SIMONA, SETTIMANE DECISIVE
Halep e una svolta attesa. E’ lei la favorita?

Fate attenzione a Simona Halep. Il viso dolce, la corporatura minuta, il sorriso timido, sono come cenere innocua che nasconde una brace viva e rovente. Questa ragazza di Costanza è in potenza la tennista più forte del mondo. La sua vittoria a Madrid ci ha consegnato “una nuova Simona”, parole sue. E’ arrivata a Roma direttamente dalla capitale spagnola, presentandosi alla stampa solo martedì mattina. Il viso è disteso, ma lo sguardo e la voce sono fermi, sicuri. La storia delle sue ultime settimane è ormai nota, almeno agli appassionati più attenti: dopo la brutta sconfitta contro Johanna Konta, nei quarti di Miami, il suo coach Darren Cahill ha minacciato di voler abbandonare il suo incarico. Per qualche giorno ha smesso di lavorare con me perché era arrabbiato dopo il match. Non era perché avevo perso, ma per il mio atteggiamento” ha rivelato in un’intervista alla WTA dopo aver difeso (un’altra prima volta, per la romena) il suo titolo a Madrid. “Pensava che io mi fossi arresa. Allora mi sono messa a lavorare duro sulla mia mentalità, e psicologia” ha detto Simona, nel suo inglese non sempre precisissimo. Il significato, però è chiaro: il coach australiano, una delle persone più rispettate del circuito tanto al maschile quanto al femminile, ha trovato il modo di dare una salubre scossa alla psiche di Simona. “Non voglio parlarne di nuovo. Ho detto quello che avevo da dire” dice a Roma a chi le chiede di elaborare sull’episodio: “E’ stato un periodo positivo e mi ha cambiato un po’ come persona. E per questo lo voglio ringraziare ancora”. Il capitolo è chiuso, ma le conseguenze sono più attuali che mai: “Oggi, ho mostrato che è una nuova Simo, che non mi arrendo più, anche se perdo un secondo set lottato” ha detto subito dopo aver vinto Madrid. La grandezza di un coach sta anche in queste cose, nella capacità di conquistare il rispetto e la fiducia del suo giocatore o giocatrice, spingendolo nello stesso tempo a dare il massimo. Non è un caso che Darren fosse il coach che tanti addetti ai lavori avrebbero voluto vedere al fianco di Federer nei periodi più difficili della carriera dello svizzero. Ci fu un tentativo, a Dubai provarono una partnership che sembrava cosa fatta, ma all’ultimo non trovarono un accordo. Pare che l’australiano non potesse seguire Roger tutto l’anno. Ora lo sta facendo con Simona, anche in virtù del contratto che lo lega allo stesso sponsor di Simona. Darren potrebbe rappresentare il pilastro su cui far poggiare definitivamente la carriera da campionessa di una tennista che, campionessa, lo è ancora solo in potenza. In modo quasi provvidenziale, la partnership è iniziata dopo due anni di confusione, iniziati con lo strano licenziamento di Wim Fissette (il coach che l’aveva portata in finale al Roland Garros e nella Top5) e proseguiti con una gestione – e con il diretto interessamento dei totem Tiriac e Nastase – non adatta al momento che la sua carriera stava attraversando. Proprio Nastase ha rischiato di metterla in imbarazzo, prima come protagonista di un weekend di rabbia e follia come capitano di Fed Cup, poi come partecipante alla premiazione del Premier Mandatory di Madrid. “Non doveva essere sul campo oggi, è stata una cosa irresponsabile e inaccettabile”: ha detto, senza troppi giri di parole, il CEO della WTA Steve Simon, richiamandosi all’inchiesta ITF che potrebbe bandire il romeno dal circuito a vita. Lei, interrogata a Roma sulla cosa, giustamente risponde deviando l’imbarazzo su chi lo deve gestire: “Quelli dell’ITF sapranno cosa fare e lo faranno, e non voglio commentare sul fatto che lui fosse sul palco. Ho la mia opinione personale, ed è che l’ho sempre ammirato e rispettato per quello che ha fatto nel tennis. Per me, è il miglior giocatore della storia della Romania, ed ero felice venisse ai miei incontri e mi sostenesse. Adoro averlo attorno, già, ma è la mia opinione personale”. Precisa, diretta, di fatto inattaccabile. Un po’ come il suo gioco, quando è al meglio. Quel gioco pulito, tecnicamente immacolato, che a Roma – la città che l’ha lanciata nel 2013 – e Parigi potrebbe renderla la tennista da battere.