Lupacchiotto Shapovalov
cucciolo di campione

Quando Rafael Nadal vinse gli Internazionali BNL d’Italia per la prima volta Denis Shapovalov aveva appena compiuto sei anni. Probabilmente aveva sul comodino della sua cameretta un piccolo lupo argentato di peluche come quello che ancora oggi è il suo portafortuna in giro per il mondo.

Così non deve stupire se, nella conferenza stampa post-partita, il canadese abbia definito Rafa come “un essere oltre l’umano, una leggenda” . E il fatto che lo spagnolo già lo rispetti come giocatore “un fatto per me straordinario”. Probabilmente da bambino che sognava di diventare un campione lo avrà percepito come una specie di supereroe dei cartoni animati.

Non deve stupire nemmeno la dura lezione che si è visto impartite oggi da Rafael Nadal su campo centrale del Foro Italico. Denis, 19 anni, è ancora un cucciolo di campione. E’ vero che  aveva già addirittura battuto Nadal l’anno scorso, nell’unico precedente faccia a faccia, ma si trattava del giorno dell’esplosione di un ragazzino sfrontato, su un campo duro di Montreal. A casa del cucciolo, che aveva colto di sorpresa tutti con la sua freschezza esplosiva. Proprio come faceva Rafa ragazzino.

Incontrare Nadal suoi suoi campi (quelli dove domina da oltre un decennio), presentandosi da n. 29 del mondo, semifinalista nel Masters 1000 di Madrid la scorsa settimana, non è la stessa cosa. Prima differenza: fronteggiare la palla di Nadal sul ‘rosso’ è un problema che non si può comprendere fino a quando non lo si è sperimentato sulla propria pelle. Quella del fuoriclasse spagnolo, con 10 Roland Garros incisi sulla racchetta, è una pressione, con carico di rotazione, unica al mondo. Ora che ti ci abitui, ammesso che tu ci riesca, la partita è finita e la prospettiva più bella è una doccia calda. Seconda differenza: Rafa ora sa chi sei, ti rispetta e non ti regala un “quindici”.

Lo ha dimostrato andando a questionare su ogni decisione dell’arbitro Lahyani che avesse un minimo margine di dubbio. Aveva molto rispetto dell’avversario, cosa che per Shapovalov “è un fatto straordinario” ma per chi ha visto la partita sicuramente un atteggiamento di buon senso, visto che fino al break sul 3-3 il gioco era molto equilibrato, con il ragazzo nato a Tel Aviv, cresciuto in Canada e residente alle Bahamas, a dettare spesso il ritmo.

Shapovalov è già un pericolo pubblico e il cannibale Nadal ha avuto la saggezza di non lasciare appigli alle zampotte del cucciolo campione (Shapo ha il 47 di piede…): Anche perché nel primo set il biondo canadese ha mostrato in più di un’occasione di avere già un’idea chiara di dove poter affondare i suoi colpi. In una sfida tra mancini ha più volte fatto viaggiare il più forte terraiolo di tutti i tempi da una parte all’altra del campo per giocargli alla fine in contropiede sul rovescio. Oppure nel varco aperto dalle geometrie dello scambio sul lato del diritto, con l’incrociato stretto.

Il fatto è che provare a battere il maiorchino bisogna tirare forte come e più di lui, sbagliando meno. E sulla terra battuta, negli ultimi 15 anni ci sono riusciti solo in due o tre. Poche volte. Dunque ci sta tutta la lezione di tennis con cui Shapovalov torna a casa ( meglio va a Parigi…). E anche un po’ di polvere (rossa) mangiata. Aiuta a capire la dimensione del problema in prospettiva futura. Il cucciolo ha tutto il tempo del mondo per diventare lupo adulto. Pronto a ululare dentro i più prestigiosi trofei del tennis mondiale. Passando per Milano, alle Next Gen Atp Finals di novembre, che lo aspettano protagonista anche quest’anno.

A titolo di curiosità, dalla parte di chi gioca, ecco le specifiche tecniche della sua racchetta , in diretta dalla ‘fossa degli incordatori’: si tratta di una Yonex VCore 95 (piatto da 95 pollici quadrati, uno dei più piccoli sul circuito insieme a quelli di Kei Nishikori e Juan Martin del Potro) incordata con sintetico monofilamento Yonex Poly Tour Strike, calibro 1,30, alla tensione di 47 libbre (21 kg).