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ROMA E THIEM RINGRAZIANO ROGER
Il campionissimo acciaccato gioca comunque. Perde di misura e saluta il Foro

Questo contenuto è stato pubblicato 7 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Roger Federer (Foto Giampiero Sposito)

Roger Federer (Foto Giampiero Sposito)

Federer saluta. Con la solita classe ma la testa un po’ bassa e lo sguardo scuro. Merita un doppio grazie. Non è in condizione, non si sente di rischiare certi gesti più di tanto ma in campo ha deciso di andarci lo stesso ad affrontare il più solido degli emergenti di oggi, l’austriaco Dominik Thiem, già arrivato al n.15 del mondo.

Si era detto favorevolmente sorpreso di aver battuto Alexander Zverev indue set ieri, visto che fino all’ultimo momento era indeciso se rischiare o no ( la schiena o il ginocchio o qualcos’altro che non è perfettamente a posto). “Gioco con quello che ho” aveva detto senza sorridere.

“Quello che ha” anche in queste condizioni è tanta roba visto che contro un tennista molto più incisivo di Zverev sulla terra battuta, si è comunque giocato un tie-break nel primo set e ha tenuto tutti i turni di battuta del secondo, tranne uno. Quello che fa sì che il punteggio finale sia stato 7-6 6-4 per l’austriaco.

Il verso che avrebbero preso le cose si è avvertito distintamente proprio nel tie-break del primo set. In un paio di situazioni il vincitore di 17 Slam è arrivato sulla palla per colpire di diritto, la sua “grande frustata liquida” come scrisse David Foster Wallace, e si è invece semplicemente appoggiato di piatto sulla gialla Dunlop, porgendo all’avversario una comoda occasione di dominare lo scambio. Così ha ceduto la partita.

Roger Federer (Foto Giampiero Sposito)

Roger Federer (Foto Giampiero Sposito)

Sintomatico che al cambio campo di fine set abbia lasciato la panchina prima del tempo concesso, ritrovandosi ad aspettare per un buon mezzo minuto dietro la riga di fondo il giovane avversario ancora tranquillamente seduto a rifocillarsi. Un momento teatralmente surreale che tradiva la fretta, magari inconscia, di Federer di non essere più lì a vivere la frustrazione del campionissimo che sente di non potersi battere in pieno per vincere una partita che normalmente sarebbe stata ancora sua.

Questa la sensazione che si è avuta sul campo, visto che con quello che Roger aveva a disposizione del repertorio abituale (a sentir lui in conferenza stampa “non molto”) è comunque stato lì lì nel punteggio, subendo solo la grande continuità nello spingere forte da fondo del 22enne Dominik.

Curiosa (e quasi sempre perdente) la scelta del vincitore di 17 Slam di piazzarsi molto indietro nella risposta al servizio, come volesse crearsi la possibilità di giocare un colpo più “sbracciato”. Nella realtà ha sempre perso campo e tempo, offrendo all’avversario il comando dello scambio. Non è un caso che quando Thiem è andato a servire per il match, sul 5-4 nella seconda partita, Roger abbia provato a stare al suo posto, cioè non più di un mezzo metro dietro la riga, pronto ad anticipare ed aggredire il colpo.

Dominic Thiem (Foto Giampiero Sposito)

Dominic Thiem (Foto Giampiero Sposito)

Non è andata bene ma i 10.000 del Centrale hanno potuto godersi qualcosa di più di un’esibizione di lusso. Potranno dire di aver assistito a una vittoria di Thiem che comunque resta negli annali e segnerà una data importante nel pedigree di questo giocatore dal rovescio “monomane” davvero bomba. Il suo ingresso nella top 10 è solo una questione di tempo (poco).

Ma manderanno a memora alcune giocate del “migliore di sempre” di bellezza, scioltezza e classe assolute: dolci smorzatine, perentori serve & volley, perfino una SABR (lo Sneaky Attack By Roger, subdolo attacco di Roger), quella risposta di controbalzo avanzando repentinamente verso la rete sulla risposta al servizio che lo svizzero si è inventato lo scorso anno. Dunque, grande Roger, anche se continuerai a mancarci nell’albo d’oro, grazie lo stesso.

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