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SONEGO SOGNA PER TRE ORE
Il torinese sfiora il miracolo con Sousa, n.30 ATP

Questo contenuto è stato pubblicato 7 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

Un sogno durato tre ore. Un sogno bellissimo, sotto il solleone del Campo 2, che ha richiamato immagini epiche. Lorenzo Sonego, numero 333 ATP, è arrivato a due punti dalla clamorosa impresa contro Joao Sousa, numero 30. Uno che tre giorni fa – tre giorni! – toglieva un set a Rafael Nadal alla Caja Magica di Madrid. “Sonny” è sceso in campo quando le tribune erano ancora semivuote. Rideva. Rideva con lo sguardo del bambino che si trova nel paese dei balocchi. Ha guardato il suo coach, Gianpiero “Gipo” Arbino, e ha cercato il suo sguardo per tutta la partita. Nel primo set, sul 4-3 per Sousa, si è addirittura voltato per assistere all’imperiale ingresso in campo delle sorelle Williams, impegnate in doppio sul campo adiacente. Ma che cuore, che passione, che coraggio. Col suo modo di stare in campo, guerriero irriducibile nonostante i 21 anni che compirà martedì, ha letteralmente scatenato la gente. Non sono cono contati i cori da stadio come “Forza Lorenzo!” oppure “Lorenzo! Lorenzo!”. C’era anche un gruppetto di persone provenienti dal suo club, il Green Park di Rivoli, a due passi dalla natia Torino. A un certo punto è anche comparso uno striscione: “Da Bruero al Foro / Forza Sonego / Fai un capolavoro”. E lui, Lorenzo vestito di giallo, è arrivato a tanto così dal farcela. E’ finita 6-7 6-3 7-5 per Sousa, bravo a vincere gli ultimi 10 punti dopo una battaglia spalla a spalla. Ma Sonego è stato il vincitore morale: all’uscita dal campo è stato travolto dall’ovazione di mille persone che si sono fatte conquistare, piano piano, da un tennis di prospettiva e da un cuore infinito. Ha giocato quei punti che piacciono al pubblico del Foro Italico: difese a oltranza, passanti clamorosi, persino millimetriche palle corte. E poi digrignava i denti, cercava il supporto di Arbino (che per lui è un secondo padre), a un certo punto ha anche mostrato il pugnetto a quelli di Rivoli. E’ stato quasi eroico, soprattutto quando Sousa non perdeva mai campo e lo faceva correre come un pazzo. Andava anche sulle palle più improbabili. Queste cose piacciono alla gente e gli serviranno per una carriera che è ancora all’inizio. Per rendere l’idea di quanto sia vergine a certi livelli, in tutta la carriera ha vinto la miseria di otto partite nei tornei Challenger. Inutile dire che quello contro Sousa è stato il primo match nel circuito maggiore.

Sonny è partito piano, subito sotto 3-0 con doppio break, per la gioia di un gruppetto di portoghesi armati di bandiera. Piano piano, Sonego ha guadagnato un metro, un metro e mezzo…e ha iniziato a dare spettacolo. Il servizio è ficcante ma non ancora pesante: quando la massa muscolare si sarà formata, allora saranno guai per gli avversari. Sul piano tecnico ricorda quello di David Wheaton, il tennista “da un milione di dollari”, colui che vinse la prima edizione della Grand Slam Cup, esibizione giocata negli anni 90 che metteva in palio un montepremi definito “immorale”. Bene il dritto, un po’ meno bene il rovescio, ma la crescita è mostruosa anche solo rispetto a dodici mesi fa. Sousa pensava che fosse una passeggiata, ma quando Sonego lo ha riacchiappato sul 5-5 ha capito che sarebbe stata dura. Nel tie-break, il torinese ha azzeccato il capolavoro: la prima entrava sempre, il primo set andava in cascina, il pubblico in delirio. Nel secondo è andato sotto 0-2 (calo fisiologico), ma trovava la forza di rimettersi in parità. Il rimpianto numero 1 era la palla break sfumata sul 2-2. Avanti di un set e un break, chissà…Sul 5-3 per Sousa si è trovato 0-40 sul servizio del portoghese, ma non è riuscito ad allungare la pugna. Nel terzo, la pugna è diventata battaglia. Il primo game durava un quarto d’ora e Sousa trovava il break alla settima (!) palla break. Sembrava finita, ma Sonego non ne voleva sapere di perdere. Lo ha riacciuffato sul 4-4, poi è salito 5-4 fino ad arrivare a due punti dal match. La qualità del numero 30 ATP è emersa nel momento del bisogno, con Sousa che si è aggiudicato gli ultimi 10 punti della partita. Ma ci sta. E’ giusto e forse è anche meglio così, perché una vittoria avrebbe potuto scatenare meccanismi pericolosi.

Nella prima conferenza stampa della sua vita, Lorenzo si è detto più che soddisfatto. “Sinceramente pensavo di vincere, soprattutto a due match dal successo, ma non ho recriminazioni. Sono contento del mio match”. A un certo punto è sembrato che gli mancassero le energie. “Vero, non avevo più forza. Questo è un punto su cui devo migliorare, soprattutto negli allenamenti, in modo da arrivare con più forza a giocarmi il terzo set. Mi è già capitato qualche volta di perdere un match del genere al terzo set. Ma lui è numero 30, io sono 333…qualche differenza c’è”. A proposito di differenze, l’azzurro è convinto che i top-50 abbiano determinate qualità. “Accidenti, non regalano nulla – dice Sonego – la partita la devi vincere tu, non c’è niente da fare. Nei momenti importanti, Sousa ha sempre messo la prima palla ed è entrato in campo col dritto. Dopo la partita mi ha fatto i complimenti, dicendo che avrò un gran futuro”. Fino a qualche anno fa, Sonego vinceva le partite di “tigna”, pur tenendo un atteggiamento tattico troppo rinunciatario. Oggi è molto più propositivo, ma qualche scoria è rimasta. “Con il mio maestro sto lavorando duro su questo punto. Da due anni cerco di stare più vicino al campo, sono migliorato con il rovescio…”. E’ curioso il modo in cui chiama Arbino. Lo definisce “Maestro” e non coach, perché il loro rapporto è qualcosa che va oltre. E’ stato il suo primo maestro, sin da quando aveva 11 anni, ed è stato l’unico a credere in lui, anche quando arrivavano sconfitte per 6-0 6-0 nei tornei nazionali. Oggi Sonego ha perso, ma il buon Gipo, sguardo da vecchio pirata, può sorridere. Aveva ragione lui.

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