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MI RITORNI IN MENTE / GABRIELA FA IL BIS AGLI INTERNAZIONALI DEL 1989
SANCHEZ BATTUTA, SECONDO SUCCESSO A ROMA PER LA SABATINI

Questo contenuto è stato pubblicato 4 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali BNL d’Italia.

Nel 1989 Gabriela Sabatini vince il torneo di Roma battendo in finale la spagnola Arantxa Sanchez in tre set. Per la bella argentina si trattò del secondo di quattro successi agli Internazionali. “Mi ritorni in mente” è lo spazio dove rivivere le partite più belle degli IBI attraverso la penna di grandi giornalisti che quei match li hanno raccontati dal vivo.

ROMA. Gabriela Sabatini è stata incoronata, per la seconda volta, regina degli Internazionali d’Italia, conquistando il cuore di Roma. Doveva essere una partita facile, invece la bella campionessa argentina è stata costretta a combattere per due ore e trentanove minuti, prima di mettere a segno il punto finale. La sua piccola avversaria, Arancia Sanchez, che l’aveva affrontata sei volte senza mai vincere un set, ha mantenuto la promessa. Priva di timore reverenziale ha spinto Gabriela a gesti drammatici, regalando immagini suggestive agli spettatori del Foro Italico, e dal pubblico che seguiva l’incontro in televisione.

Gabriela Sabatini nel terzo set è finita distesa sul celebre Centrale dove è rimasta per qualche attimo, con gli occhi socchiusi, in cerca di soccorso, freschezza, idee alternative. Il suo pesante gioco arrotato le aveva tolto troppe energie, rivelandosi un pericolosissimo nemico. Ma andiamo con ordine. Dopo la presentazione con banda, stendardi, inni e i soliti cartelli: “Gabriela ti amo”, “Coraggio Arancia siamo con te”, le due ragazze hanno iniziato la partita giocando un tennis guardingo, destinato a scoprire le rispettive strategie. Arancia, che ha un senso tattico eccezionale, probabilmente pilotata dal suo coach, ha cercato di prendere l’iniziativa. Nessuno, a priori, la riteneva capace di reggere un confronto basato sulla regolarità. Il primo set si è risolto in meno di mezz’ora, con il punteggio di 6 giochi a 2 per la Sabatini, lasciando pronosticare – a quelli che non conoscono bene il tennis – veloci soluzioni.

Mentre nella seconda partita, sullo score di un gioco pari, Gabriela cedeva il servizio a 0, commettendo il suo terzo doppio fallo, la piccola spagnola reagiva con un coraggio non comune, rimanendo aggrappata a scambi che, nel corso del pomeriggio, le hanno fatto fare il giro del mondo e ritorno. Poche volte nella vita ho visto una tennista correre così tanto, così veloce, così bene. Nonostante gli sforzi, però, Arancia sembrava un piccolo pesce allo stremo delle forze nell’insano tentativo di risalire un grande fiume in piena. Senza perdere il controllo della situazione, Gabriela si è portata in testa per 5-3 con il servizio a disposizione per chiudere il match. Qui è accaduto l’impossibile. La ragazza spagnola, perso per perso, si è lanciata verso rete mettendo a segno punti tanto belli quanto azzardati. Ad ogni 15 conquistato Arancia strillava: “Vamos” trascinando dietro al grido una buona parte di spettatori. 7-5 per lei con un prezioso vantaggio di 2 giochi a uno nel set decisivo, momento nel quale la campionessa argentina – come dicevamo – è caduta come una bella addormentata sul Centrale. C’è voluta, credetemi, la volontà di ferro di una grande giocatrice per contenere quella piccola furia scatenata. Il match, concluso per 6-4, è stato accolto da un’autentica ovazione da parte dei romani.

Gabriela nella conferenza stampa ha dichiarato: “E’difficile difendere le posizioni conquistate. Anch’io mi buttavo allo sbaraglio quando non ero nessuno”. Poi ha aggiunto: “Per giocare un tennis spettacolare è importante avere un’avversaria tra le primissime della classifica”. Questo senza togliere meriti alla sua giovane rivale. Arancia, dal canto suo, si è detta soddisfatta: “Da questa sconfitta ho imparato molto. Oggi so che anche con le più brave posso giocare alla pari”.

Oltre alle coppe, a 60.000 dollari e agli applausi, Gabriela ha ricevuto un bracciale di diamanti destinato a diventare il gioiello simbolo delle sportive di domani.

Lea Pericoli (il Giornale, 15 maggio 1989)

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