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Swiatek punta alla terza corona e svela: «A 14 anni ho rischiato di smettere»

La n.1 del mondo, vincitrice a Roma nelle ultime due edizioni, si presenta da favorita, nonostante la sconfitta della scorsa settimana nella finale di Madrid: “ma qui i campi sono più lenti. E non si gioca in altura”

Entra in sala stampa con il sorriso rilassato della n.1, ai piedi le sneakers bianche di Roger Federer, che oltre a essere il suo idolo da quest’anno è anche il suo sponsor: Iga Swiatek, 20 anni di Varsavia, vestita con il brand svizzero di cui il Migliore di sempre è socio azionista, a Roma è regina più che mai. E 13 minuti dopo il suo arrivo al Foro Italico è già allestita per lei la prima intervista.

Il suo nome è inciso sulle due ultime edizioni del torneo, conquistate dominando il campo: un doppio 6-0 nella finale del 2021 alla ceca Karolina Pliskova, un doppio 6-2 l’anno scorso alla tunisina Jabeur. Che cosa può fare di più in questo 2023?

In tutta onestà, penso che il livello nel circuito stia crescendo e che ogni anno si giochi sempre meglio. Dunque è necessario tenersi al passo e dunque continuamente progredire, migliorare. È dura. È sempre dura. Non è sufficiente guardare come sono andate le finali. Quella con Ons, al di là di quello che dice il punteggio, è stata comunque molto combattuta. Ricordo una partita molto fisica, in cui ogni punto è stato importante e combattuto. E se vado più indietro mi ricordo che 2021 ero a un passo da perdere contro Barbora Krejcikova negli ottavi (vinse 3-6 7-6 7-5 n.d.r). Sicuramente ho dei bei ricordi di questo torneo, ma non mi non mi aspetto che sia più facile di qualsiasi altro: è sempre una prova molto dura. Vedremo come giocherò: c’è sempre un possibile margine di miglioramento. A volte per vincere basta essere solidi, consistenti. A volte è necessario esprimersi al 100%, giocare la partita perfetta. Vedremo. Dipenderà anche da come si esprimeranno le mie avversarie”.

Serenità e prudenza: la grande favorita del torneo viene da una sconfitta, quella contro Aryna Sabalenka nella finale del WTA 1000 di Madrid: quest’anno il suo monologo è stato ripetutamente interrotto da due potenti rivali, la bielorussa che gioca senza bandiera, attuale n.2 del mondo, e la kazaka Elena Rybakina che l’ha mandata al tappeto agli Open d’Australia e a Indian Wells. Rispetto al 2022 quando giunse a Roma imbattuta dal mese di febbraio, con quattro tornei vinti consecutivamente, il peso delle aspettative è diverso:

Sia l’anno scorso che quest’anno arrivo con la migliore posizione e giocando un buon tennis. Certo nel 2022 trovarmi a difendere il titolo per la prima volta, con l’aggiunta di essere in una serie vincente così lunga, è stato un carico un po’ pesante da portare. Però stiamo parlando situazioni molto positive in stagioni comunque molto positive.

La leadership assoluta, che dura dal 4 aprile dello scorso anno l’ha fatta maturare velocemente. Ha solo 20 anni e già, prima di affrontare nuove sfide, si ferma a guardare indietro, le difficoltà di quando nel 2017 (aveva 14 anni) dovette stare ferma 8 mesi per un infortunio alla caviglia, senza neanche sapere se avrebbe potuto tornare a giocare.

A quel punto ero convinta che non avrei più giocato a tennis perché ero un’adolescente ed era una cosa importante anche solo che l’intervento chirurgico fosse andato bene. Non è stato come quando un giocatore professionista si fa male e deve stare fermo per un po’: non sapevo se avrei potuto tornare a giocare. Non ho sempre saputo che sarei diventata una tennista: ogni anno avevo bisogno di provare a me stessa che stavo andando nella giusta direzione. E non ci ho creduto davvero finché non sono arrivata al circuito WTA e non ho vinto qualche partita. A quel tempo c’era il problema che io e mio padre non sapevamo se avremmo avuto anche i soldi per continuare, che dopo l’infortunio era un po’ come ricominciare da capo perché quando succedono questo tipo di cose improvvisamente il tuo percorso di vita cambia. Sono davvero felice che siamo riusciti e abbiamo anche trovato le risorse per potermi allenare fisicamente, fare pratica sul campo e trovare allenatori. Problematiche ben diverse da quelle che ci si trova ad affrontare nel circuito ma allora ero molto giovane”.

Ora la regina è pronta a tentare un tris che agli Internazionali BNL d’Italia non riesce dal secolo scorso, da tempi della spagnola Conchita Martinez che sollevò il trofeo al Foro Italico addirittura quattro volte di fila, dal 1993 al 1996. Nel frattempo continua portare avanti la campagna di promozione della lettura che la vede protagonista con lo slogan “Leggi con Iga nel 2023” e invita a leggere almeno 12 libri nel corso dell’anno come fa lei. Al momento è impegnata con la biografia di Leonardo da Vinci: “E’ un libro bello grosso: lo finirò dopo questo torneo” afferma sorridendo ancora e spiegando che in Polonia vorrebbero che scrivesse la sua autobiografia, quella di una n.1 del mondo ma “è ancora assolutamente troppo presto. Non ho vissuto abbastanza per scrivere un libro. Forse fra qualche anno…”.

Ora è tempo di continuare a scrivere la storia a colpi di racchetta: per questo sì, sembra proprio pronta e fiduciosa: ”Trovo più facile affrontare Roma dopo Madrid, esattamente come passare da Indian Wells a Miami: perché in entrambi questi tornei, i secondi, i campi sono più lenti e a volte più umidi. Inoltre a Roma non si gioca in altitudine come a Madrid…”. Le rivali, a partire da Sabalenka, sono avvertite: sulla terra rossa Iga, nell’ultimo anno e mezzo, ha perso solo due volte.

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