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Maria torna a ruggire (e a sorridere) La terra le è ancora amica

Questo contenuto è stato pubblicato 5 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

A volte anche le tigri hanno paura. Di non riuscire ad imporre la loro legge, di non essere più capaci di tornare. Chissà se questo pensiero ha mai sfiorato Maria Sharapova, che proprio sulla terra capitolina sembra aver ritrovato l’alchimia giusta per riprendersi un posto da protagonista assoluta nel tour, lei che è riuscita a mettersi alle spalle pure i 15 mesi di qualifica (era stata trovata positiva al Meldonium in un controllo antidoping durante gli Aus Open 2016). In effetti dal rientro, poco più di un anno fa a Stoccarda (nel Premier tedesco era stata fermata in finale dalla Mladenovic), la russa ha alternato grandi match a sconfitte inattese, ha accusato diversi infortuni e soprattutto, nonostante un successo a Tianjin lo scorso ottobre, non è ancora riuscita a riguadagnare una classifica accettabile, almeno per lei: attualmente è numero 40 ma con la semifinale al Foro si è già assicurata un posto in top 30 (oltre ad una testa di serie al Roland Garros).

Quella contro Jelena Ostapenko è stata una lotta tra belve – in senso buono ovviamente (anche se…) – che non mollavano un punto neanche a pagarle e che tra uno scambio e l’altro si lanciavano occhiate quasi feroci. Un match corretto vinto da Maria perché l’esperienza nel tennis vorrà pur dire qualcosa. Anche se Jelena ha avuto il pregio di non mollare mai, anche quando si è trovata indietro 5-2 nel set decisivo, nemmeno quando ha dovuto affrontare i match-point. Ci è voluto un rovescio lungolinea in contro-piede della Sharapova per costringerla ad arrendersi. Commette ancora troppi errori Maria, ma compensa con la grinta quello che ancora latita in termini di tennis. E intanto, con coach Thomas Hogstedt di nuovo nel suo box (i due avevano già lavorato insieme tra il 2010 ed il 2013), si prende la sua prima vittoria stagionale contro una top ten e ritorna nel penultimo atto di un Premier 5 (l’ultima volta proprio a Roma, nel 2015).

Personaggio unico, simpatica o antipatica la si possa trovare, Maria non è solo una campionessa (nel suo palmares figurano 36 titoli, tra cui 5 Major) che è riuscita ad arrivare al numero uno del ranking e a completare il Career Grand Slam, vincendo il suo primo Roland Garros nel 2012, ma è anche un’icona dello star system e soprattutto una grande promotrice di sé stessa. E’ stata l’atleta donna più pagata al mondo ed è la più seguita sui social: più di 15 milioni di follower su Facebook, quasi 9 milioni su Tweetter ed oltre tre milioni su Istagram sono numeri da mettere paura. Con 11 titoli è la seconda giocatrice in attività per numero di tornei vinti sul “rosso” dopo Serena (13).

Masha è una che non molla e con Roma ha un rapporto speciale: fattasi attendere non poco dagli appassionati, lei che diceva di sentirsi sulla terra come una “mucca sul ghiaccio”, ha improvvisamente scoperto il “rosso” inanellando al Foro Italico due successi back-to-back (2011-2012) – preludio ai due trionfi del Roland Garros del 2012 e 2014 – e poi nel 2015 ha concesso il tris. Lo scorso anno ha anche avuto la chance di “palleggiare” un po’ con Berdych al Colosseo: quest’anno la sua unica avventura da turista è consistita nel tentativo di uscire a mangiare una pizza, ma i paparazzi l’hanno convinta a rientrare in hotel, come ha raccontato in conferenza stampa. Il suo percorso fin qui nel torneo di quest’anno non è stata una cavalcata imperiosa, piuttosto una battaglia continua: è stata in campo per quasi dieci ore per riuscire ad approdare in semifinale al Foro Italico. Contro la Ostapenko, di dieci anni più giovane, Maria non ha avuto paura di sporcarsi le mani (tanto per usare un’espressione fin troppo abusata): anche le sue lunghe gambe da modella erano ricoperte di terra rossa. Ha lottato e ha gioito, regalando al pubblico del Centrale il suo sorriso più bello, tornata improvvisamente bambina con quell’espressione quasi incredula. E la voglia di urlare: “Io ci sono ancora”.

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