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Rune: «Sono un appassionato, non un bad boy»

Holger Rune ha centrato la semifinale agli Internazionali BNL d’Italia e battuto Djokovic per la seconda volta in tre confronti diretti. Un piccolo primato, che condivide solo con altri due giocatori in attività

Nel suo primo torneo da junior, Holger Rune ha raggiunto la finale. Aveva lo stesso completo di Rafa Nadal, che allora era numero 2 del mondo, e di cui aveva anche un poster in camera. Il danese ha perso quella finale e una volta a casa ha tolto il poster dello spagnolo, sostituito con quello di Roger Federer, allora numero 1 ATP. Ha iniziato anche a vestire con le polo come Federer e a usare la sua racchetta. “Non voglio mai essere il numero 2, è la cosa peggiore” diceva fin da piccolo, come ha raccontato la madre Anneke.

Oggi Rune ha battuto il numero 1 del mondo Novak Djokovic, che pure è destinato a perdere lo scettro dopo gli Internazionali BNL d’Italia, per la seconda volta in tre confronti. Solo altri due giocatori in attività hanno ottenuto più di due successi sul serbo e possono vantare un bilancio positivo tra vittorie e sconfitte negli scontri diretti. Si tratta di Nick Kyrgios (2-1) e Jiri Vesely (2-0).

Gli altri tre giocatori in attività con un record positivo contro Djokovic lo hanno incontrato una volta sola, battendolo: Carlos Alcaraz, Daniel Evans e Taro Daniel.

“Il mio obiettivo è diventare numero 1 del mondo e vincere tornei dello Slam” ha detto all’ATP a inizio stagione.

Il suo spirito competitivo l’ha mostrato fin da piccolo. Voleva a tutti i costi superare la sorella maggiore Alma, di quattro anni più grande, che giocava a tennis. E qualche volta, ha ammesso, su punti importanti di quelle partite con Alma ha anche barato. Per questo i genitori intervenivano come arbitri.

Il desiderio di vincere, il bisogno di competere e di primeggiare hanno assunto nel tempo forme diverse. Ma il teenager che oggi è in semifinale a Roma è in fondo lo stesso ragazzo che da piccolo toglieva il poster di Rafa Nadal perché non voleva essere il numero 2.

“Non mi ritengo un bad boy del circuito. Chi gioca con passione non deve essere bollato come bad boy: è semplicemente qualcuno che ama quello che fa” ha detto il danese dopo il match. “Non mi piace rompere racchette in campo, per quello che mi ricordo non l’ho mai fatto. E sono questi comportamenti, a mio parere, che definiscono un cattivo esempio per i giovani. Io mi limito a mettere energia, magari anche contestando qualche chiamata dell’arbitro. Ma finisce lì”.

Certo, c’è il rischio di passare almeno per sbruffone quando si manifestano ambizioni altissime. “Punto a vincere più Roland Garros di Nadal”  diceva qualche tempo fa. “Me lo hanno chiesto anche un paio di giorni fa – sorride Holger – e ho risposto che intanto vorrei cominciare col primo, poi si vedrà. Quello che vorrei è vincere uno Slam già quest’anno: e se non sarà Parigi, potrebbe essere uno degli altri due”.

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