Tiafoe-Caruso: che battaglia!
E il Pietrangeli è da finale

C’è sempre grande affetto a Roma per i giovani italiani che ce la mettono tutta per sfondare. Se questo si unisce alla curiosità di vedere un ancor più giovane americano che ci sta riuscendo ecco che nasce l’evento già nel primo giorno delle qualificazioni. Il tabellone elettronico fa da detonatore con i semplici dati dei contendenti: Frances Tiafoe, 20 anni del Maryland, n.56 del mondo, contro Salvatore Caruso, 25 anni di Avola, provincia di Siracusa, n.228 del mondo. Sulla carta un match senza storia che improvvisamente esplode quando Caruso vince il primo set e prende un break di vantaggio anche nel secondo. Lo stadio da 3720 posti si riempie come fosse una finale: uno spettacolo incredibile per un primo turno di un torneo di qualificazione.

Sta giocando bene il siciliano con la barba, allenato da Paolo Cannova, e fa sembrare a disagio sul ‘rosso’ del Foro il torello statunitense che arriva direttamente dalla prima finale Atp su terra rossa, quella raggiunta all’Estoril la settimana scorsa. La curiosità di vederlo giocare da vicino è fortissima. E’ accreditato di uno stile un po’ grezzo ma di una potenza fisica bestiale. Un giocatore di istinto, famiglia originaria della Sierra Leone, indomabile in campo.

Il Tiafoe che inizialmente si vede sul Pietrangeli non sembra confermare le attese. Apparentemente è Caruso a tirare più forte , a imporre il ritmo. Tiafoe sembra affaticato, soffocato dal caldo, scatta a fatica, è in ritardo, si lamenta dei rimbalzi. Spesso cerca di giocare di fioretto, palle tagliate in back sia di diritto che di rovescio, qualche smorzata. Ma gli esiti qualche volta sono disastrosi.

Gli bastano però alcune zampate per tenere la scia dell’azzurro. Il servizio è una ‘manata’ che gli regala punti facili.  Ed è lui, il ruvido, che manda fuori giro il più elegante Caruso, alternando palle tagliate sotto a traccianti piatti e profondi con il rovescio bimane. Per chi si aspettava di sentire la palla spaccata in due, Tiafoe è una sorpresa. Il suo impatto non fa rumore quasi, perché l’incordatura della sua Yonex VCore 97 Pro è morbida, a bassa tensione. Solo 19 kg. Così gli basta una breve accelerazione dell’avambraccio per produrre potenza e profondità.

Sembra trascinarsi per il campo ma non molla. Recupera il break e sfrutta le prime esitazioni dell’italiano, arrivato fin qui attraverso le Pre-qualificazioni, per ribaltare il set e portarlo a casa, 7-5.

Il Pietrangeli, con il cuore italiano che batte, si infiamma quando Caruso si riporta vanti un break all’inizio del set decisivo. Tiafoe si trascina sempre più, boccheggia, chiede continuamente l’asciugamano al raccattapalle addetto a questo servizio umidiccio. Ma la fama di indomabilità non è leggenda metropolitana. L’americano, che al momento è terzo nella ‘Race to Milan’, classifica Atp che qualifica otto giocatori per le Next Gen Atp Finals di fine anno a Milano (lo precedono solo il tedesco Alexander Zverev e il greco Stefanos Tsitsipas), risale ancora: 3-3

Rischia di perdere di nuovo la battuta, sotto 0-30 ma poi chiude il game con un ace centrale centrato con la seconda palla di servizio. Alla Ivanisevic. E fa la differenza (che non è comunque di 170 posizioni come dice il ranking perché Caruso gli è molto più vicino) quando conta. Deliziosa una volée tagliata di rovescio a uscire dopo uno scambio di fioretto da fondo campo, con i rovesci tagliati incrociati a fronteggiarsi, alla faccia di quelli che lo considerano un braccio grezzo.

Qualche voce isolata grida “Go Frances!”. E lui raccoglie l’esortazione, con una serie di accelerazioni che strappano il servizio a Caruso sul 4-5. La palla del match è un colpo di fortuna: Tiafoe centra la riga di fondo nello scambio e l’azzurro è spalle al muro. Gli spalti del Pietrangeli sospirano malinconici. Ma che spettacolo! E dicono che il torneo vero deve ancora cominciare…