavone a toglierci dai guai, portando a casa due singolari e doppio. In finale, contro una Russia al suo massimo splendore, Francesca fece il possibile ma l’assenza della Pennetta pesò nello 0-4 di Mosca. Dopo il passo falso del 2008, la seconda stellina è arrivata l’anno dopo.

 

2009 – Pennetta d’Orleans

E anche nel 2009 siamo partiti dalla Francia. Stavolta si giocava a Orleans, su un campo molto veloce. La partita è ricordata come quella del “dito medio” della Pennetta, ribellione a un grave errore della giudice di sedia Louise Engzell. Il pubblico la fischiò senza pietà, ma riuscì ugualmente a vincere. La Schiavone fece il suo dovere contro la Cornet e il giorno dopo, per Flavia, fu un altro capolavoro. Dopo aver trovato la forza di scusarsi per l’errore, Flavia ha giocato un’altra grande partita e ha messo a tacere gli stessi che l’avevano insultata senza pietà. Dopo una gustosa rivincita sulla Russa in semifinale, il secondo trofeo fu sollevato a Reggio Calabria contro gli Stati Uniti. Un weekend tutto sommato tranquillo certificò la superiorità delle azzurre: fu una specie di omaggio, di indennizzo dopo le imprese nei quarti e in semifinale.
2010 – Davanti a San Diego

Il terzo sigillo è arrivato l’anno dopo. Con un gruppo sempre più granitico, (Schiavone, Pennetta, Vinci, Errani), l’impresa migliore è arrivata al primo turno, nella gelida Kharkiv. L’Ucraina delle sorelle Bondarenko faceva paura, e ne faceva ancora di più dopo che Alona batté la Schiavone su un campo rapidissimo. Lì fu splendida la Pennetta, vincitrice in due set su entrambe le Bondarenko. Ha restituito a Francesca quello che le era stato donato quattro anni prima a Nancy: la possibilità di finire il lavoro iniziato da altre. Ed è stato così. Semifinale e finale, tutto sommato, furono semplici: al Foro Italico battemmo una Repubblica Ceca ancora acerba, mentre la trasferta di San Diego in finale certificò la nostra superiorità sugli Stati Uniti. Anche in questa occasione, la più brava fu la Pennetta. Vinse entrambi i singolari e, per la prima volta, si è tolta la soddisfazione di siglare il punto decisivo. Lasciò la miserie di tre giochi a CoCo Vandeweghe, alzando le braccia al cielo, anzi, al tetto della San Diego Sports Arena.
2013 – Roberta furia ceka

Dopo tre successi firmati da Pennetta e Schiavone, era giusto che anche Roberta Vinci e Sara Errani vincessero la “loro” Fed Cup. E’ accaduto nel 2013 e anche stavolta non è stato facile. Al primo turno, sulla terra indoor di Rimini, trovammo una Varvara Lepchenko in condizioni strepitose. L’americana, fresca di passaporto, le battè entrambe ma il doppio fu risolutivo. C’era grande preoccupazione per la semifinale contro la Repubblica Ceca, vincitrice delle ultime due edizioni. Le ceche si presentarono a Palermo con la migliore formazione possibile, ma l’impresa la firmò Roberta Vinci, capace di battere nientemeno che Petra Kvitova. La pioggia rimandò il termine degli incontri al lunedì e Roberta siglò il punto decisivo battendo la Safarova in un match al cardiopalmo, peraltro dopo essere stata in svantaggio 3-1 al terzo. Molto più facile il successo in finale contro la Russia delle riserve. Anche il weekend di Cagliari, tuttavia, ha vissuto momenti di grande emozione. Ricordiamo tutti Vinci-Panova, con Roberta brava a cancellare quattro match-point alla russa e al tifo da stadio delle sue compagne (Pennetta, Knapp e una Schiavone giunta all’ultimo momento), che a ogni cambio di campo si recavano all’angolo dove giocava la Vinci, per incitarla a più non posso. Il giorno dopo, Sara Errani avrebbe sigillato la vittoria battendo l’applauditissima Alisa Kleybanova, reduce dalla vittoria con il linfoma di Hodgkin.
Generazione Slam

Ai successi in Fed Cup, naturalmente, si sono aggiunti i trionfi nel circuito individuale. Sono talmente tanti che elencarli è impossibile. Basti pensare che tutte e quattro hanno raggiunto almeno una finale Slam e sono entrate tra le top-10 WTA. Tutti ricordano l’incredibile successo di Francesca Schiavone al Roland Garros 2010. Fu l’abbattimento di un tabù ultra-secolare, rovesciamento di una storia che vedeva un posto in semifinale con un traguardo clamoroso. Da allora non c’è più stato niente di clamoroso. Francesca ha centrato la finale un anno dopo (e peccato per un grave errore della solita Louise Engzell nella finale contro Na Li). Poi è arrivata Sara Errani e il suo incredibile feeling con il Roland Garros. Nel 2012, dopo tante sconfitte contro le top-10, ha messo il turbo e raggiunto una clamorosa finale. Come se non bastasse, sempre quell’anno ha raggiunto la semifinale allo Us Open come non ci succedeva da una vita. E ha raggiunto per due volte di fila le WTA Finals, come non era mai accaduto.Flavia Pennetta era un mito già dall’agosto 2009, quando è diventata la prima italiana a conquistare un posto tra le top-10. Nella sua lunga battaglia (vinta) contro le sfortune, ha colto risultati incredibili: semifinali Slam, vittorie in WTA Mandatory…ma nessuno, davvero nessuno, pensava che avrebbe vinto lo Us Open in quel modo, pochi giorni dopo aver deciso di ritirarsi, peraltro dopo aver perso cinque delle ultime sette partite giocate. Un miracolo che ha sublimato una carriera già straordinaria. L’ultima arrivata, in termini di risultati, è stata Roberta Vinci. Per anni è stata soprattutto una doppista, poi Francesco Cinà le ha fatto capire di poter essere forte anche in singolare. Nel 2013 è esplosa e oggi raccoglie i frutti, con un piazzamento al numero 7, l’incredibile finale all’ultimo Us Open e il successo a San Pietroburgo, in cui ha centrato il suo primo titolo Premier. Storie mai vissute prima. Poi c’è stato il doppio: la prima a vincere è stata Mara Santangelo, vincitrice al Roland Garros 2007 con Alicia Molik, poi Flavia Pennetta (capace di intascare un’Australian Open con Gisela Dulko), prima dell’incredibile Career Slam ottenuto da Sara Errani e Roberta Vinci, indiscusse numero 1 della specialità per un paio di stagioni. Sembra un pallottoliere dei trofei. Forse lo è, ma andava fatto. Sia per dare il giusto valore alla memoria, sia per far capire alla gente il valore della cerimonia a cui hanno assistito.

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