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Le parole del tennis — i migliori racconti

When life begins

Questo contenuto è stato pubblicato 5 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali BNL d’Italia.

Sapete spesso è difficile trovare delle spiegazioni a tutto. Forse dobbiamo smettere di cercare e aspettare. Sicuramente vi sarà capitato di leggere qualche biografia di qualche giocatore di tennis, storie avvincenti, di successo e popolarità. Tutto il contrario della mia, non mi biasimo, per ora ho solo ventuno anni ma nel tennis la fama arriva in modo del tutto precoce. Ho sempre fatto parte del gruppo delle “escluse” e come sapete il rifiuto causa un visione diversa della vita. Ci attacchiamo più facilmente alle cose, siamo molto più materiali, ci contorniamo di modelli da seguire come eroi e miti. Il tennis per me è stato il modello più grande. Ho iniziato quasi per scherzo, un’estate, con mio fratello. È stato odio a prima vista. Non trovavo niente di più inutile del colpire una pallina mezza sgonfia con una racchetta dal manico tutto mangiato e bagnato perché probabilmente il bambino del corso prima di me aveva deciso di “assaggiarlo”. La prima palla che provai a colpire finì diritta nel mio occhio, non so se vi è mai successo, all’inizio si sente un dolore tremendo seguito subito da una lacrimazione non indifferente, e come se non bastasse il tutto fu oggetto di risate nel gruppo di bambini. A conti fatti non un buon inizio. I giorni sono diventati settimane, le settimane mesi. Il tennis era diventato il mio incubo peggiore. Ogni volta che dovevo andare a giocare cercavo di escogitare mille piani per saltare l’allenamento ma di fronte avevo una figura materna facente parte di quelle persone per la quale se inizi qualcosa la finisci, in poche parole non sono mai riuscita a cavarmela. È strano ma quando odi una cosa non riesci ad amare nient’altro, vedi tutto nero e trovare del positivo intorno a te può sembrare un’impresa. Certo quando abbiamo dieci anni il nero è più chiaro ma è pur sempre nero, nella sua semplicità. Vedevo il tennis come un nemico, un’antagonista. Poi all’improvviso in modo del tutto inaspettato il colpo di fulmine o come piace chiamarlo a me, la mano di Dio, o meglio in questo caso la mano della Dea. Ricordo ancora come se fosse ieri, 17 maggio 2007, giorno del mio compleanno, Internazionali d’Italia BNL. Campo centrale, Shahar Peer, ma soprattutto Serena Williams. La Dea. Il tennis in persona o la persona in tennis, fate come volete. Tutt’oggi a distanza di dieci anni non riesco a descrivere le emozioni che ho provato vedendola giocare, certo il suo tennis è perfetto dal punto di vista tecnico e tattico, ma io poco capivo di tutto quello. Capivo però la grinta, la voglia di vincere, di dimostrare, di combattere fino all’ultimo sangue e di farsi valere. Per me è stata come una sorta di rivincita personale. Non sono mai stata così bene come in quel giorno. Sembrava che tutte le umiliazioni che avevo subito fino a quel momento finissero dentro la pallina da tennis e fossero completamente distrutte da quel diritto micidiale, quasi assassino. Il resto è qualcosa di indescrivibile, troppo complicato. Diciamo che quella partita ha cambiato la mia vita, Serena Williams ha stravolto la mia vita. Dopo quel giorno sono tornata a casa con un’energia incredibile. Volevo giocare, allenarmi e sudare. E da lì non ho più smesso. Sono iniziati i primi tornei, le prime vincite e le prime perdite. Devo essere sincera, le perdite nel tennis sono dolorose perché spesso la partita verte su pochi punti, non è mai finita finché non dai la mano all’avversario. Grazie al tennis ho avuto modo di fare molte conoscenze, alla fine frequenti gli stessi luoghi e queste persone si trasformano spesso in amici. Vi assicuro che le “amicizie tennistiche” alla fine sono quelle che ti capiscono meglio. Si perché loro soffrono come te, faticano come te e alle volte gioiscono come te. Ti può capitare di scontrarti con loro nei tornei , garantisco anche che per quelle ore in cui si disputa il match tutto si trasforma in una guerra, per poi ritornare ad essere normale alla fine, mi è capitato di combattere fino all’ultimo punto con diverse persone e poi finire tra le loro braccia neanche un secondo dopo. Quando ti alleni tanto pur consapevole che non potrai mai fare del tennis la tua professione, le persone ti possono prendere