Venus saluta Roma
onore a lei (e alla Kontaveit)

Venus Williams saluta Roma. La numero 9 Wta e decima testa di serie, vincitrice dell’edizione del 1999,  ha dovuto lasciare strada ad una scatenata Anett Kontaveit, numero 29 Wta: 62 76(3) lo score, in un’ora e 19 minuti di gioco.

Per la 22enne di Tallin è il secondo successo su “Venere” nel giro di una settimana: l’aveva infatti già sconfitta al primo turno di Madrid (ora il bilancio è due pari). L’estone al Foro Italico deve trovarsi particolarmente bene visto che per il secondo anno di fila ha conquistato un posto tra le migliori otto del torneo: prossima avversaria per lei la vincente di Sevastova-Wozniacki.

Merita comunque un omaggio finale, Venus, una tennista che ha scritto la storia. Anche al Foro Italico. Si presento a Roma nel ’98 quando era già una star internazionale anche se nel suo palmarès figuravano solo due finali di rilievo, U.S. Open, dove venne battuta da Martina Hingis, e Sydney, non che due titoli di misto (Australian Open e Roland Garros). Anche al Foro Italico venne battuta dalla Hingis ma si rifece l’anno dopo superandola in semifinale e vincendo il torneo dopo avere rischiato di perderlo al primo turno contro la spagnola Leon Garcia.

La consacrazione definitiva di Venus Williams arrivò nel 2000 con le affermazioni a Wimbledon e agli U.S. Open entrambe bissate l’anno dopo. Poi, dovrà cedere il passo alla sorellina Serena e accontentarsi di cinque finali nei tornei dello Slam prima del sopraggiungere di infortuni e stop vari che sembrano comprometterne la carriera. La clamorosa resurrezione arriva proprio nel tempio del tennis, quel suo magico Wimbledon, nei Championships del 2005 chiusi con una fantastica finale – la più lunga di tutti i tempi, 2 ore e 46 minuti, e fra le più belle che si ricordi – nella quale piega Lindsay Davenport. A Wimbledon rivincerà nel 2007 sulla francese Bartoli e nel 2008 superando in due set Serena. Insieme arrivano a conquistare quattordici titoli Slam di doppio e 3 medaglie d’oro olimpiche, a Sydney 2000, Pechino 2008 e Londra 2012. Chapeu.