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Kokkinakis, non è mai troppo tardi

Il talento australiano, primo avversario di Jannik Sinner agli IBI23, ha superato una lunga serie di infortuni e la depressione, riannodando i fili di una carriera che sembrava arrivata al capolinea e regalandosi così una seconda possibilità

Talento e potenza, questi i “segni particolari” dell’australiano Thanasi Kokkinakis, primo avversario di Jannik Sinner nell’edizione 2023 degli Internazionali BNL d’Italia. Il top10 azzurro ha già affrontato e sconfitto due volte in altrettante partite il 27enne di Adelaide, due match disputati sul cemento ed entrambi piuttosto combattuti (Cincinnati 2022, terminato al tiebreak del terzo set, Adelaide 2023). Stavolta si gioca su terra battuta, una superficie che Jannik ama e sulla quale avrà un vantaggio rispetto all’australiano, che predilige campi più rapidi dove l’efficacia del suo servizio gli porta molti punti e si scambia di meno, visto che la velocità di spostamento non è tra i suoi punti di forza.

Per Kokkinakis è la prima volta nel main draw degli IBI. Nel 2022 non superò le qualificazioni, quest’anno invece nel tabellone cadetto ha battuto Matteo Gigante e il britannico Jan
Choinski, quindi al primo turno ha approfittato del ritiro dello spagnolo Jaume Munar dopo solo sei game. Si potrebbe pensare che l’attuale n.104 ATP sia arrivato “tardi” nel tennis che conta. In realtà la sua storia è dir poco travagliata, fatta di grandi risultati giovanili, un buon ingresso del tour maggiore (toccò il proprio best ranking di n.69 a 19 anni nel giugno 2015 dopo un’ottimo Roland Garros), fino all’inizio di una vera e propria odissea per colpa di una serie infinita di infortuni che hanno rischiato seriamente di mettere la parola fine alla carriera di un talento molto atteso in Australia e non solo. Purtroppo il suo tennis potente, piuttosto completo e aggressivo, non è mai stato supportato dal fisico, più fragile di un cristallo.

Nella parte finale della stagione 2015 ha iniziato ad avvertire dolore alla spalla, tanto da ricorrere ad un’operazione per provare a risolvere un’infiammazione che non ne voleva sapere di lasciarlo in pace. Il rientro è stato difficile, un continuo alternarsi di stop and go proseguito per l’intero 2017 tra ricadute del problema tendineo e altri fastidi ai muscoli addominali, figli probabilmente di un gioco molto muscolare e non così fluido. Il 2018 sembrava l’anno della svolta: a Miami da n.175 ATP sorprese Roger Federer (in quel momento n.1 al mondo) con colpi impressionanti per potenza e precisione, ma il sogno di giocare un’annata finalmente libera da infortuni durò pochissimo. Prima la caviglia, poi un ginocchio k.o., quindi ancora la solita “maledetta” spalla, problemi che lo fecero crollare in un nuovo lungo stop, praticamente scomparire dalla mappa del grande tennis. Non ha mai pensato al ritiro, ma riprendersi ancora una volta è stato difficilissimo, sia fisicamente che mentalmente. Per assurdo, l’arrivo della pandemia di Covid-19 nei primi mesi del 2020 l’ha aiutato.

Bloccato in Australia dalle severissime norme imposte dal governo del suo Paese, Thanasi ha avuto tutto il tempo di riprendersi e lavorare sul proprio corpo, come non aveva mai fatto prima, dotandosi di una struttura, resistenza ed elasticità superiori. Si è affidato alle sapienti mani di Jona Segal, preparatore della squadra North Melbourne di football australiano (sport durissimo per i terribili contatti in campo), che ha preparato per Kokkinakis un programma di lavoro specifico, da svolgersi passo dopo passo. Il duro lavoro ha portato ottimi frutti visto che dal 2021 Thanasi è riuscito a giocare finalmente con continuità, riannodando i fili di una carriera che pareva arrivata al capolinea.

Già all’Australian Open 2021 si vede un tennista diverso in campo, più veloce ed efficace, pronto a lottare per cinque set contro Tsitsipas al secondo turno. Quindi sulla terra battuta in Europa ha raccolto buoni risultati, culminati con la vittoria al Challenger di Biella, il rientro tra i top200 ATP ed un resto di stagione non eccezionale ma almeno continuo, esattamente quello di cui aveva bisogno per tornare a sentirsi “un giocatore”. È stato il preludio alla più grande soddisfazione in carriera, un mese di gennaio 2022 che non potrà mai dimenticare. Nella sua Adelaide si svolgono uno dopo l’altro due ATP 250: arriva in semifinale nel primo e vince il secondo, battendo tra gli altri Isner e Cilic, è il suo primo e unico torneo vinto in singolare sul tour maggiore. Agli Australian Open, insieme all’amico di sempre Nick Kyrgios, vince il torneo di doppio, una cavalcata memorabile e seguitissima in patria. Successi che l’hanno ripagato dopo anni di dolore e frustrazione, quando tutto pareva perso, sponsor inclusi, tanto farlo da scendere in campo con un completo da gioco comprato per pochi dollari australiani in un discount della sua città.

Attraversando per anni un mare in tempesta, è crollato anche nella depressione. Ne ha parlato apertamente in un’intervista rilasciata ad una radio nazionale durante gli Australian Open. “Ho ricevuto molti feedback positivi da quel podcast”, afferma Kokkinakis. “Molte persone hanno affermato di riconoscersi nella mia esperienza. Ho vissuto in quel posto oscuro per troppo tempo. L’avevo raccontato alla famiglia ma mai al pubblico, ma attraverso una piattaforma più grande avrei potuto raggiungere più persone e ho pensato che valeva la pena provarci. È stata una buona cosa: alcuni giocatori sono venuti da me dicendo che non sapevano delle mie difficoltà e mi hanno ringraziato per averla condivisa. Se questo può aiutare anche una sola persona, è stato utile farlo”.

Finalmente libero da infortuni, “Kokk” nel 2023 ha raggiunto la semifinale all’ATP 250 di Adelaide, perso una battaglia memorabile terminata a notte fonda contro Andy Murray nel secondo turno degli Australian Open e vinto il Challenger di Manama. La sua storia è la dimostrazione di come talento e determinazione possono superare ostacoli che sembrano insormontabili, e che si può avere una seconda chance anche quando tutto sembra perso.

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