quasi per matta, non capiscono i tuoi sacrifici, non hanno il tuo stesso scopo. Sapete quante volte ho rinunciato a delle uscite con le amiche per allenarmi, e sapete quante volte mi sono sentita dire di lasciar stare, che tanto non avrei mai combinato nulla, che un’ora di allenamento in meno non mi avrebbe cambiato la vita. Nessuno potrà mai capire quello che score dentro di te. Quando hai un obbiettivo è difficile dimostrare ciò per cui stai lavorando. Ma chi gioca lo sa e ti capisce. È per questo che devo gran parte del mio cuore ad una persona. La nostra amicizia è nata durante un torneo, primo turno, lei sette anni più grande di me, rovescio micidiale che ti metteva in croce. Io ancora poco solida e con poca esperienza, morale della favola perdo 6-0/6-0. Vi posso giurare di non essere mai uscita più felice dal campo come in quel giorno. Ho vinto anche diversi tornei, ma la gioia non era paragonabile. Sapevo di aver trovato un’amica, un esempio tennistico da seguire, e questo mi dava un’ enorme carica. Passano gli anni e ovviamente ho avuto modo di conoscere molte persone, ma lei rimane comunque la più simile a me. Poi partecipi insieme ai tornei, in giro le domeniche con la squadra per le varie competizioni, pranzi e cene insieme. Il tennis è l’argomento principale con tutte le sue sfaccettature, i sorrisi e le paure che si nascondono dietro di esso. Quando tutto procede nel verso giusto la vita ti deve bastonare in qualche modo, per farti capire che è lei che comanda. Quella bastonata mi è arrivata circa un anno fa. Dopo la solita partita domenicale a squadre. Decidiamo di tornare a casa tutti con la stessa auto. Io mi fermo prima per una pura casualità, venti minuti dopo la tragedia. La macchina sbanda, incidente mortale. Tre ore dopo circa ricevo la chiamata più brutta della mia vita, la mia cara amica non c’era più. Vi risparmio le sensazioni . Che razza di mondo ti gioca questo scherzo? Perché una persona di soli ventisette anni dovrebbe perdere la vita in questo modo? Le risposte non le ho mai trovate, e credo di non poterle mai trovare. La sostanza però c’è. Ho perso una delle persone a me più care, un’amica, una tennista, un modello. A volte ci sentiamo invincibili, come se niente al mondo ci possa fare del male. La verità è che non lo siamo, siamo deboli in modo del tutto invincibile. Questa certezza mi ha spinto a mollare tutto, le mie passioni e le mie sofferenze abbandonate, mi sono chiusa dentro una corazza immune a tutto incapace di piangere e sfogarmi. Ma alla fine in tutto questo nero solo un puntino giallo poteva salvarmi, una pallina gialla, una pallina da tennis. Proprio così il tennis mi ha tolto una cara amica, ma è stato colui che mi ha restituito la forza per andare avanti. Si è tramutato in qualcosa di salvifico. Ad oggi studio design, niente a che fare con lo sport, ma il tennis è parte integrante della mia vita, è il mio rifugio, il mio nascondiglio e la mia protezione. Certe volte mi è passata per la testa di appendere la racchetta al chiodo ma per fortuna sono idee momentanee tipiche di chi gioca a non si sente mai soddisfatto. E’ nato tutto lì, su quel campo centrale, sotto la potenza di una grande persona che sarà sempre la mia guida. E’ lì che è cambiata la mia vita o forse è lì che ho iniziato a vivere. Non diventerò mai nessuno, non sfiderò mai Serena Williams e cosa più importante non avrò mai la mia amica indietro. Ma il tennis sarà sempre con me, il suono della palla che impatta la racchetta sarà sempre la melodia più dolce e rilassante che possa mai ascoltare. Mi ritengo fortunata di aver avuto la possibilità di incrociare gli occhi con questo bellissimo sport, mi ritengo fortunata di sentire persone che mi prendono per ossessionata, che mi ripetono giorno per giorno che non riuscirò mai nel mio intento, che mi giudicheranno e peggio ancora mi chiederanno il perché, il motivo di tutti questi sacrifici. Odio le frasi fatte per cui vi dirò che sono consapevole che potrò anche non arrivare mai a toccare i miei traguardi, anzi magari mi sfioreranno per poi svanire nel nulla. Forse non otterrò niente di ciò che ho lottato e sofferto per avere. Suderò, mi brucerò, mi ammalerò. Sono certa però che non ci sarà niente di più salvifico. La vera essenza della vita risiede in tutto questo caos, dove il tennis risulta pura armonia.

Nastasia Lazzi

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