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Orgoglio e pazienza, riecco Wawrinka: può davvero tornare “Stanimal”?

A 37 anni l’ex numero 3 del mondo svizzero, l’ammazza Fab Four, dopo altre due operazioni ritenta la scalata: ha rimontato Opelka, battuto Djere e ora ritrova Djokovic, come nella finale di Roma nel 2008

Un grande passato è una zavorra o un lasciapassare? Il pubblico di Roma s’interroga curioso su Stan Wawrinka, anni 37 ex numero 3 del mondo, campione di 3 Slam nell’era dei Fab Four, battendo peraltro i numero 1 dell’epoca: Nadal, agli Australian Open 2014, Djokovic al Roland Garros 2015 e ancora Nole agli US Open 2016. Il 37enne svizzero è il secondo più sfortunato dei campioni, con 2 operazioni al ginocchio e 2 al piede, sempre sinistro. Ha vinto 16 titoli e, soprattutto, 11 finali di fila negli anni d’oro, dal 2014 al 2016, incluso il Masters 1000 di Montecarlo 2014 contro “Svizzera 1”, Roger Federer, col quale ha conquistato l’oro olimpico di doppio a Pechino nel 2008, ed ha contribuito a conquistare la coppa Davis 2014.

Nella sua storia specifica a Roma, per qualificarsi alla finale del 2008, aveva eliminato 4 futuri re della classifica: Safin al primo turno, Murray al secondo, Ferrero al terzo e Roddick in semifinale, per poi cedere a quello che sarebbe stato il successivo numero 1, Djokovic, in finale.

E’ tornato al Foro Italico da appena n.361 della classifica: l’anno scorso ha giocato appena 6 match ma a metà marzo ha salutato il circuito e s’è ripresentato direttamente 12 mesi dopo sulla terra di Marbella, perdendo subito da Elias Ymer in due set, lo stesso a Montecarlo con Bublik, al quale ha però strappato un set. E, nella sua crescita, agli IBI ha sconfitto all’esordio il bombardiere Reilly Opelka, vinto il braccio di ferro contro il solido ma falloso e imprevedibile serbo Laslo Djere.

Stan Wawrinka (Foto Adelchi Fioriti)

Ora può sognare di rinverdire i tempi andati e riproporre al terzo turno la sfida a Djokovic, col quale è 6-19 negli scontri diretti, ma con tanti urrà DOC.

Chi ha vinto tanto perché rimette in gioco il suo nome per rilanciare la scommessa contro ragazzi che potrebbero essere suoi figli?

“Uno dei principali motivi per cui sto ancora giocando e sono tornato dopo un anno di lontananza dal circuito è il pubblico, l’emozione che prendi dalla gente in tribuna e le trasformi sul campo. Un bel tifo come quello di Roma aiuta molto a rimanere positivi anche se non sei felice di come vanno le cose in campo, nel tennis”.

La strada della ripresa è lunga, se sarà vera ripresa, e al livello agognato da Stan, soprattutto per un giocatore costruito come lui: “Ho bisogno di qualche mese per sentirmi davvero dove voglio essere. Devo fare ancora tanto duro lavoro per giocar meglio, mi serve tanto allenamento sul campo e in palestra”. La volontà di sicuro è tanta, mossa dalla imbattibile motivazione di chi non vuole arrendersi a un infortunio: “C’è dietro tanto sacrificio e ancor di più disciplina. Se vuoi essere un atleta professionista so quel che costa arrivare a quel livello. Alla mia età, dopo altre due operazioni, avrei potuto smettere serenamente, contento, perché la mia carriera è stata anche migliore di quella che mi sarei aspettato da giovane e poi crescendo. Ma ho ancora dentro questo fuoco, credo di poter ancora giocare un gran tennis e fare grandi risultati, non subito, ma fra un po’. Per quest’anno non ho alcun obiettivo di classifica, solo tornare al livello che mi restituisca la fiducia in me stesso”.

Stan Wawrinka (Foto Adelchi Fioriti)

Wawrinka è stato molto paziente: “La parte mentale è molto importante. Comunque sia avrei dovuto fare un’accurata riabilitazione per poter tornare a camminare, a correre e a vivere una vita normale. Ho preso l’occasione per concentrarmi giorno dopo giorno, per fare altre cose extra tennis – ho prodotto anche un film in Francia -, per restare sempre positivo ed accettare che ci voleva tanto tempo per riprendermi. E quindi avevo bisogno di tanta pazienza”. Un’arma fondamentale nel tennis, che gli è servita d’acchito a Roma, contro il gigante Opelka per recuperare un set e un break di svantaggio: “Quando stai tanto tempo fuori dal Tour e quindi dal ritmo-partita, in gara tendi a pensare molto più di quanto dovresti e non ti concentri sulle cose giuste. Poi, con l’andare del match, mi sono sciolto”. La vita è bella: “Soprattutto apprezzo l’opportunità di poter giocare match come questi e venirne fuori e poterne giocare un altro ancora”. 

Ora lo aspetta un clamoroso amarcord romano: un faccia a faccia con quel n.1 del mondo, suo avversario sul ‘centrale’ in quel fatidico 2008, che forse non si aspettava di poter rivivere così presto, così intensamente.

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