Sonego, servizio e freddezza
“Erano tre anni che ci provavo”

Felicità è Lorenzo Sonego da Torino, anni 23, 1.90 centimetri di potenzialità ancora inespresse, che in un pomeriggio indimenticabile, sotto il sole di Roma, si toglie per un attimo la maschera di freddezza e si lascia trascinare dalle emozioni, come un bambino che ruzzola sulla sabbia. Che, nel tennis, si chiama terra rossa. “Sognavo proprio di giocare sul Centrale, è stata un’esperienza incredibile, dopo il primo set nel quale non mi sono espresso al meglio ho trovato le soluzioni che davano più fastidio al mio avversario, e ho giocato meglio grazie anche alla fantastica atmosfera che c’è qui a Roma, prendendo sempre più forza ed energia”. Lui, che passa per la prima volta il primo turno agli Internazionali d’Italia, sul centrale, da numero 142 del mondo che elimina il 27, il mancino francese Adrian Mannarino: “Erano tre anni che ci provavo e non c’ero ancora riuscito, nel 2016, dopo aver passato le pre-qualificazioni, avevo perso nel primo turno le tabellone, in tre set contro Sousa. Ma ho lavorato tanto negli ultimi due anni e sentivo di avere l’esperienza e il gioco di cui avevo bisogno, e in campo stavolta mi sono sentito meglio”. Semplice a dirsi, difficilissimo a farsi: “Sono cambiato tanto mentalmente, sono più consapevole di me e più convinto a dare il, massimo per raggiungere gli obiettivi e continuare a migliorare”.

La sua forza è sicuramente il servizio che mette giù regolarmente a oltre 200 all’ora, e gli regala punti diretti e anche tante possibilità di aprirsi il campo. Ma il servizio se l’è costruito: due anni fa non ce l’aveva. Così come peccava di rovescio. “Ha lavorato davvero tanto”, racconta il coach di sempre Gipo Arbino, aria da Braccio di ferro, che l’allena, da quand’ha 11 anni, al Green Park Rivoli: “All’epoca giocava anche nelle giovanili del Torino, era un attaccante forte, sulla fascia destra. Era mingherlino e solo a 18 anni ha cominciato a mettere un po’ di peso, anche se è ancora appena 75 chili. Ma mi ha colpito subito per l’elasticità, la coordinazione e, soprattutto, per il carattere, imperturbabile, sempre, com’è stato anche in questa importantissima partita di Roma. Perciò ho sempre creduto nelle sue possibilità. Mi hanno aiutato le parole del grande maestro, Mario Belardinelli: ‘I ragazzi devono dare dei segnali’. Eppoi ho visto subito che il ragazzo sapeva eseguire quanto gli dicevo, aveva carattere e progrediva continuamente. Infatti ha recuperato in fretta il tempo perso non avendo giocato tanto da bambino. E sono sicuro che ha ancora enormi margini di miglioramento: con l’aiuto di Umberto Rianna, Filippo Volandri, il centro tecnico federale di Tirrenia e, quindi, la Fit che ci è sempre stata vicina, faremo ancora tante cose”.

Parole che Sonego da Torino, che non vuole emulare come caratteristiche nessun collega professionista in particolare, ma adora Federer, ha metabolizzato alla perfezione. Anche perché, intelligente com’è, le ha verificate in campo: “Ho lavorato tanto per stare più vicino al campo e togliere il tempo all’avversario, perché so che se mi allontano corro solo io e mi stanco”. E ora avanti con il tedesco Peter Gojowczyk. ”Non penso a chi devo incontrare, è già bellissimo essere nel secondo turno di un torneo come questo, so che il livello di qualità e di esperienza di qualsiasi mio avversario è comunque superiore al mio. Perciò penso solo a divertirmi e a lottare contro tutti”.
Viva l’Italia del tennis che lavora tanto, con umiltà, e accetta di andare avanti pian pianino.