PAPÀ CECCHINATO: “IL SEGRETO DI MARCO? ADESSO È PIU’ CATTIVO”

Un cuore diviso a metà tra calcio e tennis. L’importanza di avere al fianco una famiglia che sa spostarti le scelte nella direzione giusta. E poi il talento e il sacrificio, elementi fondamentali per emergere. Marco Cecchinato, 26enne palermitano, ha messo da poco in bacheca il terzo titolo Atp vincendo il torneo di Buenos Aires ed è salito al numero 16 nel ranking ATP, superando Fabio Fognini (17esimo) per lo scettro di tennista numero 1 in Italia. La semifinale al Roland Garros dello scorso anno è finora il punto più alto di una carriera che ha ancora tanto da mostrare. Lo sa papà Sergio, che si coccola il suo Marco. Che da piccolo, racconta, aveva anche un discreto talento come calciatore. Ma come è maturata la scelta di diventare tennista?  “Da piccolo Marco praticava sia calcio che tennis. Era combattuto se proseguire come calciatore. Non era male, c’erano anche degli osservatori che lo tenevano d’occhio. Mio cognato, Gabriele Palpacelli, che poi è stato anche il suo primo Maestro di tennis, gli consigliò di dedicarsi a uno sport soltanto. Ed essendo noi una famiglia allargata e molto unita, la scelta di Marco è stata facile. Stava sempre sul campo da tennis con lo zio e i cuginetti. Si frequentavano moltissimo. Poi col passare del tempo si è appassionato sempre di più al tennis”.

Ma il papà lo avrebbe “preferito” calciatore o tennista? “Da giovane ero calciatore, a livello di Promozione. Un po’ ho frequentato gli ambienti del calcio che sono molto diversi da quelli del tennis. Gli sport di squadra ovviamente sono totalmente diversi da quelli individuali, dal punto di vista economico, tecnico, fisico, mentale. Poi una volta deciso che strada seguire, Marco si è dedicato al tennis e ha seguito i consigli di mio cognato. Lo abbiamo supportato. Anche quando poi è andato via ancora minorenne da Palermo per andare ad allenarsi a Caldaro con Sartori. Lì è iniziata la sua carriera di tennista. Ha fatto grandi sacrifici. Poi per un ragazzo della sua età passare da una città di sole e mare come Palermo alla fredda Caldaro, che invece offre cose completamente diverse, non è stato semplice. Ma la sua passione era ormai così grande che decise di buttarsi anima e corpo in questa cosa. Avendo al suo fianco una famiglia che lo ha supportato”.

Sergio riconosce al figlio molti pregi, ma anche qualche difetto: “Fin da piccolo Marco è sempre stato un ragazzo ubbidiente, senza grilli per la testa. Abbiamo cercato di dargli una educazione e dei valori come rispetto e sacrificio. Il tennis però è uno sport pazzesco, non ti permette mai di distrarti o rilassarti. Ci vuole un impegno sempre costante e tanto allenamento. Marco ha sempre accettato i consigli sia nostri che dei maestri, quindi non abbiamo avuto grandi problemi. Come giocatore, il pregio che tutti gli riconoscono è che è caparbio di carattere, poi ha un buon dritto e un buon servizio. Ma sta lavorando anche sul rovescio, sta diventando un altro suo pregio tecnico. Ciò che però è proverbiale, è la sua palla corta. Un difetto? Forse prima si accontentava di un risultato ottenuto, ne senso che tendeva a rilassarsi un po’ nel torneo successivo. In certi momenti mollava un po’ di cattiveria e concentrazione”.

Gli Internazionali BNL d’Italia sono alle porte: Sergio ha seguito spesso Marco a Roma. “Lo scorso anno l’ho visto due volte giocare sul Pietrangeli: uno stadio meraviglioso, è stato emozionante! Anche quest’anno verrò a Roma per seguire mio figlio da vicino e fare il tifo per lui. Cosa mi aspetto? Non so. Speriamo in un buon sorteggio ma ci sono poi tanti altri fattori. Mi limito a dire che sarò lì a fare il tifo per lui!”. Dopo il successo a Buenos Aires, il Ceck ora è salito al numero 16 nel ranking ATP. Ha superato Fognini, sceso al 17esimo posto. Sognare un futuro da Top10 non costa nulla. “Per ora ci accontentiamo dei progressi fatti – conclude Sergio – lo scorso anno ha chiuso 20esimo e ora è 16esimo. Sarebbe ottimo se a fine anno confermasse questa posizione. Ora sarebbe sbagliato augurarsi di vederlo nella Top10. Magari in futuro, se riuscirà a spalmare bene i risultati da difendere e i punteggi nell’arco di più mesi. Ma sarebbe presuntuoso ora pensare di vederlo a breve nei primi dieci. Diventare il numero uno d’Italia poi è la ciliegina sulla torta. Quello che mi fa più piacere è che tanta gente, non solo di Palermo, mi ha detto di essere rimasta entusiasta nel vedere il tennis di Marco. Anche persone che non sono molto appassionate e che invece grazie a lui hanno iniziato a seguire di più il tennis. Così come la nostra città, Palermo, che è molto presa da Marco. Sono davvero felice e soddisfatto di quello che ha fatto e sta facendo”.